LA PERLA DELLA LIGURIA: PORTOFINO
Il mare profondo della Liguria batte contro coste alte e rocciose: è la principale attrazione del turismo italiano e internazionale. Ma questo mare non è soltanto bellissimo, esso rappresenta anche la fonte primaria del commercio e dell’industria liguri, la via insostituibile per i traffici di questa regione stretta fra acqua e montagne, priva di pianure per respirare.
Se si percorre tutto l’arco della costa ligure su un atlante, si notano due escrescenze più grandi: il promontorio che chiude a ovest il Golfo di La Spezia e quello che sporge tra Rapallo e Camogli e comprende la Punta di Portofino.
Il fatto di trovarsi un pò distanti dalle strade che percorrono la costa ha fatto sì che questi due luoghi si salvassero dalla valanga di case che, su quasi tutto il resto del litorale, ha invaso il paesaggio. Infatti, se in automobile si viaggia da Ventimiglia alle Cinque Terre (vicino a La Spezia) ci si accorge come le uniche zone verdi della Liguria siano queste.
Delle due zone sfuggite al cemento, Portofino è certo la più importante e fantastica: veramente un luogo unico in cui si può ancora osservare quale fosse la natura di questa riviera prima dei guasti compiuti dall’uomo. Il quale uomo sembra che non si rassegni di essersi lasciato sfuggire la preda: e ogni anno tenta, soprattutto con gli incendi, di porre anche su questo piccolo paradiso il suo marchio.
Il Monte di Portofino non è grande: appena 1500 ettari. Ma in questi pochi chilometri quadrati c’è davvero tutto.
Arrivando al Monte dall’entroterra ci troviamo avvolti in un ambiente prealpino: un folto bosco di castagni e carpini, fresco e umido, che giunge fin quasi sulla vetta. Nell’ombra verde fioriscono piante tipiche delle montagne: centauree montane, crochi violacei, scille, genziane di bosco, mentre frassini e querce spuntano tra i castagni.
Qui, dove la vegetazione è più folta, vivono scoiattoli e ghiri, insidiati dalle volpi piuttosto numerose; d’estate vi nidificano i rigogoli e in autunno vi sostano molti migratori che calano dal Nord per andare a trascorrere i mesi freddi in Africa: tra questi la timida beccaccia, i veloci tordi, i potenti colombacci, tutte prede ambite dai cacciatori che qui, per fortuna, non possono entrare. Quando, giunti presso la vetta, attraversiamo il passo delle Pietre Strette e ci affacciamo sul mare, il paesaggio muta improvvisamente e radicalmente: l’ombrosa foresta lascia il posto alla macchia mediterranea.
Qui c’è il trionfo delle forme, dei colori e dei profumi che la brezza salmastra che sale dal mare esalta e moltiplica: ecco il lentisco dalle foglie piccole e lustre e dall’odore pungente; ecco il corbezzolo le cui bacche rosso fuoco e arancione spiccano sulle fronde verdissime; ecco il mirto delicato e profumato sia nelle foglie, sia nei fiori candidi, sia nelle bacche; ecco i ginepri compatti, le ginestre fiorite, i ruvidi cisti dalle foglie raspose e dai fiori di cartavelina rosata. Anche qui gli incendi hanno provocato ferite, che lentamente vengono coperte dai pini marittimi e dai pini d’Aleppo. Qui cantano i classici uccellini della macchia: la capinera, l’occhiocotto, la sterpazzolina. C’è qualcuno che crede che nei valloni più impervi viva ancora la bella lucertola ocellata, un sauro lungo fino a 80 cm con bellissime macchie sui fianchi. Sulle rupi a picco sostano i grandi gabbiani reali ed è possibile, ogni tanto, scorgere la sagoma del gheppio.
Ma la sorpresa più felice la troviamo sulla costa di Portofino. Le rocce tra cui sorge, nascosta, la meravigliosa abbazia di San Fruttuoso, sono sotto il pelo dell’acqua un vero campionario di organismi marini: alghe calcaree e alghe verdi, alghe brune e alghe rosse, gorgonie gialle e aranciate, spirografie flessuose inalberanti il ciuffo leggero dei tentacoli, spugne di ogni colore, anemoni di mare, attinie rosse. Più in basso, ove giungono solo i subacquei con gli apparecchi di respirazione, i mirabili coralli vermigli. Pesci, a causa di una pesca eccessiva, ce ne sono pochi.
Tutto il Monte di Portofino è oggi protetto per legge.
LIGURIA: I FIORI
Il nome “Riviera dei fiori” richiama subito alla mente la Liguria e, in particolare, la Riviera di Ponente che da Genova si stende fino a Ventimiglia, al confine con la Francia. Il proverbiale clima mite di questa terra, costituita per il 65% da montagne che la proteggono dai venti freddi settentrionali e per il 35% da colline che scendono più o meno ripide al mare, unitamente al duro lavoro dei suoi abitanti, ha permesso lo sviluppo di pregiate coltivazioni di fiori. Data la natura impervia e sassosa del terreno è la presenza di ripidi pendii, è stato necessario intervenire per conquistare terreno coltivabile: sono stati così costruiti terrazzamenti, sostenuti da muretti a secco, per limitare i danni di frane ed erosioni. Le terrazze o fasce ospitano oliveti, frutteti, vigneti, agrumeti e campi di fiori. Questi ultimi sono coltivati all’aperto o in serre che rendono più stabile la coltivazione, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, e costituiscono una ricchezza per la Liguria, soprattutto per la Riviera di Ponente dove, in provincia di Imperia (Sanremo e Bordighera), i pendii delle colline degradanti verso il mare sono ricoperti di piantagioni di garofani e rose di ogni tipo e di ottima qualità.
Nella storia della floricoltura ligure ci sono nomi mitici, come quello di Domenico Aicardi che, con un piccolo gruppo di ibridatori, riuscì a trasformare lo striminzito garofano mediterraneo in un esemplare nuovo e bellissimo. La coltivazione dei fiori richiede tempo, fatica e pazienza per avere un prodotto perfetto per un mercato internazionale dove la concorrenza è agguerritissima.
Le coltivazioni di fiori si estendono su una superficie di 2 mila ettari e più, con una produzione annua che ha un valore, sul mercato di milioni di euro. Ma il settore a volte attraversa periodi di crisi, dovuti sia alle difficoltà di coltivazione di terreni impervi, sia al fatto che l’avanzata implacabile del cemento sottrae alla floricoltura spazio vitale. Il attesa di un Piano Floricolo Nazionale promesso ma mai realizzato, le aziende propongono di ammodernare le serre esistenti e di costruirne nuove che permettano di mantenere gli attuali livelli quantitativi di produzione dei fiori “made in Liguria”. Per facilitare le esportazioni in tutto il mondo, i floricoltori puntano molto anche su interventi nel campo dei trasporti: l’ampliamento dell’aeroporto di Albenga per non portare via camion i fiori in un’altro aeroporto oppure la sistemazione della stazione ferroviaria di Sanremo per sveltire le spedizioni di fiori in tutta Europa.
Alla facoltà di Architettura dell’Università di Genova è stato istituito un corso di specializzazione per laureati che avvia alla professione di “architetti del paesaggio”. Chi è fornito di questo titolo progetta e riordina parchi e giardini, un settore nel quale è riposta una grande speranza di sviluppo per la floricoltura.