L’UNIVERSO E IL SISTEMA SOLARE
La cosmologia studia le leggi che sono all’origine dell’Universo e che ne delineano la possibile evoluzione sia passata che futura. E’ una scienza a sé, che si fonda su ipotesi e modelli teorici, altamente speculativi, solo in parte suffragati da prove data l’inadeguatezza degli strumenti a disposizione.
L’osservazione mediante radiotelescopi delle galassie a noi più lontane suggerisce la teoria di un Universo in cui il movimento di reciproco allontanamento dei corpi celesti avviene ovunque a una velocità elevatissima e costante. Tutte le teorie cosmologiche attuali più accreditate si fondano sul presupposto di un universo in continua e inarrestabile espansione. Percorrendo a ritroso questo cammino si giunge a immaginare che tutti i corpi celesti, galassie, stelle, pianeti, fossero più vicini e, in epoca assai remota, dovessero formare un unico densissimo nucleo.
Il processo di espansione che è in atto fa supporre che l’universo abbia cominciato a dilatarsi da quel nucleo, il punto iniziale, in un momento che dev’essere considerato l’istante primo della creazione. E’ il big bang, la grande esplosione che creò la materia con contemporanea emissione di enormi quantità di energia. Se ciò è veramente avvenuto, allora nello spazio cosmico deve esistere traccia dell’energia primigenia. E’ quanto hanno scoperto nel 1965 i due radioastronomi A.A. Penzias e R.W.W. Wilson. Essi hanno dimostrato che, volgendo i radiotelescopi in ogni direzione, viene sempre percepita una radiazione di fondo (la cosiddetta “microonda cosmica”) che è debole, ma altresì è dotata di quella intensità e di quella lunghezza d’onda che dovrebbe avere se si fosse formata da un’unica origine. Secondo gli studiosi, questo atomo primordiale risale a circa 15 miliardi di anni fa, l’età che è più probabilmente attribuita all’universo. Dal primo momento si è passati in “ere” successive, di durata via via crescente, caratterizzate ciascuna da diverse condizioni di organizzazione della materia e dell’energia. Attualmente ci troveremmo nell’”era galattica”, iniziata un milione di anni dopo il big bang. In questo periodo sarebbero nate le galassie a seguito di meccanismi non ancora del tutto noti.
Il sistema solare si trova all’interno della galassia chiamata anche “Via Lattea”; questa è uno dei milioni di galassie esistenti nell’universo e presenta un diametro massimo di circa 100.000 anni luce. E’ composta da miliardi di stelle, nebulose gassose, ammassi di polveri cosmiche. Se la Terra ha più di 4,5 miliardi di anni, certamente anche il Sole ha la stessa età, e probabilmente è anche più vecchio. Il Sole e i suoi pianeti si trovano sul piano della galassia a circa 30.000 anni luce dal suo centro. Fu probabilmente proprio da una nebulosa calda, ruotante lentamente su se stessa, che si addensò una massa centrale di materia. Queseta aggregazione raggiunse densità e temperatura tali da innescare le reazioni termonucleari che la trasformarono nella nostra stella. Da questa, secondo una scuola di pensiero, si staccarono volumi di gas incandescenti, i protopianeti, che successivamente, contraendosi, avrebbero formato i pianeti. Secondo un’altra teoria, dalla nebulosa stellare si sarebbero staccate masse di polvere, i planetesimi, che, comprimendosi, avrebbero dato origine a corpi solidi e relativamente piccoli; questi ultimi avrebbero attratto per gravità altra polvere cosmica, sarebbero aumentati di volume per evolvere alla fine nei pianeti veri e propri. I nuovi corpi celesti continuarono a mantenere l’originario moto rotatorio attorno al Sole, controbilanciando con la forza centrifuga l’attrazione centripeta esercitata dalla massa solare.
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SEGNI DELLO ZODIACO: SAGITTARIO
Dal 23 novembre al 21 dicembre ci si trova, secondo gli astrologi, nel segno del Sagittario. Di fatto gli astri, nel periodo che va dal 29 novembre al 17 dicembre, mostrano l’allineamento Terra-Sole-Costellazione dell’Ofiuco. Quindi i nati in questo periodo sono degli “orfani” astrologici, perchè negli oroscopi non si parla assolutamente dell’Ofiuco.
Nella Costellazione dello Scorpione, si narra del fatale e letale incontro fra il gigante Orione e il terribile aracnide velenoso.
Evidentemente la misera fine del grande cacciatore non poteva rimanere impunita. Così, nel sesto secolo avanti Cristo, un certo Cleostrato di Tenedo disegnò la figura zodiacale del Sagittario che, anche se non appartiene a particolari storie mitologiche, è sistemato in cielo in modo da scoccare le sue frecce proprio contro lo scorpione.
Secondo una tradizione militaresca, la costellazione del Sagittario vuole celebrare l’invenzione dell’arco e delle frecce.
Nel Sagittario, che alle nostre latitudini è molto basso sul l’orizzonte, non brillano stelle di grande luminosità, anche se questa è la zona più luminosa della Via lattea.
L’”alfa Sagittarii”, o Rukbat (dall’arabo “Ginocchio dell’arciere”, è cento volte più luminosa del Sole e dista da noi 250 anni luce.
Altre stelle “arabe” sono la “gamma Sagittarii”, o Alnasi (“Punta della freccia”), e “lambda Sagittarii”, o Kaus (“L’arco”).
La stella più luminosa della costellazione è “eta Sagittarii” che si trova a 140 anni luce dalla Terra.
In prossimità delle stelle che costituiscono l’arco del Sagittario vi sono molti ammassi stellari e nebulose, in gran parte osservabili con piccoli telescopi.
In direzione del Sagittario si trova il centro della nostra Galassia.
Gli ammassi stellari che appaiono numerosi nella Costellazione del Sagittario sono di due tipi: del tipo “aperto”, cioè associazioni di stelle il cui numero varia dalle dodici alle centoventi unità; oppure del tipo “globulare”, in cui è praticamente impossibile distinguere la quantità di stelle che li compongono. Si calcola che in quest’ultimo tipo di ammassi si trovino dalle 50 mila ai 50 milioni di stelle.
Nel Sagittario troviamo alcune nebulose bellissime da osservarsi al telescopio. La più nota è, senza dubbio, la M20, o “Nebulosa trifida”, così chiamata per la sua particolarissima forma a tre lobi.
E’ interessante notare, in questa nebulosa, che la parte superiore è illuminata per “riflessione” da una grande stella, un pò come la Terra e i pianeti vengono illuminati dal Sole; mentre la parte inferiore è illuminata per “eccitazione” da un sistema di stelle multiple, che causano un fenomeno di fluorescenza simile ai nostri tubi al neon. Nella trifida si trovano alcune piccolissime macchie scure, o globuli, che, secondo gli astronomi, sono stelle sul punto di nascere.
Potremmo quindi dire che questa nebulosa è una vera e propria incubatrice stellare.
La più brillante delle nebulose presenti nel Sagittario è la M17, detta anche “Nebulosa omega”.
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SEGNI DELLO ZODIACO: VERGINE
I nati nella Vergine, dal 23 agosto al 22 settembre, sono, secondo gli astrologi, dotati di una certa modestia. In questo mese si ha, di fatto, l’allineamento Terra-Sole-Costellazione del Leone, quindi i “vergini” diventano “leoni” che sono, così si dice, fieri e orgogliosi.
Secondo alcune leggende mitologiche, la Vergine è la figlia di Aurora che, come tutti sanno, è la bellissima dea che precede il Sole il quale viaggia sul suo maestoso e splendente cocchio dorato. Il poeta greco Esiodo che, per motivi personali, aveva avuto qualche screzio coi giudici del tempo, dice che la Vergine rappresenta Dike Astrea, la dea della giustizia che si era ritirata in cielo, dato che in terra non c’era più posto per lei. Per altri la Vergine è Demetra, la dea dell’agricoltura (chiamata Cerere dai Romani), in quanto la stella più splendente è Spiga, cioè la spiga di grano. Ma la storia più commovente è quella in cui la Vergine è Erigone, la figlia di Icario. Icario era un semplice e mite contadino al quale Dioniso (Bacco), in segno di gratitudine per la sua ospitalità, aveva regalato del vino, allora sconosciuto, e aveva insegnato l’arte della viticoltura. Icario, tutto contento del dono ricevuto, invitò gli altri contadini ad assaggiare la nuova bevanda. Per farla breve, questi si ubriacarono e uccisero il povero Icario, credendo che questi li avesse avvelenati.
Erigone, la figlia di Icario, che stava custodendo gli armenti in un pascolo piuttosto lontano, ebbe la notizia del fatto direttamente dal fantasma del padre, che, supplicandola, le chiese di cercare la sua sepoltura. Seguita dalla sua fedele cagna Maira, Erigone cercò e cercò con la più profonda disperazione le spoglie del padre. Quando le trovò, sopraffatta dal dolore, si impiccò a un albero. Attirati dai lamentosi latrati della cagna, alcuni viandanti scorsero Erigone appesa all’albero e, misericordiosamente, la seppellirono.
Nemmeno a dirlo, la povera cagna morì di crepacuore sulla tomba della padrona. A questa tragedia si commosse persino Giove, che trasferì gli sfortunati protagonisti direttamente nel firmamento, trasformando Icario nella Costellazione di Boote (il guardiano dei buoi), Erigone in quella della Vergine e la cagna Maira nella stella Sirio, che splende nella Costellazione del Cane maggiore.
La Vergine è una costellazione primaverile. Possiamo osservarla, sui nostri cieli, per tutto il periodo che va dalla fine di marzo alla fine di luglio.
La stella più importante della Costellazione della Vergine è “alfa Virginis”, che si chiama Spica o Spiga, con chiaro riferimento alle origini agricole di questo segno zodiacale. Spiga è più di mille volte più luminosa del nostro Sole e, per fortuna, si trova alla ragguardevole distanza di 220 anni luce.
“Beta Virginis”, o Alaraph, è soltanto due volte più luminosa del Sole.
”Gamma Virginis” è una delle stelle doppie più famose fra gli astronomi. E’ infatti composta da due stelle di pari luminosità, lontane dalla Terra 35 anni luce.
Un’altra stella che non scherza in quanto a luminosità è “delta Virginis” o Minelauva, che equivale a 400 dei nostri Soli.
”Epsilon Virginis”, o Almuredin o anche Vindemiatrix, è così chiamata poichè un tempo, con il suo sorgere eliaco (poco prima del Sole), annunciava l’epoca del raccolto dell’uva. Anch’essa ha una luminosità che è almeno quaranta volte più intensa di quella del nostro Sole.
”Zeta Virginis”, conosciuta anche con il nome di Heze, è, al pari della compagne nominate, molto ben visibile a occhio nudo.
Nella Costellazione della Vergine si trovano moltissime nebulose, sia sotto forma di ammassi, sia come strutture singole. Ce ne sono di tutti i tipi, tutte ai limiti della visibilità dell’occhio umano.
Una di queste, la M87, possiede un “jet”, o protuberanza, osservabile soltanto con strumenti adeguati. La nebulosa a spirale M104 è chiamata, per la sua forma caratteristica, “Nebulosa a sombrero”.
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SEGNI DELLO ZODIACO: LEONE
In astrologia al “segno” del Leone appartengono i nati dal 23 luglio al 22 agosto. In realtà, in questo periodo, si verifica l’allineamento Terra-Sole-Costellazione del Cancro quindi i “leoni” dovrebbero appartenere al Cancro (o Granchio).
Il Leone che splende in cielo in primavera è Nemeo, l’immane fiera generata da Tifone e da Echidna, i due mostri che personificavano l’uragano e le nubi.
Nemeo venne affrontato da Ercole nella prima delle sue famosissime fatiche e, dopo un terribile corpo a corpo, fu ucciso e scuoiato. Con la pelle e il cranio della belva, Ercole si fece quel caratteristico mantello con copricapo che lo accompagnò per tutta la vita.
Quasi tutte le stelle di questa costellazione sono visibili a occhio nudo. Nel Leone brilla Regolo o “alfa Leonis”, chiamata dagli arabi “Al-Meliki”, “la Reale”, e detta dai greci “Piccolo Re”.
Regolo è una bellissima stella doppia che , osservata con un discreto cannocchiale, mostra il suo piccolo satellite. Regolo dista dalla Terra 85 anni luce.
La “beta Leonis” o Denebola, dall’arabo “deneb-al-Asad”, “la coda del Leone”, è anch’essa doppia come “gamma Leonis” o Algieba (“stella del leone”) che mostra, anche a occhio nudo, la bellezza e lo splendore delle due componenti.
”Beta Leonis” e “gamma Leonis” distano della Terra rispettivamente 42 e 130 anni luce.
Altre stelle sono “delta Leonis” o Durth, (“dorso del leone”), distante dalla Terra 68 anni luce; “epsilon Leonis” o “Ras Elased australis” (“la metà inferiore della testa del Leone”), che dista da noi 325 anni luce, e “my Leonis” o “Ras Elased borealis” (“la metà superiore della testa del leone”).
Nel Leone si possono osservare, già con piccoli strumenti, moltissime galassie. Le galassie sono corpi celesti molto distanti da noi, che hanno la stessa struttura della galassia dove si trovano il Sole e la Terra.
Esistono, nel firmamento, moltissimi tipi di galassie, che differiscono fra loro per la forma e per la presenza di spirali più o meno lunghe. Proprio in base a queste caratteristiche, gli astronomi hanno suddiviso questi oggetti stellari nei vari tipi, che vengono poi riportati sui cataloghi stellari.
Le galassie possono essere ellittiche (tipo E da 0 a 7); lo zero indica una forma quasi sferica, le cifre da uno a sette indicano l’aumentare dello schiacciamento.
Altre galassie sono quelle a spirale (tipo S); Sa, Sb, Sc rappresentano l’aumentare della lunghezza delle spire. Infine le spirali barrate (tipo SB) che, a loro volta, indicano la lunghezza delle spire con a, b,c.
M65 e M66 sono galassie a forma di spirale con spire di lunghezza media (tipo Sb); M96, invece, ha una forma di spirale con spire molto corte (tipo Sa).
NGC2903 è una nebulosa a forma di spirale con spire molto lunghe (tipo Sc).
NGC3379 ha una forma ellittica un poco schiacciata (tipo E1), mentre M95 è una nebulosa a forma di spirale barrata con spire di lunghezza media (tipo SBb).
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I SEGNI DELLO ZODIACO: LA BILANCIA
Secondo gli astrologi, i nati col Sole nella Bilanica, dal 23 settembre al 22 ottobre, sono tipi, ovviamente, equilibrati. Nella reale disposizione degli astri, in questo periodo, si verifica l’allineamento Terra-Sole-Costellazione della Vergine. Quindi i nati nella Bilancia appartengono, di fatto, alla Vergine.
La Bilancia o Libra, che presso i Greci rappresentava il simbolo della giustizia, è la costellazione zodiacale di origine più recente. Questa infatti, anticamente, faceva parte dello Scorpione. Le sue stelle più brillanti hanno un nome arabo che ne ricorda l’origine. “Alfa Librae” si chiama infatti Zuben Elgenubi (“Chela meridionale” dello scorpione) e “beta Librae”, Zuben Elschemali (“Chela settentrionale”).
Anche nella bilancia ci sono delle stelle doppie. L’alfa, per esempio, è una “doppia ottica” risolubile già con un buon binocolo. Si chiamano ottiche quelle stelle doppie le cui componenti si trovano a distanze anche molto diverse rispetto alla Terra. Poi ci sono le “doppie fisiche”, come “my Librae” che costituiscono un vero e proprio sistema orbitale in cui le due stelle ruotano l’una intorno all’altra.
“Delta Librae”, chiamata anche Zuben Elakribi, è una “variabile a eclisse” in cui le due componenti, nel corso della loro rivoluzione, passano una davanti all’altra, rispetto al nostro punto di vista. Cosa questa che causa una periodica variazione della loro luminosità.
Nel caso delle stelle doppie fisiche, si possono fare delle osservazioni scientifiche veramente interessanti. Conoscendo infatti la distanza di una stella doppia, il periodo di rivoluzione e la lunghezza dell’orbita, è possibile, con una semplice equazione da scuola media, conoscere la massa delle stelle stesse, cioè il loro peso. Quello di riuscire a pesare le stelle è un risultato stupendo, possibile soltanto nel caso delle stelle doppie. Non esiste infatti nessun altro metodo per ricavare il peso di una stella. Le stelle più pesanti arrivano a circa 38 volte la massa del Sole. Le più leggere hanno un peso equivalente a quattro centesimi di quello del Sole.
La Costellazione della Bilancia la possiamo osservare dalla metà di aprile alla metà di agosto circa, sempre piuttosto bassa sull’orizzonte. Il suo punto di massima elevazione, quando si trova sul nostro meridiano, in direzione sud, alla massima distanza dall’orizzonte, si ha il 20 giugno alle ore 21.
Se percorriamo idealmente la retta che unisce la Stella polare con l’ultima ruota destra del Piccolo carro e proseguiamo verso sud, incontriamo il timone del Grande carro, leggermente a destra e poco più a nord del nostro zenit. Dallo zenit in poi ci voltiamo verso sud e, proseguendo per la stessa retta (che è poi il nostro meridiano), incontriamo la stella “alfa” della Bilancia. Nel cielo della Bilancia appaiono anche alcune delle stelle più luminose del firmamento. Quasi a mezza strada fra l’alfa della Bilancia e il nostro zenit, poco a destra, brilla Arturo della Costellazione di Boote. Ancora più a destra vediamo Spiga della Vergine e, verso l’orizzonte occidentale, Regolo del Leone. Sull’orizzonte nord-ovest si scorgono Castore e Polluce dei Gemelli e Capellai dell’Auriga. A sinistra dello zenit, verso est, si scorgono Vegai della Lira e Altair dell’Aquila.
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PERCHE’ IL CIELO E’ AZZURRO
Nelle fotografie a colori di paesaggi lunari o di astronauti nello spazio, si può notare che la “volta celeste” appare completamente nera. La stessa cosa si verifica su tutti i pianeti e satelliti privi di atmosfera. Sulla Terra è diverso. Il bel colore azzurro che vediamo sopra di noi nelle giornate serene dipende infatti dall’atmosfera terrestre. Il perchè dell’azzurro del cielo fu scoperto nel secolo scorso dallo scienziato irlandese John Tyndall, collaboratore del più noto Michael Faraday.
Il cielo riceve la luce dal Sole. Quando non c’è Sole l’aria è buia. Perciò l’azzurro non può derivare se non da qualche cosa che trattiene tutti gli altri colori che si trovano nella bianca luce del cielo e respinge l’azzurro. Il cielo è pieno di pulviscolo, cioè di innumerevoli corpicini di materia solida sospesi nell’aria. Essi assorbono le onde luminose che formano i vari colori della luce solare,ma respingono verso i nostri occhi quelle che ci danno l’azzurro.
Se si potesse distruggere tutta la materia solida che c’è nell’aria e si potesse inoltre ripulirla delle molecole di vapore acqueo, il cielo sarebbe sempre buio e tutta la luce ci verrebbe direttamente dal Sole. La sera e la mattina non ci sarebbero più, nè il crepuscolo nè l’alba. Il passaggio dal giorno alla notte avverrebbe bruscamente. Anche durante le ore chiare si avrebbero dei luoghi – tutti i punti non colpiti direttamente dal Sole – immersi nel buio più assoluto.
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PERCHE’ LA DISTANZA DELLE STELLE SI MISURA IN ANNI LUCE
L’anno luce è un’unità di lunghezza usata dagli astronomi per indicare le distanze e le dimensioni di stelle e galassie. Trattandosi di misure enormi, se fossero espresse in metri o in chilometri comporterebbero cifre lunghissime, difficili anche da leggere.
Un anno luce corrisponde alla distanza percorsa dalla luce in un anno. Sappiamo che la luce viaggia alla velocità di quasi 300 mila chilometri al secondo. Moltiplicando questa cifra per 86.400 (che sono i secondi di cui è composta una giornata) e poi per 365 (che sono i giorni dell’anno) si ottiene l’equivalente dell’anno luce, qualcosa come 9561 miliardi di chilometri.
Cifre da capogiro. Ma quando si parla di galassie si arriva spesso ai milioni di anni luce. L’ammasso di galassie della Vergine, ad esempio, si trova a circa 30 milioni di anni luce dalla Terra, mentre il raggruppamento di cui fa parte anche la nostra Via Lattea ha un raggio di due milioni di anni luce.
Se pensiamo che esistono non meno di un centinaio di milioni di galassie, ci accorgiamo che la nostra Terra è davvero come un piccolo granello di sabbia sperduto nell’immensità dell’universo.
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SEGNI DELLO ZODIACO: CAPRICORNO
Al segno del Capricorno appartengono, secondo la cabala, i nati dal 22 dicembre al 20 gennaio. Secondo le più elementari osservazioni astronomiche, in questi due mesi gli astri mostrano l’allineamento Terra-Sole-Costellazione del Sagittario. Quindi i “capricorni” sarebbero, in realtà, dei “sagittari”.
Pan era il dio dei boschi, dei pastori e delle greggi. Lui stesso somigliava a un caprone con la sua fronte sfuggente, il naso camuso, le orecchie appuntite, i cornetti aguzzi, la chioma ricciuta, la barbetta, le zampe, gli zoccoli e la coda di capra.
Pan era, comunque, un dio allegrone e scanzonato; sempre a caccia di divertimenti e di ninfe che rincorreva nei boschi suonando la sua zampogna, da lui chiamata Siringa, nel ricordo di un amore sfortunato per una ninfa dell’Arcadia con questo nome.
Siringa, per sfuggire alle insistenze del caprigno adoratore, si tramutò in canna in mezzo a un canneto, da cui Pan tagliò la canna con la quale costruì il suo inseparabile strumento musicale.
Pare, comunque, che in seguito abbia avuto un figlio dalla ninfa Eufeme: Croto, che sarebbe poi il sagittario dello zodiaco.
Pan era buono e disponibile con tutti; guai, però, a svegliarlo durante la siesta o pennichella pomeridiana. Se ciò accadeva, s’infuriava e si avventava, contro chi osava importunarlo, emettendo un urlo terribile, tale da far rizzare i capelli in testa al malcapitato disturbatore.
La paura che incuteva la chiamiamo ancor timor panico, proprio dal suo nome.
A causa di alcune beghe nei palazzi del potere, cioè nell’Olimpo, Pan si trovò a dover soccorrere Zeus, ridotto a mal partito dal mostruoso gigante Tifone. Cosa questa che mandò su tutte le furie il tremendo, brutto e cattivo Tifone.
Pan, per sottrarsi alle sue ire, fu costretto a trasformarsi nel Capricorno e a rifugiarsi in cielo.
La morte di Pan viene fatta coincidere con quella di Gesù e ciò, nel Medioevo, era considerato come il simbolo della caduta del paganesimo. Comunque sia, Pan è riuscito a entrare nell’era cristiana prestando le sue fattezze alla figura del diavolo che, a quanto pare, è ancora vivo e vegeto.
Quella del Capricorno, che i babilonesi chiamavano del “pesce-capra”, è una costellazione estiva e autunnale. “Alfa Capricornii”, o Algedi (La buona stella del guerriero), è una stella doppia le cui componenti sono già distinguibili a occhio nudo. Algedi è 10.000 volte più luminosa del Sole ed è distante 300 anni luce.
Anche “beta Capricornii”, o Sadalzabih, è una stella doppia, ma per separare le due componenti occorre almeno un binocolo.
”Gamma” e “delta Capricornii” hanno il nome arabo di Deneb Algedi che significa “Coda dello stambecco”. La “delta Capricornii” è una “variabile a eclisse”, simile a quelle descritte nella Costellazione della Bilancia.
Oltre ad altre stelle doppie, nel Capricorno, troviamo un ammasso globulare (ammasso stellare del quale è impossibile scorgere le componenti); si chiama M30, ha un diametro di 75 anni luce, dista dalla Terra oltre 40000 anni luce e si allontana da noi alla velocità di 164 chilometri al secondo.
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I SEGNI DELLO ZODIACO: ACQUARIO
Gli astrologi dicono che i nati dal 21 gennaio al 18 febbraio hanno il Sole nell’Acquario. In realtà l’allineamento astronomico Terra-Sole-Costellazione del Capricorno dura dal 23 gennaio al 18 febbraio. Quindi i nati in questo periodo sono dei “capricorni”.
Deucalione, figlio di Prometeo, era considerato un uomo di grandi virtù. Tant’è vero che, quando Giove decise di liberare il mondo dalla corrotta stirpe degli uomini allagando tutto con un diluvio universale, Deucalione e sua moglie Pirra furono scelti per sopravvivere allo sterminio generale.
Così Deucalione, proprio come Noè nella versione biblica del diluvio universale, si costruì un’arca dove, insieme a Pirra, galleggiò per nove giorni e nove notti, finchè approdò sulla cima del monte Parnaso, l’unica rimasta emersa.
Qui l’oracolo di Tèmi, anch’esso scampato al diluvio, consigliò alla coppia di gettarsi dietro le spalle le ossa della “Grande Madre”, ovvero dei sassi.
Così fecero: dai sassi gettati da Deucalione sorsero, come per incanto, degli uomini; da quelli gettati da Pirra presero corpo delle donne: e così venne nuovamente assicurata la continuità della specie umana.
Il nome dell’Acquario, forse battezzato così dai popoli dell’Estremo Oriente, deriva dal fatto che il Sole attraversa questa costellazione durante l’epoca delle piogge.
La stella “alfa Aquarii” si chiama Sadalmelik; è molto ben visibile a occhio nudo, anche se si trova alla distanza di 1400 anni luce, infatti è 10.000 volte più luminosa del Sole.
La “beta Aquarii” o Sadalsuud, è anch’essa molto luminosa e ben visibile a occhio nudo.
Poi ci sono “gamma Aquarii” o Sadachbia, e “delta Aquarii” o Scheat, anch’esse abbastanza luminose.
In Acquario si trovano numerose stelle doppie, quasi tutte visibili con un semplice binocolo. Una di queste è “zeta Aquarii”, che possiamo osservare poco a sinistra della stella “alfa”.
In acquario si trovano gli ammassi stellari M2 e M72 e due “Nebulose planetarie”, così chiamate per la loro forma simile a un sistema planetario in formazione, con una stella centrale e una nube di gas che la circonda. La NGC7009 è anche chiamata “Nebulosa Saturno”.
La Costellazione di Saturno si trova nella parte ascendente dell’eclittica; questa parte, cioè, che torna verso l’equatore celeste dopo aver toccato il suo punto più basso: il punto corrispondente al solstizio d’inverno. L’Acquario, infati, anche se ancora basso sull’orizzonte, è visibile in tutta la sua completezza: diversamente dal Sagittario, bassissimo sull’orizzonte, e dallo Scorpione che, per buona parte, è addirittura sotto l’orizzonte.
Nella Costellazione dell’Acquario, a est della stella “delta”, l’astronomo tedesco Johanness Tobia Mayer, il 26 settembre 1756, osservava Urano credendo che fosse una piccola stella. La gloria di questa importantissima scoperta fu tutta dell’astronomo inglese Frederik William Herschel che, quasi 30 anni dopo e usando un telescopio molto più potente, si rese conto di avere a che fare con un altro pianeta del sistema solare, rimasto fino ad allora sconosciuto. Le osservazioni più ravvicinate di Urano sono state realizzate dalla sonda spaziale Voyager 2 che ha raggiunto e fotografato il pianeta il 24 gennaio 1986, dopo aver fatto visita a Giove e Saturno: i soli due pianeti del sistema solare più grandi di Urano.
La Costellazione dell’Acquario è visibile dalla fine di agosto ai primi di settembre. Il suo punto di massima elevazione (massima distanza dall’orizzonte) si può osservare il 20 luglio alle ore 21.
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I SEGNI DELLO ZODIACO: IL CANCRO
Appartengono al Cancro, o Granchio, i nati dal 22 giugno al 22 luglio che, a detta degli astrologi, sono tipi alquanto calmi. In questo periodo si ha l’allineamento astronomico Terra-Sole-Costellazione dei Gemelli, quindi i “cancri” diventano “gemelli” che, come sembra, sono piuttosto vivaci.
La Costellazione del Cancro prende il suo nome da un voluminoso crostaceo che tenne a bada una Ninfa, fino al sopraggiungere di Giove che, come al solito, non aveva alcun rispetto per la fedeltà coniugale, ma ne inventava di tutti i colori pur di corteggiare questa o quella. Per il servizietto, non certo edificante, prestato al suo signore, il granchio venne elevato al rango di costellazione.
Nel Cancro non ci sono stelle né di prima grandezza né di seconda grandezza; quindi non immediatamente osservabili come Castore e Polluce, ma abbastanza visibili. Prolungando la retta che passa per Castore e Polluce, a una distanza quasi doppia di quella esistente tra “alfa” e “beta” dei Gemelli, incontriamo la “zeta Cancri”. Questa è una stella tripla visibile solo con uno strumento abbastanza potente. La stella più brillante del Cancro è la “alfa Cancri”, in arabo, Acubeus. Le stelle “gamma”, “delta”, “eta” e “teta” formano una specie di quadrilatero al cui interno troviamo una formazione molto interessante. Si tratta di un ammasso che Plinio il Vecchio descrive in questo modo: “Nel segno del Cancro sono due piccole stelle chiamate Asinelli, separate da un piccolo spazio, nel quale si scorge una nubecola (nebulosa) chiamata Praesepe”. Il Praesepe, o Meleph, è l’ammasso aperto M44, distante dalla Terra 515 anni luce, che contiene circa 500 stelle.
La Costellazione del Cancro comincia ad apparire, a oriente, molto alta nel cielo, verso la metà di dicembre, alle ore 21. Sempre alla stessa ora la vediamo percorrere tutto l’arco del cielo, da oriente a occidente, fino alla fine di maggio. Il giorno più adatto per osservarla nel punto più alto sull’orizzonte è il 15 marzo alle ore 21.
Il Cancro è una piccola costellazione che possiamo osservare sia seguendo l’allineamento Castore Polluce, sia individuando, alla sua sinistra, la Costellazione del Leone con la brillante Regolo. Anche la posizione del Piccolo Carro e della Polare ci può indicare al sua esatta posizione.
La stella più luminosa è Sirio che si trova nella Costellazione del Cane maggiore ed è la stella più brillante del firmamento. La vediamo molto bassa sull’orizzonte in direzione sud-ovest. Altre stelle molto luminose sono Betelgeuse, della Costellazione di Orione e, ancora più a ovest, Aldebaran e le Pleiadi, della Costellazione del Toro. Verso oriente, molto alta nel cielo, a sinistra del Grande Carro, brilla Arturo, della Costellazione di Boote (il mandriano dei buoi).
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I SEGNI DELLO ZODIACO – I GEMELLI
Al segno dei Gemelli appartengono, secondo l’astrologia, i nati dal 22 maggio al 21 giugno. In realtà, in questo periodo, si verifica l’allineamento Terra-Sole-Costellazione del Toro. Quindi i gemelli, nascendo con il Sole nel Toro, sono, di fatto, dei tori.
Nella costellazione invernale dei Gemelli, splendono Castore e Polluce, due stelle molto ben visibili a occhio nudo.
Castore e Polluce erano i due gemelli chiamati Dioscuri, dal greco “Dios-kuroi”, vale a dire figli di Zeus, o Giove, padre di tutti gli dèi. Il mito dei Dioscuri è antichissimo e si ritrova, anche se con nomi diversi, nella mitologia indiana e fra i Maya.
Comunque i nostri sarebbero, si, nati da Giove, ma la loro nascita non sarebbe del tutto regolare.
Infatti Giove, invaghitosi della bellissima Leda, sposa di Tindaro, pur di possederla si tramutò in cigno e, da questa particolarissima unione, scaturirono due uova, dalle quali nacquero ben quattro rampolli. Castore e Polluce appartenevano appunto alla nidiata.
La storia dei due gemelli è lunga e complessa: fatta, come tutte le storie mitologiche, di agguati, trabocchetti, colpi di scena e ammazzamenti, tanto è vero che Castore, a un certo punto, venne trafitto da una lancia e morì.
Ma è qui che si rivela il grande amore fraterno che legava i due gemelli e l’importanza del loro mito. Polluce era immortale e, pur di non abbandonare il fratello ucciso, da allora visse con lui un giorno sull’Olimpo, fra gli dèi, e un giorno sottoterra, fra i morti. Come premio per l’amore fraterno da essi dimostrato, gli dèi li portarono entrambi in cielo.
I Dioscuri, con i loro cavalli inseparabili, Cillaro e Xanto, sempre pronti ad accorrere dove qualcuno fosse in pericolo, erano particolarmente venerati dai marinai e di ciò parla il grande Omero.
Anche i Romani sentirono molto questo mito, per quel tanto di guerriero che la forza e il coraggio dei due gemelli esprimeva.
Nei Gemelli brillano “alfa Geminorum” che è Castore, e “beta Geminorum” che è Polluce. Castore è una stella tripla e ciascuna delle tre componenti è una stella doppia! Polluce è una gigante rossa che, rispetto al Sole, è 14 volte più grande e 24 volte più luminosa. “Gamma Geminorum” è chiamata Alhena che significa “Marchio impresso a fuoco sul collo di un cammello”. Impiegando anche piccoli strumenti, è possibile osservare le componenti di numerose stelle doppie. Una è “delta Geminorum”, o Wasat (“Punto di mezzo”); un’altra è “zeta Geminorum”, o Mekbuda (“La zampa allungata del leone”), e, infine, “lambda Geminorum”. Ma ce ne sono altre.
Nella Costellazione dei Gemelli si possono scorgere, con l’uso di un semplice binocolo, alcune nebulose fra le quali M35, che è veramente interessante da osservare; si tratta di un ammasso di circa 120 stelle, distanti dalla Terra ben 2600 anni luce.
La Costellazione dei Gemelli è visibile, dalle nostre regioni, tutte le notti d’inverno e di primavera, da fine novembre a fine aprile.
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I SEGNI DELLO ZODIACO: I PESCI
Chi nasce col Sole nei Pesci, dal 19 febbraio al 20 marzo, è, secondo gli astrologi, un tipo dolce e disponibile. Di fatto, in questo periodo, si verifica l’allineamento Terra-Sole-Costellazione dell’Acquario. Quindi tutti i “Pesci” dovrebbero essere eccentrici e contestatori, come sarebbero quelli che nascono col Sole nell’Acquario.
Cupido o Amore, come veniva chiamato dai Romani, o Eros, come veniva chiamato dai Greci, era un monellaccio terribile che scoccava le sue frecce contro dèi e mortali. Alla sua nascita Giove tentò addirittura di eliminarlo prevedendo i danni che avrebbe combinato.
Per questo motivo, sua madre Venere (così chiamata dai Romani, mentre dai Greci era detta Afrodite) dovette nasconderlo in un bosco e farlo allevare dalle bestie feroci.
Appena grandicello, Cupido si costruì un arco di frassino e iniziò a scagliare le sue frecce provocando molte volte la reazione della mamma, che spesso doveva punirlo.
Ma, per sottrarlo a una terribile vendetta contro di lui, fu costretta a tramutarlo e tramutarsi in pesce.
Da questo episodio mitologico nasce la Costellazione dei Pesci, composta in prevalenza da stelle poco luminose.
Le più importanti sono comunque tutte doppie e facilmente separabili con un semplice binocolo.
”Alfa Piscium” o Alrescha (dall’arabo el-Rischia, “la corda”), è una stella doppia distante da noi 120 anni luce.
”Zeta Piscium” è composta da una stella dieci volte più luminosa del Sole e da una compagna distante dalla Terra circa 160 anni luce.
”55 Piscium” è composta da una coppia di stelle colorate; arancio-rossa l’una e azzurra l’altra.
Nei Pesci troviamo anche M74, una nebulosa a spirale di tipo Sc (Spirale con spire molto lunghe), visibile con un buon cannocchiale.
Le stelle della Costellazione dei Pesci non sono molto luminose. Per localizzarle conviene partire da riferimenti stellari più facilmente riconoscibili.
Osservando attentamente la nostra carta del cielo possiamo individuare la Stella polare. Da questa ci spostiamo verso il nostro zenit passando sulla “W” di Cassiopea, poi, proseguendo verso sud, attraversiamo il grande quadrato di Pegaso.
Subito sotto possiamo osservare le numerose stelline dei Pesci. Queste formano una fila verso est fin quasi a toccare la stella Mira della Costellazione della Balena.
In questo punto la fila forma un angolo acuto e prosegue in direzione dello zenit per tornare nei paraggi di Pegaso.
La luminosità di una stella, così come noi la percepiamo, dipende dalla sua reale luminosità, nei confronti del Sole, e dalla sua distanza.
Deneb, per esempio, è quasi 60.000 volte più luminosa del Sole ma, nella graduatoria generale delle luminosità stellari, è solo diciannovesima perchè lontanissima.
Sirio, che è la stella più brillante del cielo, è “soltanto” 23 volte più luminosa del Sole.
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I SEGNI DELLO ZODIACO: IL TORO
Secondo gli astrologi, i nati dal 21 aprile al 21 maggio appartengono al segno del Toro perchè in quel periodo si verificherebbe l’allineamento Terra-Sole-Costellazione del Toro. In realtà, per gli spostamenti astrali avvenuti nel corso dei secoli, i tori vengono oggi a trovarsi nel segno dell’Ariete.
La Costellazione del Toro è una delle più belle del firmamento. Il suo nome deriva dalla mitologia greca e si riferisce al famoso ratto di Europa, quando Giove, per ingannare e rapire la bella figlia di Agenore, re di Tiro in Fenicia, si trasformò in un toro giovane e mansueto.
Nel Toro brilla Aldebaran (“alfa” Tauri), stella di prima grandezza visibilissima a occhio nudo. Si tratta di una gigante rossa con una luminosità quasi cento volte quella del Sole. “Al dabaran” in arabo significa “la successiva”, cioè la stella che segue le Pleiadi, mentre i Romani la chiamarono “palilicium” perchè, al suo tramonto, venivano celebrate le feste Palilie, divenute poi le feste per il “natale di Roma”.
Et Nath (“beta” Tauri) è anch’essa visibile a occhio nudo e si trova sulla punta più alta delle due corna del toro, mentre “zeta” Tauri, corrisponde alla punta del corno inferiore. Questa stella è una binaria (ha una compagna ravvicinata praticamente invisibile) ed è duemila volte pù luminosa del Sole.
Gli oggetti stellari più famosi della Costellazione del Toro sono gli ammassi stellari aperti delle Iadi e delle Pleiadi. Le Iadi si trovano in prossimità di Aldebaran e formano la testa del toro. Si tratta di un gruppo di 150 stelle distanti dalla Terra 130 anni luce. Le Pleiadi erano ben conosciute dagli Egizi che al loro sorgere, in novembre, le collegavano ai riti per la commemorazione dei morti.
Virgilio e Ovidio citano e cantano spesso le Pleiadi. I latini chiamarono le 7 stelle visibili di questo ammasso con i nomi delle 7 figlie di Pleione e di Atlante.
In realtà a occhio nudo se ne scorgono solo 6 e questo perchè Merope, una delle 7 sorelle, sposò un mortale, Sisifo, compromettendo la sua ascesa fra gli astri. Gli astronomi arabi, più acuti e precisi, ma certo meno poetici, chiamarono le Pleiadi “da-giagia-as-sama-nabanatihi”, “la gallina celeste con i suoi pulcini”.
Nella Costellazione del Toro si trova il corpo forse più straordinario dell’Universo. Si tratta della famosa Nebulosa del Granchio, M1, vicino alla punta inferiore delle due corna. M1 è ciò che resta della grande esplosione di una stella avvenuta nel luglio del 1054 e osservata dagli astronomi cinesi e giapponesi del tempo.
Dal periodo Precambriano, circa 750 milioni di anni fa, possono essere esplose almeno 10 stelle, e ciascuna di queste esplosioni avrebbe potuto produrre effetti letali su alcune specie viventi del nostro pianeta. La scomparsa dei dinosauri, ad esempio, potrebbe essere stata causata da una di queste terribili catastrofi cosmiche.
La Nebulosa del Granchio è diventata una vera e propria miniera di informazioni per la moderna astronomia, rivelando molti segreti sulla vita delle stelle e permettendo scoperte clamorose come quella dei “little green men” o “piccoli uomini verdi”, così come venne chiamato il primo segnale radio a intermittenza regolare proveniente dal suo interno. Si trattò, in realtà, della scoperta della prima “pulsar” o “stella pulsante”.
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I SEGNI DELLO ZODIACO: L’ARIETE
Secondo gli astrologi, i nati col Sole in Ariete, nel periodo dal 21 marzo al 20 aprile, sono intraprendenti e impulsivi. Nella reale disposizione degli astri, in questo periodo si verifica l’allineamento Terra-Sole-Costellazione dei Pesci. Quindi gli “Arieti” appartengono di fatto ai “Pesci” che, sempre secondo gli astrologi, sono dispersivi e un pò apatici.
La Costellazione dell’Ariete, che possiamo osservare nel nostro cielo in autunno e in inverno, prende il suo nome dell’ariete che salvò Frisso ed Elle, i due figlioli della dea delle nubi Nèfele e di Atamante, il signore di Orcomeno.
La leggenda narra che Ino, la seconda moglie di Atamante, per placare la terribile carestia scatenata da Nèfele su Orcomeno, convincesse il marito a sacrificare agli dèi i figlioli avuti con questa.
A questo terribile destino pose rimedio, appunto l’ariete dal vello d’oro che, presi in groppa i ragazzi, s’involò verso la Colchide.
Purtroppo , però, durante il volo Elle cadde in mare, in quella regione che venne poi chiamata Ellesponto. Frisso si salvò e l’ariete, per premio, fu trasformato in costellazione.
La stella più importante dell’Ariete è “alfa Arietis” che in arabo si chiama Hamal (“Ariete”) o Elnath (“Colui che colpisce con le corna”). Si tratta di una gigante rossa visibilissima a occhio nudo, distante dalla Terra 80 anni luce.
”Beta Arietis” o Scheratan (“I due segni”) è una stella doppia che dista da noi 50 anni luce.
Osservando con un piccolo telescopio “gamma Arietis”, si possono riconoscere le due stelle che la compongono e che gli arabi chiamarono Mesartun (“I domestici dell’Ariete”).
Sempre con un piccolo strumento, o anche con un semplice binocolo, si possono facilmente separare le due componenti di “lambda Arietis” e riconoscere le tre componenti del sistema triplo “pi Arietis” che distano dalla Terra 650 anni luce.
Proprio accanto a “lambda Arietis”, a un solo grado verso est, si trova la nebulosa a spirale NGC772, anch’essa visibile col binocolo.
Visibile alle 9 di sera
La Costellazione dell’Ariete è la prima delle costellazioni dello Zodiaco; di quelle costellazioni, cioè, che si trovano in prossimità dell’eclittica, ovvero lungo il percorso annuale del Sole.
Le più antiche costellazioni dello zodiaco risalgono alle prime osservazioni del cielo fatte dagli antichi egiziani, almeno 15 mila anni or sono. Mentre la suddivisione in 12 parti, o figure, così come oggi le conosciamo, la dobbiamo ai Sumeri che abitavano le pianure della Mesopotamia 2000 anni prima di Cristo.
In Ariete, a quei tempi, si trovava il cosiddetto “Primo punto d’Ariete”, cioè il punto in cui l’eclittica interseca l’equatore celeste e dove il Sole viene a trovarsi, il 21 marzo, nell’Equinozio di primavera.
Il movimento astrale chiamato “precessione degli equinozi” ha spostato, nel corso dei secoli, il primo punto d’Ariete nella Costellazione dei Pesci e, fra non moltissimo tempo, lo sposterà nell’Acquario.
Quindi, dato che gli astrologi attribuiscono grandissima importanza al punto dove si trova il Sole al momento della nascita, bisognerebbe tenere conto del fatto che, dal punto di vista astronomico, chi nasce nell’Ariete si trova in realtà nel segno dei Pesci.
La Costellazione dell’Ariete è visibile, nei nostri cieli, verso le ore 21, dalla fine di settembre alla metà di gennaio. Il suo punto di massima elevazione, cioè il suo punto più alto sull’orizzonte, si verifica, nelle nostre regioni, il 10 dicembre alle ore 21, quando l’Ariete passa sul nostro meridiano in esatta direzione sud.
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I SEGNI DELLO ZODIACO: LO SCORPIONE
I nati nel segno dello Scorpione, dal 23 ottobre al 22 novembre, secondo gli astrologi, sono tipi piuttosto vendicativi. L’allineamento astronomico di questo periodo, Terra-Sole-Costellazione della Bilancia, fa sì che i “vendicativi” diventino “tolleranti”.
Orione era un gigante ammirato per la sua bellezza e per le sue grandi doti di cacciatore. Alcuni dicono che era figlio del re di Creta Minosse; altri sostengono che sia nato direttamente dal grembo della Terra, per intercessione degli dei Zeus, Poseidone ed Ermes.
Orione, però, era un gigante anche un pò scalognato. Secondo la leggenda, fu dapprima accecato da Enopione, al quale aveva rapito la figlia Merope; poi, riacquistata avventurosamente la vista, dopo essere arrivato ai “confini del mondo”, venne accecato ancora, ma questa volta dall’ira, e si propose di sterminare tutti gli animali dell’isola di Creta.
A questo punto però, per scongiurare la strage, Madre Terra gli manda incontro un enorme scorpione che lo uccide con il suo velenoso pungiglione. Per questo motivo le costellazioni di Orione e dello Scorpione si trovano in zone del cielo diametralmente opposte.
Nello Scorpione brilla “alfa Scorpii” o Antares, la più fulgida di questa costellazione. Antares, che in greco significa “opposta a Marte”, per via del suo colore rossastro, è una stella doppia, ma il suo piccolo satellite, che al telescopio appare di un bel colore verde smeraldo, è così vicino alla grande stella che è quasi impossibile scorgerlo.
Anche “beta Scorpii” o Akrab ("scorpione”) è una stella doppia almeno 1600 volte più luminosa del Sole. Dopo Antares, comunque, la stella più brillante è “lambda Scorpii” o Shaula.
Fra gli ammassi stellari presenti nello Scorpione, M6 è già visibile a occhio nudo. La Costellazione dello Scorpione non è completamente visibile sopra l’orizzonte; per ammirarne tutto il suo splendore bisognerebbe spingersi fino alle coste settentrionali dell’Africa.
Nello Scorpione, nel corso dei secoli, sono apparse molte “stelle nuove” o “novae”. La prima di cui ha notizia stupì l’umanità in una notte di luglio dell’anno 134 a.C.
Il nuovo astro brillò di uno splendore vivissimo per qualche tempo, poi, a poco a poco, si spense fino a scomparire.
La strana apparizione suggerì all’astronomo greco Ipparco di compilare un catalogo, ancora famoso, di tutte le stelle, “affinchè”, come narra Plinio, “i posteri potessero conoscere i cambiamenti nel cielo”.
Oggi sappiamo, grazie ai progressi dell’astronomia, che non si tratta di stelle nuove ma di stelle preesistenti che, tutto a un tratto, esplodono in una grande fiammata liberando, in pochi giorni, tutta l’energia che il nostro Sole emette in diecimila anni.
E’ la fase finale della vita di una stella, da cui prendono ulteriore vita le stelle “nane bianche”, le “pulsar” e i famosi “buchi neri”.
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