GIOSUE' CARDUCCI: IL SUO ROMANTICISMO
Sin verso la metà del Novecento si celebrava nel Carducci l'esaltatore del mondo classico pagano, lo scudiero dei classici.
Oggi rileggendolo anche alla luce dell'Epistolario notiamo che è tutta pervasa di spirito romantico.
Classico in Iuvenilia; nei Giambi ed Epodi il Carducci dimenticando quasi i suoi classici sfoga con violenza il suo animo si da apparire romantico per raggiungere un equilibrio tra le due correnti nelle Rime nuove (Pianto antico - Funere mersit acerbo).
Romantico è in lui il concetto della poesia intesa come rappresentazione della vita e dei suoi valori. Romantici sono il gusto del paesaggio, la contemplazione ora realistica, ora patriottica; certi momenti di profonda malinconia e di rapimento che animano le sue liriche, il suo rimpianto e la contemplazione del passato.
E sente il poeta anche un "desio d'ignari amori" nei quali piace immergersi ed esserne dominato come pure il bisogno di esulare dalla realtà di evadere.
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GIOSUE' CARDUCCI: I MOTIVI DI ISPIRAZIONE
Motivo di ispirazione è nel Carducci il sentimento della vita intesa come opera costruttiva degli uomini, come celebrazione dei suoi valori terreni, gloria, amore, bellezza, eroismo. Egli appare come poeta della storia degli uomini, intesa in senso carducciano. Infatti il poeta non avverte nella storia la presenza della Provvidenza e non cerca una legge nell'eterno fluttuare delle umane azioni; la storia è immobile, senza svolgimento, urto e contrasto di popoli, concezione vivificata soltanto dalla Nemesi storica (fatale legge di giustizia: ad ogni delitto di un tiranno contro la libertà, deve succedere la punizione, che si può propagare anche sui figli e sui nipoti e li trascina alla rovina): gli esempi sono nelle liriche Miramar (in cui si dice come Max d'Asburgo espiò le colpe dei suoi avi) e Per la morte di Napoleone Eugenio (in cui si dice come il Re di Roma ed E.Napoleone sebbene innocenti espirarono i due colpi di stato contro la libertà francese perpetrati da Napoleone I e da Napoleone III e Max d'Austria, imperatore del Messico per una breve stagione, pagò le colpe del colonialismo dei suoi antenati).
In presenza della Storia il sentimento carducciano della vita si trasforma in celebrazione. Perciò il poeta canta il Medioevo (il comune rustico); la Rivoluzione francese; il Risorgimento; l'Ellade; la Romanità che è spinta per la nuova Italia, la terza, quella del Risorgimento, dopo la prima, quella romana, e la seconda, quella comunale.
Da questo motivo di ispirazione derivano:
a) l'inno alla vita, all'amore (voluttà e ardore dei sensi, ma dominati dalla ragione) e l'esortazione a liberarsi dalle preoccupazioni oltremondane (Mattinata)
b) il motivo del paesaggio, inteso come terreno spettacolo di bellezza e di forza, e o diventa sfondo mirabile su cui si stagliano le creature della storia umana, o è l'incanto stesso della bellezza come momento eterno dello svolgersi della realtà (Sogno d'estate - Mezzogiorno alpino)
c) la poesia delle memorie (infanzia) degli affetti domestici e della morte (che Carducci accetta con tristezza virile): la nostalgia delle speranze inappagate, il sentimento di ciò che è perito per sempre (Davanti S.Guido - Funere mersitacerbo - Traversando la Maremma toscana - Pianto antico).
Lo stile della poesia è robusto e incisivo, la lettura dei classici dà a molte espressioni un tono quasi barocco.
Solo raramente la lingua è dimessa e immediata, quando egli rivive senza atteggiamenti i suoi ricordi infantili. Più spesso è ricercata e dotta quasi egli fosse preoccupata di dover scendere dalla sua cattedra.
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GIOSUE' CARDUCCI: SVOLGIMENTO DELLA POESIA CARDUCCIANA
Il Carducci raccoglie le sue poesie in 6 libri.
Nelle prime raccolte (Juvenilia, in cui si riflette l'esperienza del gruppo "Amici Pedanti" con Gargani, Chiarini, Targioni-Tozzetti, contro la tarda poesia romantica e il ritorno alla tradizione classica e a quella italiana dal Parini al Foscolo) si ha un Carducci a volte troppo seguace dei classici nostri fino al Monti e al Foscolo, a volte indulgente eccessivamente alla polemica che condiziona negativamente la sua vena poetica.
Precede la raccolta Giambi ed Epòdi, l'Inno a Satana un canto pubblicato a parte, in cui Satana è celebrato come il simbolo del libero pensiero, della natura e del progresso, contro ogni forma di ascetismo e di rinunzia.
Le raccolte Rime nuove e Odi barbare la prima delle quali è preceduta da un Intermezzo che costituisce il passaggio alla produzione successiva e si conclude con un canto di nostalgia alla terra natia e con una invocazione all'Ellade serena. I temi fondamentali della raccolta Rime nuove sono quelli della confessione un pò delusa e tormentosa, della natura e del passaggio evocatore di memorie care (Funere mersit acerbo, Traversando la Maremma toscana, Pianto antico, Il comune rustico). Il tema fondamentale della raccolta Odi barbare è ancora quello della rimembranza nel duplice significato di ricordo personale e di rievocazione storica, anche se quest'ultimo è prevalente. "Le ha intitolate barbare, perchè così suonerebbero agli orecchi e al giudizio dei Greci e dei Romani, perchè composte di versi e di accenti italiani ed armonizzate con quelle classiche. (Per la morte di Napoleone Eugenio, Alla stazione in una mattina d'autunno).
In Rime e ritmi l'ispirazione fondamentale è data dalla malinconia della vita che volge al tramonto, su cui pesa l'ombra del mistero e della morte.
Fa parte a sè Il Parlamento frammento de La canzone di Legnano che è tra i capolavori del Carducci.
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GIOSUE' CARDUCCI
Carducci è indubbiamente il più consapevole nemico della letteratura romantica convenzionale (che si adatta alla realtà di tutti i giorni) ed il maggiore assertore della necessità di rinnovare la letteratura, di opporsi al malcostume. Linea fondamentale della sua poetica è l'attenersi al reale (per il Carducci non è la poesia ispirata ai piccoli fatti quotidiani della vita, nè quella degli scapigliati di cogliere le più nascoste sensazioni dell'io, spesso tenebroso; ma è tutto ciò che ispira forza morale e risanatrice: i sani valori umani, la vita nei suoi aspetti più alti e civili).
Si rinnova così la polemica classico-romantica del principio del secolo: ritiene che i romantici con l'introduzione in Italia delle letterature straniere, anzichè arrecare rinnovamento e libertà nuova, hanno tolto alle menti italiane quello che solo vi rimaneva di italiano.
Combatte il romanticismo, perchè in più espressioni degli scrittori e della vita romantica vede mollezza e non saldezza morale, vede amare il suicidio anzichè affrontare la vita, rinunciare alla lotta anzichè seguire e vivere con dignità e sacrificio.
Sin da giovane, Carducci considera la letteratura strettamente unita al'educazione nazionale, e si foggia, sin d'allora, quell'ideale che lo guiderà per tutta la vita: di ricordare agli Italiani le grandi tradizioni patrie, di cui egli sarà sempre nobile divulgatore e custode. Ed attinge al mondo classico, per formarsi un organismo linguistico solido, retto da una sintesi rigorosa.
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