QUESTA È UNA RACCOLTA DI NOTIZIE E FATTI STORICI, ADATTA PER RICERCHE SCOLASTICHE E PER ARRICCHIRE IL PROPRIO BAGAGLIO CULTURALE.
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LO SMEMORATO DI COLLEGNO

Con la pubblicazione sulla Domenica del Corriere della foto di uno sconosciuto, ricoverato da quasi un anno nel manicomio torinese di Collegno, si aprì nel febbraio del 1927 un caso giudiziario che avrebbe appassionato e diviso l’opinione pubblica italiana per anni. Quell’uomo, infatti, il 27 febbraio venne riconosciuto dalla signora Giulia Canella come suo marito Giulio, un professore di filosofia di Verona, scomparso in combattimento in Macedonia durante la guerra, nel dicembre del 1916.

Come tale lo smemorato fu quindi dimesso e riconsegnato ai familiari. Però pochi giorni dopo la polizia ricevette una segnalazione, da cui risultava che in realtà lo sconosciuto era Mario Bruneri, tipografo torinese, pregiudicato e ricercato per truffa, già condannato in contumacia a una pena di oltre quattro anni. L’informazione venne confermata dal confronto delle impronte digitali.

A questo punto lo smemorato tornò in manicomio ed ebbe inizio una lunga controversia nella quale le due famiglie si contesero l’uomo. Attorno al caso si polarizzò un’appassionata partecipazione popolare, equamente divisa tra “bruneriani” e “canelliani”.

Il 22 ottobre 1928 una prima sentenza del Tribunale di Torino, dopo ripetute perizie psichiatriche, sostenne che nei panni dello smemorato di Collegno si celava Mario Bruneri. Tale sentenza fu definitivamente confermata dalla Corte d’appello di Firenze il 1° maggio 1931.

PIEMONTE: IL RISO

Importarlo in Europa dal lontano Oriente furono gli Arabi alla fine del VII secolo, ma le prime coltivazioni di riso in Italia sono di molto posteriori: le prime risaie incominciarono a comparire nella Pianura padana 250 anni fa.

Oggi il nostro Paese è il maggior produttore europeo di riso, con più di 14 milioni di quintali l’anno. E in Italia il primato spetta al Piemonte, con più di 116 mila ettari di risaia nei quali vengono raccolti milioni di quintali di riso all’anno. La capitale del riso è Vercelli: dalle risaie che circondano la città proviene più di 1/3 della produzione nazionale. Oltre alla provincia di Vercelli, anche quella di Novara presenta il paesaggio tipico delle risaie: vaste distese pianeggianti coperte di acqua sotto la quale crescono le pianticelle di riso.

Per garantire l’acqua, elemento indispensabile per la crescita del riso, nel corso dei secoli è stata costruita una fitta rete di canali, il più importante dei quali è il canale Cavour, che prende il nome dal grande statista piemontese dell’Ottocento che ne propugnò la costruzione.

La semina, la coltivazione e la raccolta del riso venivano praticate un tempo tutte a mano e costituivano un lavoro durissimo al quale si dedicavano soprattutto le donne. Erano chiamate mondine e diventarono figure popolari negli anni Cinquanta, quando furono immortalate anche dal cinema. Nei due mesi estivi, quando il lavoro era più intenso, lavoravano a decine di migliaia nelle risaie, immerse anche per 10 ore al giorno nell’acqua, perseguitate dalle zanzare e dall’afa.

Oggi le mondine sono scomparse, sostituite da trattori, mietitrebbie e altri macchinari specializzati che hanno preso il loro posto nelle varie fasi della coltivazione.