L'EDITTO DI COSTANTINO

Fu emanato a Milano nel 313 d.C. da Costantino e Licinio: riconosceva alle comunità cristiane piena libertà di culto e parità di diritti nei confronti di tutte le altre comunità dell'Impero; abrogava le restrizioni in vigore, relative alla libertà di propaganda e proselitismo fra i pagani, e ordinava la restituzione ai cristiani di tutti i beni confiscati. I cristiani potevano acquistare proprietà, frequentare e aprire la pubblico i luoghi di culto, avere propri cimiteri. Successivamente, Costantino concesse alla Chiesa altri privilegi, come l'immunità dei sacerdoti; la possibilità di ricevere donazioni ed eredità, che permetterà alla Chiesa di accumulare ricchezze e di avviare perciò attività di carattere caritativo, sociale e assistenziale; la proclamazione della domenica come giorno festivo; il diritto di asilo alle chiese. Attribuì ai vescovi la giurisdizione sul clero e anche sui civili che ne avessero chiesto il giudizio.

SANT'ELENA
Nella vita di Costantino un grande ruolo ebbe, almeno secondo la tradizione, la madre Elena. Di umili origini, faceva la serva in una locanda quando conobbe e sposò l'imperatore Costanzo Cloro, dal quale fu successivamente ripudiata per ragioni politiche. Quando ottenne il potere, Costantino la volle al suo fianco e le assegnò il titolo di imperatrice. Elena mise la sua autorità e il suo prestigio al servizio della causa cristiana. Intraprese anche un lungo pellegrinaggio in Palestina per visitare i Luoghi Santi. Secondo la tradizione rinvenne la vera croce di Cristo, una parte della quale avrebbe portato a Roma e collocato nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme da lei fondata. Fece costruire chiese anche a Costantinopoli (l'attuale Istanbul), Betlemme e Gerusalemme. Proclamata santa, la sua festa è celebrata il 18 agosto per la Chiesa latina e il 21 maggio per quella greca.

L'IMPERATORE
Costantino fu nominato "Cesare" nel 306 alla morte del padre, Costanzo Cloro. Nel 310 morì l'imperatore Galerio che lasciò quattro pretendenti al trono, tra i quali scoppiò subito una violenta rivalità, che si concluse con la vittoria di Costantino su Massenzio nella battaglia del Ponte Milvio alle porte di Roma (312).
La scelta di Costantino di farsi protettore dei cristiani fu, almeno all'inizio, frutto di calcolo politico, perchè aveva intuito che era ormai impossibile impedire la diffusione del cristianesimo ricorrendo ancora alle persecuzioni che si erano inutilmente succedute nei secoli precedenti. Era dunque opportuno e più redditizio, per la realizzazione delle sue ambizioni di potere, avere come alleati i cristiani con la loro forza morale, che poteva ridare vigore alla società romana in decadimento. Di conseguenza fece ogni sforzo per inserire la Chiesa nello Stato, intervenendo personalmente per salvaguardarne l'unità contro le eresie (Concilio di Nicea, 325).
Soltanto sul letto di morte, nel 337, l'imperatore accettò di farsi battezzare dal vescovo Eusebio di Nicomedia.

PERSECUZIONI E CATACOMBE
I primi cristiani dovettero subire le persecuzioni degli imperatori romani che si rifiutavano di adorare come fossero divinità. Le persecuzioni più sanguinose furono dieci a partire da quella di Nerone (64 d.C.) per arrivare a Diocleziano (303 d.C.).
Non potendo riunirsi liberamente, i cristiani decisero di tenere le loro adunanze religiose nelle catacombe. Erano grotte sotterranee nelle quali i cristiani seppellivano i loro morti. Talvolta venivano scavati in profondità anche due o tre piani di gallerie: le più profonde arrivavano fino a 20 metri sotto terra.

IN HOC SIGNO VINCES
"Con questo segno vincerai". Secondo la leggenda, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, a Costantino sarebbe apparsa in sogno una croce su cui erano incise le parole In hoc signo vinces. In seguito a ciò, l'imperatore ordinò ai suoi soldati di imprimere sugli scudi una X e una P incrociate, che erano le prime due lettere del nome di Cristo in greco. Costantino ottenne la vittoria e l'attribuì all'intervento del Dio dei cristiani. Secondo la leggenda questo episodio lo convinse a promulgare il celebre editto.