UGO FOSCOLO - LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS - L'INCONTRO COL PARINI
Nella lettera del 4 dicembre compaiono i motivi costanti di Jacopo Ortis: la disperata passione politica, il furore di gloria e la carità di figlio, il sentimento dell'amore e quello della morte; il tutto dominato da quel pessimismo "...colorito secondo il Momigliano - romanticamente dalla sua anima di poeta della fine del Settecento". Di qui lo stile acceso impetuoso cupo di queste pagine perchè Jacopo non è un politico che sa contenere la sua passione ma è un giovane che - secondo il Russo - "si lascia sopraffare dai commossi fantasmi della sua mente".
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giuseppe parini: la vergine cuccia
7
Possa perire colui il quale per primo alzò la mano che impugnava lo strumento per uccidere l'innocente agnello e il tranquillo bue: nè i teneri belati nè i muggiti pietosi nè le morbidi lingue carezzevoli addolcirono il cuore duro e poterono evitare il triste destino!
14
Così egli parla, o Giovin Signore e intanto al suo pietoso raccontare esce dagli occhi della tua Dama una dolce lacrimuccia simile alle goccie tremule e brillanti che in primavera scendono lentamente dai tralci delle viti sacre a Bacco, turbati ed eccitati dal soffio tiepido dei primi venticelli fecondatori.
21
Ora le venne in mente il giorno, giorno triste allor quando la sua bella vergine cagnetta, allevata dalle Grazie, scherzando giovanilmente, impresse con un piccolo segno, delicatamente il piede spregevole del servo per mezzo dei suoi denti d'avorio: ed egli osò lanciarla lontano con il suo piede sacrilego; tre volte rotolò scompigliando i peli ed emise dalle molli narici la polvere eccitante.
31
Quindi alzando la voce pareva che chiedesse aiuto; e dai soffitti dorati a lei rispose la servitù: e dalle stanze basse salirono i servi addolorati; e dalle stanze sotto il tetto si precipitarono tremanti le pallide serve. Ogni persona accorse; il volto della tua dama venne spruzzata di profumi; ella alla fine rinvenne; era ancora agitata dall'ira e dal dolore, mandò sul servo sguardi fulminei, e con voce languida chiamò la sua cagnetta: e questa le andò in braccio; nel suo comportamento sembrò chiederle vendetta: e tu ricevetti vendetta, vergine cagnetta allevata dalle Grazie.
46
Il servo scellerato tremò; con gli occhi abbassati ascoltò la sua condanna. A lui non bastò il merito acquistato con un servizio ventennale; a lui non bastò lo zelo e la fedeltà dimostrarti nell'assolvere incarichi delicati; invano da parte sua venne implorato e promesso: egli fu costretto ad andare, privo di quella livrea che lo aveva reso rispettabile presso il volgo. Invano sperò in un nuovo padrone perchè le pietose dame inorridirono e odiarono l'autore di quel misfatto così atroce. Il povero servo dovette recarsi con la povera famiglia sulla via chiedendo inutilmente ai passanti l'elemosina: e tu, vergine cagnetta, idolo placato dalle ambizioni umane andasti fiera.
COMMENTO
Questo episodio è il più celebrato di tutto il poema. Il poeta ci mette in luce due mondi contrapposti: il mondo frivolo e falso dei nobili, descritto con arte sapiente e raffinata, e il mondo della povera gente, quello di una categoria che costituisce il problema di tutti i tempi.
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giuseppe parini: il risveglio del giovin signore
1
Il mattino sorge insieme all'alba prima dello spuntare del sole che quindi illumina l'orizzonte e rende lieti tutti gli aspetti della natura.
5
Allora si alza dal suo modesto letto il buon contadino, letto riscaldato durante la notte dai corpi della fedele sposa e dai suoi cari figli; poi mettendo sulle spalle gli strumenti di lavoro, la vanga e la zappa, sacri perchè inventati da Cerere dea dell'agricoltura e da Pale, dea della pastorizia si reca con innanzi a sè il bue, lento a muoversi, e fa muovere lungo il viottolo dai rami ricurvi le goccie di rugiada che, come fossero gemme, rifrangono i raggi del sole nascente.
14
Al sorgere del mattino si alza dal letto il fabbro, e riapre la sua officina, e ritorna al lavoro non del tutto finito il giorno precedente sia che debba rendere sicuri, con una chiave difficile ad imitare o con congegni di ferro, gli scrigni del ricco che è preoccupato per i suoi tesori, sia che debba incidere gioielli destinati ad adornare le novelle spose o vasi d'oro e d'argento per arricchire le mense.
21
Ma tu, Giovin Signore, inorridisci, e a queste mie parole alzi i capelli come un'istrice per orrore e insieme disgusto? Il tuo mattino non è questo. Tu non ti sei seduto alla povera mensa al crepuscolo, e non andasti a coricarti su un misero e scomodo giacilio come è costretto a fare l'umile individuo.
28
A voi, che discendete da Giove, a voi che siete esseri superiori sulla terra, Giove vi ha dato da trascorrere altra vita: e con altri mezzi e altri consigli è necessario che vi guidi per altra via.
33
Tu trascorresti la notte tra le conversazioni di salotto e il teatro dell'opera e le vicende malinconiche ed insieme appassionate dal gioco; e infine stanco scuotesti da lontano dentro il cocchio dorato per l'attrito della corsa sfrenata e il rumore causato dai cavalli, l'aria quieta della notte e superbamente con fiaccole rompesti l'oscurità, così come quando Plutone fece risuonare la Sicilia, dal mar Ionio al mar Tirreno con la corsa del suo carro (sul quale c'era Proserpina da lui rapita) preceduto dalle fiaccole delle furie che hanno delle serpi come capelli.
45
Così tu ritornasti al palazzo, ma qui ti attendeva la mensa, la quale era tutta piena di stuzzicanti cibi e vini pregiati che producono letizia dei colli francesi o spagnoli o toscani, o il vino ungherese Tokay a cui Bacco concedette il titolo di importanza e disse siedi regina della mensa, infine il sonno ti mosse le piume per rendere morbido il materasso ove, non appena fosti accolto tra le lenzuola il fedele servo abbassò le tende di seta poste intorno al letto: e a te dolcemente chiuse gli occhi il gallo che li suole aprire al contadino.
COMMENTO
Come si vede già dalle prime battute del poemetto, il Parini introduce il motivo sociale colto in un determinato momento storico, ma emblematico di una condizione di ingiustizia di sempre e, fingendosi "precettore d'amabil rito" scopre le piaghe di un rapporto-povertà e ricchezza-antico come la storia. Il poeta riesce a far poco per mutarne i termini, ma può, attraverso il sarcasmo indurre gli uomini a riflettere e forse a preferire il mito della vita sana e campestre a quella delle ricchezze male accumulate e dello spregiudicato e superficiale godimento di esse.
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giuseppe parini: la caduta
E' un ode.
1
D'inverno, quando cioè la costellazione di Orione nel suo tramontare verso l'Occidente, imperversa e manda sulla terra oscurata pioggia, neve e gelo,
5
la città (Milano) vede me uscire costretto dalla necessità durante la stagione inclemente tra il fango e la furia confusa delle carrozze.
9
E (Milano mi vede) sovente cadere a causa di una pietra che si presenta di fronte sporgente malamente dal selciato o per il passo scivoloso.
13
Un fanciullo sorride e subito riempie commosso gli occhi di pianto nel vedere il gomito o i ginocchi o il mento duramente colpiti per la caduta.
17
Un signore accorre e mi dice: poeta famoso, infelice e degno di un destino migliore e, seguitando a parlare sostiene il mio fianco pietosamente, e mi solleva da terra, e raccoglie dalla strada il cappello sporco e il bastone che si è rivelato inutile;
25
Milano, ricca di pubbliche rendite, ti ammira, ti proclama per ogni luogo poeta sublime, immune dal trascorrere degli anni che non possono scalfire la tua fama; e con insistenza ti spinge perchè tu completi il tuo poema, "Il Giorno", per il quale Milano ti mostra allo straniero che è venuto a cercarti.
33
Ed ecco che, nonostante ciò, sei costretto a trascinare il tuo stanco e debole corpo per l'età avanzata e per i difetti naturali, nelle strade tra il danno di una caduta e la paura di una caduta ancora;
37
nè la tua così ammirata poesia ti fornisce una carrozza anche modesta che ti possa far evitare il pericolo negli incroci delle vie dove esso è più evidente.
41
O uomo che respingi ogni bassezza e viltà! Segui principi diversi, muta i tuoi propositi se vuoi allontanare dal tuo capo canuto pericoli sempre più fatali.
45
Tu non hai parenti di elevata condizione sociale, tu non hai amiche influenti, tu non hai palazzi dove invitare persone potenti, i quali ti possono far preferire ad altri nell'urna del favore dei potenti.
49
Dunque (in mancanza di tutto questo) sali come puoi le scale ripide, per l'umiliazione delle persone potenti; e fai ogni giorno per sentire le anticamere e le stanze dei loro palazzi e dei pubblici uffici delle tue lamentele (onde i potenti si possono commuovere):
53
o non smettere di metterti tra il numero degli adulatori, implorando aiuto di fronte alle porte di quelle persone parassite che spesso però hanno molto potere sui grandi;
56
e grazie a loro entra nelle stanze più segrete dei grandi, e allevia la loro noia narrando novelle piccanti e scurrili.
61
Oppure, se ne sei capace cerca di giungere nelle stanze segrete dei politici dove si decide in segreto il destino dei popoli;
65
e fingendo di aver trovato nuovi mezzi per accrescere le pubbliche entrate, sconvolgi le costituzioni vigenti e nel mescolio che ne deriva arricchisciti con inganno.
69
Ma chi potrebbe mai guarire la tua mente presa da idee di moralità e di giustizia, oppure avviarti per altra via (quella del guadagno e della corruzione) tu che sei un costante ammiratore della tua Arte?
73
Abbandona questa nobile poesia, oppure essa simile ad una volgare commediante calpesti il pudore con il dilettare scurrilmente le basse inclinazioni dei ricchi corrotti che si nascondono dietro il fasto.
77
Infine il mio sdegno, soffocato fin troppo e rompendo dall'intimo del petto, abbatte ogni ritegno; e così rispondo:
81
Chi sei tu, che da una parte sorreggi questo mio vecchio e stanco corpo, mentre tenti dall'altra di avvilirmi? Tu sei umano, ma non sei giusto.
85
Il buon cittadino indirizza il proprio ingegno verso quel fine a cui lo avviarono sia le prime vicende della sua vita, sia la natura, il modo da conquistarsi la stima della sua patria.
89
Quando poi da vecchio e preso dalla povertà, chiede quando è il momento e con discrezione con serenità e dignità.
93
E se i concittadini impietosi a lui voltano le spalle, egli trova difesa contro i mali nella sua dignità fermezza.
97
Nè si avvilisce di fronte a una sciagura, nè si inorgoglisce per i propri meriti. E così dicendo, lascio il mio appoggio e solegnoso mi allontano da lui.
101
Così, gradito per il soccorso ricevuto, rifiuto con solegno i consigli; e privo di rimorsi col vacillante passo ritorno alla mia casa.
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giuseppe parini: le odi
Le Odi sono 19 e sono divise in due gruppi.
Le Odi del primo gruppo, composte tra il 1757 e il 1769 appaiono più strettamente legate alla polemica illuministica, morale e, nello stesso tempo sociale e umanistica. Per quanto riguarda lo stile egli cerca di accogliere, accanto alla nitida misura espressiva dei classici, le istanze di un'arte realistica e rivolta all'utile sociale. Sono La vita rustica, La salubrità dell'aria, L'educazione, L'innesto del vaiuolo, Il bisogno.
Con la poesia La recita dei versi si apre il secondo gruppo con il quale Parini raggiunse più alti risultati. Il passaggio dall'impegno riformatore ad una posizione di isolamento morale è segnato da La caduta. Al poeta, caduto per strada, un viandante reca aiuto e riconoscendolo gli suggerisce vari metodi per acquistare ricchezze e agi; il poeta lo ringrazia ed esprime la sua condanna a quei metodi e l'intenzione di tener intatta la propria dignità. In questa ode si nota la denuncia della corruzione della società contemporanea.
Altre odi sono Il pericolo, Il dono, Il messaggio, Sul vestire alla ghigliottina, Alla musa, ebbero queste un'influenza profonda sull'immediato futuro della lirica italiana. In queste odi la poesia è ispirata dall'idoleggiamento della bellezza consolatrice e confortatrice: il poeta cerca di evadere dalle pene della realtà, rifugiandosi in un mondo di obliosa contemplazione. Il Parini rielaborava le suggestioni di una nuova poetica promossa da Winckelmann, destinata ad avere un rilevante sviluppo; la poetica del neoclassicismo (i neoclassici confermano il carattere esemplare dell'antichità, isolano l'arte greca da quella romana. Winckelmann sostiene che nell'Ellade, terra felice dell'arte e della filosofia si attuò un equilibrio mai più raggiunto dallo spirito umano; che le qualità più notevoli dell'arte greca sono grazia, serenità e grandezza; che l'arte moderna più valida è quella che si rifà ai modelli greci). La più bella di queste odi è Il messaggio in cui il dolce vagheggiamento della soave bellezza della giovane donna (Maria di Castelbarco) si colora di pacata malinconia e contenuto rimpianto per l'avvertimento, da parte del poeta, della non lontana fine.
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giuseppe pariNI E L'ILLUMINISMO
Importanti furono i rapporti del Parini (1729 - 1799) con la cultura illuministica. Con gli illuministi lombardi concordava molti motivi essenziali:
- la concezione di una poesia impegnata, ispirata alla concreta realtà e volta a correggere e a trasformare la società.
- l'aspirazione ad una vita più aderente alle leggi della natura.
- l'istanza di un radicale rinnovamento della nobiltà.
- l'esigenza di una legislazione intesa più ad educare che a punire.
- la lotta per una generale moralizzazione del costume.
- la necessità di un decisivo ammodernamento dei metodi e delle forme dell'istruzione.
- la difesa del progresso scientifico contro l'avversione dei conservatori e contro l'istintiva diffidenza del popolo tuttora dominato dall'ignoranza e dalla superstizione.
La polemica contro la nobiltà, non si scostava molto da quella del gruppo del "Caffè": il Parini non assumeva la posizione del rivoluzionario, ma del riformatore. Non voleva condannare la classe aristocratica, ma denunciarne vizi e debolezze al fine di un rinnovamento.
Ma c'erano dei motivi che dividevano il poeta dagli illuministi, soprattutto nel campo della vita economica: se per esempio questi incoraggiavano il lusso e i capricci della moda perchè vantaggiosi per il commercio, il Parini non poteva non condannarli come fattori di malcostume e di immoralità.
Contro l'Illuminismo egli non mutò la sua ammirazione per la tradizione letteraria e ritenne per un poeta restare fedele alla disciplina dell'arte. Egli studiò di mantenere il linguaggio su un costante registro di decoro e di eleganza.
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