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DANTE ALIGHIERI: LA DIVINA COMMEDIA

L'AUTORE
Il "sommo poeta", la figura più grande di tutta la letteratura italiana, nacque a Firenze (maggio 1265) da agiata famiglia guelfa (i guelfi erano sostenitori del Papa contro l'Imperatore). Suo padre era giudice e notaio, la madre morì quando egli era ancora fanciullo, nel 1278. Cinque anni dopo, Dante rimase orfano anche del padre. Continuò comunque gli studi.
Amava il disegno e la musica, ma sapeva usare anche le armi, tant'è che prese parte alla grande battaglia di Campaldino, dove nel 1289 si scontrarono guelfi fiorentini e ghibellini (i sostenitori del poter imperiale) d'Arezzo.
Innamorato - ma non corrisposto - di Beatrice Portinari, che aveva conosciuto all'età di nove anni, ne cantò le lodi in versi dolcissimi. Tuttavia sposò Gemma Donati, dalla quale ebbe tre figli.
Dante svolse attività politica ricoprendo cariche pubbliche finchè non fu accusato di corruzione e costretto all'esilio. Fu con l'inizio delle sue peregrinazioni - che lo portarono a Verona, in Lunigiana e in tante altre parti d'Italia - che prese forma il grande capolavoro letterario: la Divina Commedia.
Ammalatosi di febbre malarica a Venezia, Dante morì il 14 settembre 1321 a Ravenna, dov'è tuttora sepolto nella chiesa di San Francesco.

LA TRAMA
Un uomo di età media, che ha vissuto amarezze e delusioni nell'Italia rissosa del 1300, compie un viaggio che oggi si definirebbe di fantascienza: un'esplorazione del regno dei morti in compagnia di un grande poeta dell'antichità, Virgilio. L'inferno è una voragine a forma di cono rovesciato, un abisso che insieme racchiude e simboleggia il male. Il Purgatorio è un'isola dall'altra parte del globo, che contiene alla sommità il Paradiso  terrestre.
Dante e Virgilio scendono di continuo nelle viscere della Terra, accorgendosi a poco a poco che in realtà stanno risalendo, dall'oscurità verso la luce. Alla fine Dante si troverà vicino alla Divinità; il termine del suo viaggio è la conoscenza di Dio, bene supremo e beatitudine irraggiungibile dall'uomo.

IL PROTAGONISTA
Specialmente nell'Inferno, Dante fa trasparire quella che è stata la storia della sua vita: un amore infantile e poetico per Beatrice, un matrimonio sfortunato, una carriera pubblica che lo portò prima ad alti incarichi nella sua Firenze e poi alla sconfitta e all'esilio. Dante è ancora pieno di collera verso i suoi nemici: non ha perdonato specialmente i traditori, chi per viltà ha servito le peggiori cause.
Mentre scrive è ospite di benefattori; è grato, ma ammonisce "come sa di sale/lo pane altrui e come è duro calle/lo scendere e 'l salir per l'altrui scale". La tristezza si stempera nei Canti successivi: qui emerge con forza il Dante che ha studiato filosofia e metafisica, l'uomo di pensiero che purifica le miserie terrene avvicinandosi, un passo dopo l'altro, a quelle vette in cui l'uomo è più a contatto con il Creatore.

IL CONTE UGOLINO
Dante e Virgilio sono arrivati al fondo dell'Inferno, un lago gelato nel quale soffrono i traditori. Da una buca spuntano due corpi coperti di ghiaccio. E' uno spettacolo davvero orrendo. Uno dei due uomini sta addentando la testa dell'altro. Dante domanda la ragione di questo spettacolo bestiale: perchè tanto odio?
"La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator". E' il conte Ugolino della Gherardesca, capo dei guelfi di Pisa, che si alleò con l'arcivescovo Ruggieri, capo dei ghibellini, per togliere la signoria della città a Nino di Gallura. Cacciato Nino, il conte Ugolino ebbe come premio il tradimento: rinchiuso in una torre con due figli e due nipoti, fino a morire di fame. La testa che egli sta mordendo è quella dell'uomo che lo ha ingannato, Ruggieri.
Prima di parlare, Ugolino si pulisce la bocca dai capelli, poi comincia: "Tu vuo' ch'io rinovelli/disperato dolor che 'l cor mi preme". E' un'emozione che lo divora, e il conte sente l'inutilità del suo racconto. Ma ha di fronte un fiorentino, e spera che le sue parole fruttino infamia al traditore.
Si era fidato di lui. Ha poca importanza, dice Ugolino della Gherardesca, spiegare come sia stato prima catturato e poi lasciato morire. Gli preme soltanto dire quale fine spaventosa è stata riservata a lui e ai suoi cari. Chiuso in prigione, risvegliandosi dopo un incubo, il conte sente i figli che piangono nel sonno e chiedono un pezzo di pane. E' l'ora in cui di solito i carcerieri portano il cibo; ma quella mattina non viene nessuno. Anzi, si sente il rumore delle chiavi che chiudono per sempre la porta della torre. Ugolino impietrisce; i figli piangono e gli domandano che stia succedendo. Il prigioniero non risponde. Tace per l'intera giornata, poi la notte, poi un giorno ancora.
Al risveglio vede i quattro ragazzi che lo guardano e capisce dalla loro espressione quanto stiano soffrendo. Si morde le mani per il dolore. Gli dicono i figli: "E' meglio che tu mangi la nostra carne. Tu ci hai dato la vita, tu ce la puoi togliere". Si lamenta Ugolino: "Ahi dura terra, perchè non t'apristi?". Al quarto giorno un figlio mormora: "Padre mio, che non m'aiuti?", e muore.
Fra il quinto e il sesto giorno si spengono anche gli altri. Ugolino si getta sui loro corpi: per due giorni invoca il loro nome. "Poscia, più che il dolor potè il digiuno". Frase oscura: forse Ugolino muore di fame, o forse per fame divora le carni dei suoi figli.

DANTE ALIGHIERI: LA DIVINA COMMEDIA

Il poema, composto da Dante tra il 1307 e il 1321, consta di 14.233 versi ed è suddiviso in 100 canti, raggruppati in 3 cantiche: 34 canti l'Inferno, 34 il Purgatorio e il Paradiso.
Attraverso i tre regni Dante, protagonista dell'opera, accompagnato dal grande poeta latino Virgilio nei primi due regni, e da Beatrice e san Bernardo nel terzo, compie il viaggio che lo porterà dalla conoscenza del male al Bene sommo, che è la visione di Dio.
Il viaggio dura circa una settimana e incomincia nella notte del Venerdì Santo, l'8 aprile 1300.

Dante Alighieri (1265-1321), fiorentino di famiglia nobile, ma non ricca, si dedicò a studi approfonditi. Si sposò con Gemma di Manetto Donati ed ebbe tre o quattro figli, ma amò soprattutto Beatrice, la giovane figlia di Folco Portinari, che sarà la sua guida in Paradiso. Occupò cariche pubbliche nella sua città e partecipò alle lotte politiche che dilaniavano la Firenze del Trecento. Proprio per motivi politici nel 1302 fu costretto all'esilio e non perdonò mai ai suoi nemici questa drammatica esperienza, che lo segnò e lo fece meditare sulle sorti dell'uomo. Durante l'esilio fu ospite di varie corti dell'Italia settentrionale e scrisse alcune delle sue opere migliori, tra le quali appunto la Divina Commedia. Nell'opera emerge con forza Dante uomo di pensiero che, giunto a metà della sua esistenza, purifica le miserie terrene avvicinandosi, passo dopo passo, a quelle vette dove l'uomo è più vicino a Dio e si sente scelto da Lui per un viaggio mistico che salvi il mondo dal baratro del male e della corruzione.
Virgilio, il poeta latino vissuto a Roma nel I secolo a.C., autore dell'Eneide, viene scelto come guida da Dante che lo considera il proprio maestro. Nel secondo canto dell'Inferno Virgilio riferisce a Dante di essergli stato inviato, per salvarlo dalla selva oscura del peccato, da una donna bella e beata (Beatrice), apparsagli nel Limbo, dove egli si trova. Qui stanno "..color che son sospesi.." tra la felicità e il dolore, i non battezzati, e coloro che non poterono conoscere la Verità perchè vissuti prima della nascita di Cristo. Costoro hanno un forte e insoddisfatto desiderio di Dio. Virgilio indica a Dante, tra gli altri giusti, i grandi poeti dell'antichità (Omero, Orazio, Ovido, Lucano), gli spiriti maligni (Enea, Ettore, Cesare, Camilla) e i sapienti (Aristotele, Socrate, Platone, Cicerone). Virgilio rappresenta per Dante il simbolo della ragione che rende saggio l'uomo.

Il Paradiso è pura luce; è costituito da nove cieli concentrici; è un susseguirsi di sfere celesti, ognuna contraddistinta da un pianeta, secondo l'antico schema tolemaico che poneva la Terra al centro del sistema solare. L'atmosfera non ha nulla di materiale, i sentimenti umani sono svaniti. Beatrice, Cacciaguida, Romeo di Villanova, sono alcuni tra i beati che accompagnano Dante alla purificazione e alla consapevolezza della pace e della perfezione di Dio.

Il Purgatorio è agli antipodi di Gerusalemme, dall'altra parte della Terra, alle pendici di un'altissima montagna in cima alla quale c'è il Paradiso terrestre. E' costituito da un Antipurgatorio e dal Purgatorio vero e proprio, diviso in 7 cornici, tante quanti sono i peccati capitali (superbia, ira, invidia, accidia, avarizia, gola e lussuria). Nostalgia, tristezza e dolore accompagnano qui il cammino della redenzione di molti personaggi tra i quali Casella, Manfredi, Sordello, Matelda. Manfredi, il principe nipote dell'imperatrice Costanza, morto in battaglia, nemico della Chiesa, in vita era stato scomunicato, ma è salvo perchè in punto di morte, piangendo, si è rivolto a Dio. L'uomo può sbagliare, ma Dio sa perdonare.

L'Inferno è una voragine a forma di cono rovesciato, situata sotto Gerusalemme, che arriva fino al centro della Terra, un abisso che racchiude e simboleggia il male. La fervida fantasia di Dante l'immagina diviso in nove gironi, in ognuno dei quali i dannati scontano un tipo di peccato. La cantica presenta una serie di personaggi drammatici e molto umani, come Francesca, Farinata, Pier delle Vigne, Brunetto Latini, il conte Ugolino, che dialogano con Dante continuamente coinvolto nelle loro passioni. Questi personaggi in vita furono spesso ricchi di virtù. Dante onora le loro doti umane (la fedeltà di Pier delle Vigne, la generosità di Farinata, la cultura di Brunetto Latini, suo maestro di retorica), ma li annovera tra i dannati perchè hanno anteposto la grandezza terrena a tutto.