LE GRANDI CIVILTA’: I CINESI
III millennio a.C.: primi insediamenti umani lungo le rive del Fiume Giallo.
II millennio a.C.: introduzione del bronzo.
1550 a.C.: la dinastia Shang unifica la popolazione in un regno ben organizzato. Nasce e si diffonde la scrittura ideografica.
1020 a.C.: i principi Chou rovesciano la dinastia Shang e regnano per circa otto secoli. E’ un periodo di disordini e repressioni sanguinose.
221 a.C.: la dinastia Chou viene deposta dal sovrano di Ch’in (una regione nord-occidentale), che prevale su tutti i rivali, riunisce sotto di sè l’intera Cina (che prende appunto il nome da Ch’in) e assume il titolo di Shi Huang-ti (primo imperatore), dando così inizio al Celeste Impero, che attraverso varie dinastie è durato fino al 1911. Per consolidare l’unificazione dello Stato l’imperatore stabilisce un solo codice di leggi, un solo esercito, un unico sistema di pesi e misure, un unico tipo di scrittura. La sua opera più imponente è la costruzione della Grande Muraglia.
206 a.C. – 220 d.C.:prima e seconda dinastia Han. Splendida fioritura delle arti, introduzione del Buddhismo, diffusione dell’agricoltura, produzione della seta e della porcellana.
265-420: dinastia Chin. L’Impero si divide in tre grandi Stati.
818-960: dinastia Tang. La Cina raggiunge il massimo della prosperità e della potenza.
960-1279: dinastia Song. La civiltà cinese è all’avanguardia nel mondo per potenza economica, organizzazione politica e sviluppo della tecnica e delle arti. Nel XIII secolo l’Impero si estende su una superficie di quasi due milioni di kmq, con una popolazione di circa 60 milioni di abitanti, cifra enorme per quei tempi.
1279: Gengis Khan, capo dei “cavalieri dall’arco e dalle frecce”, mongoli nomadi e guerrieri provenienti dalle regioni desertiche dell’Asia centrale, entra a Hangzhou, capitale dei Song, e si proclama imperatore della Cina, trasferendo successivamente la capitale a Pechino. Gli succede Tamerlano.
1368-1644: dinastia dei Ming. Cacciati i mongoli, viene consolidata la grande civiltà tradizionale cinese.
1644-1911: dinastia Ch’ing, proveniente dalla Manciuria. Viene incrementata l’agricoltura, ma l’aumento sproporzionato della popolazione impedisce un progresso economico.
1911: rivoluzione e proclamazione della Repubblica.
1949: avvento al potere del regime comunista.
Un esercito di terracotta
L’imperatore Shi Huang-ti si fece costruire un mausoleo gigantesco, al quale lavorarono 700 mila persone per 36 anni. E’ stato scoperto recentemente dagli archeologi e riveste un’eccezionale importanza: infatti gli scavi hanno permesso di ritrovare un vero e proprio esercito di terracotta costituito da migliaia di statue che raffigurano a grandezza naturale, ciascuna con diversi tratti fisionomici, i soldati e gli ufficiali dell’imperatore, con i loro cavalli e i carri schierati in perfetto ordine di battaglia. Secondo lo storico Sima Qian (136-85 a.C.) sotto il mausoleo c’era, ma non è ancora stato trovato, uno splendido palazzo che conservava un’enorme carta geografica in bronzo della Cina, dove i mari erano rappresentati da una massa mobile di mercurio che fluttuava, controllata da speciali meccanismi.
Un primato culturale
”Non c’è al mondo una città pari a Quinsay (Hangzhou, la capitale), nè capace di offrire allo stesso grado delizie che ci si crederebbe in Paradiso”. Così scrive Marco Polo, che soggiornò in Cina tra il 1271 e il 1291. Per secoli, fino a tutto il nostro Medioevo, la Cina fu il Paese che diede al mondo il maggior contributo tecnico-scientifico. Sono nate in Cina: la carta, la stampa, la bussola magnetica, la polvere da sparo, il timone centrale e i compartimenti stagni delle navi, la carta-moneta.
Gli esami di concorso
Sotto la dinastia Han lo Stato era una monarchia assoluta e burocratica. Assoluta perchè il potere era esclusivamente nelle mani dell’imperatore; burocratica perchè funzionari e impiegati, che dipendevano dallo Stato ed erano stipendiati, esercitavano tutte le funzioni di governo (ministri, governatori, giudici, capi militari, esattori delle tasse). I burocrati, detti mandarini, erano più di 2 milioni e costituivano un ceto privilegiato, reclutato secondo rigidi criteri, con esami di Stato, banditi per ordine dell’imperatore. Si trattava di una prova di cultura: gli aspiranti all’impiego dovevano dimostrare di avere buone conoscenze letterarie e storiche e di conoscere a fondo le regole della convivenza morale e civile. Buona educazione e cortesia erano infatti alla base della vita sociale. La carriera di funzionario civile era la più ambita e onorata. Chiunque poteva partecipare ai concorsi, anche se, in realtà, l’istruzione richiesta era quasi sempre appannaggio esclusivo dei nobili.
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LE GRANDI CIVILTA': GLI INDIANI
L'India è un Paese vasto quasi quanto la metà dell'Europa. Ancora oggi vi si parlano circa 150 lingue: quelle del Nord appartengono al gruppo indoeuropeo, mentre quelle del Sud sono di origine molto più antica. L'arido altopiano del Deccan, nel centro della penisola, anticamente costituì un ostacolo insormontabile per l'espansione delle genti del Nord e la parte meridionale dell'India visse per millenni una vita separata, legata a tradizioni diverse da quelle della regione settentrionale. Nell'area nordoccidentale, fra il III e il II millennio a.C., fioriva una civiltà raffinata. I fondatori erano agricoltori che dall'alta valle dell'Indo si insediarono nel bassopiano, dando vita a centri urbani con alcune decine di migliaia di abitanti, come Harappa e Mohenjo-Daro. Agricoltura (cotone), allevamento (bufali) e commercio fluviale erano alla base dell'economia. Elefanti, barche e pesanti carri a due ruote erano adoperati per il lavoro ed il trasporto. Usavano una scrittura di 400 segni, mai decifrata finora.
Distrutte dal diluvio universale
Harappa e Mohenjo-Daro, pur essendo distanti tra loro più di 600 chilometri, presentavano una struttura urbanistica molto simile. C'erano bagni pubblici, piazze per i mercati, edifici dedicati al culto e molte botteghe artigiane. Harappa crebbe intorno a una collinetta, su cui vennero edificati silos per il grano. Non era fortificata, ma munita di terrapieni per fronteggiare le inondazioni dell'Indo. Mohenjo-Daro presentava su un perimetro di 6 km una pianta a scacchiera: blocchi di abitazioni divise da larghe strade, molto curate per lo scolo delle acque. La scomparsa pressochè improvvisa di queste due città ha fatto nascere molte ipotesi. La più accreditata ritiene che siano state travolte da una colossale alluvione, quel diluvio universale di cui si trova traccia nella letteratura e nei resti archeologici di molte civiltà contemporanee a quella indiana.
L'invasione dal nord
La civiltà dell'Indo tramontò verso il 1500 a.C. sotto la spinta degli arii provenienti dagli attuali Iran e Afghanistan, forniti di armi di ferro e cavalli sconosciuti in India. Gli indigeni, i dravida, furono asserviti o costretti a fuggire verso Sud, nel Deccan, dove ancora oggi vivono in villaggi sperduti alcuni loro discendenti. Gli arii furono più tardi sottomessi dai persiani, poi da Alessandro Magno, infine una serie di guerre interne si risolse con la nascita del Primo Impero (322 a.C.), sotto il principe Maurya, che comprendeva le regioni settentrionali dell'India. La pace fu di breve durata: nel 237 a.C. ripresero le guerre e le invasioni e solo nel 320 d.C. il territorio fu di nuovo unificato sotto la dinastia Gupta che regnò per due secoli (età aurea della civiltà indiana) e fu abbattuta dagli unni. Da allora (con la breve eccezione dell'impero musulmano del Gran Mogol nell'India settentrionale tra il 1500 e il 1700), si susseguirono dinastie locali e dominazioni straniere (i primi europei ad insediarsi furono i portoghesi a Goa nel XV sec.).
Le caste e i veda
Gli arii divisero la società in caste chiuse ed ereditarie, in base alla professione e all'importanza sociale. Questa struttura ha resistito per millenni fino ai tempi moderni. Al vertice c'erano i bramini, sacerdoti onnipotenti che interpretavano i Veda, i libri sacri.
Nella seconda casta c'erano i guerrieri, nella terza i mercanti e i contadini, nella quarta gli operai. Tutti gli esclusi dalle quattro caste erano i paria, gli intoccabili. Gli indigeni dravida facevano parte di quest'ultimo gruppo di miserabili nel quale venivano relegati anche coloro che tradivano le regole della propria casta.
Una società ricca
La civiltà indiana 4000 anni fa era ricca. Contrariarmente a quanto succede nell'India moderna il cibo era sufficiente per tutti e le popolazioni potevano permettersi anche di mantener un folto stuolo di monaci e asceti. Base dell'alimentazione era il riso, condito con carne o legumi. D'inverno si mangiavano focacce e dolci cucinati con farina di frumento. Erano molto popolari anche orzo, miglio, piselli, fagioli, lenticchie. Pompelmi, arance, meloni e melograni erano i frutti più diffusi. Gli indiani usavano molto bere succhi di frutta, a quei tempi assolutamente sconosciuti agli altri popoli.
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LE GRANDI CIVILTA': AZTECHI E MAYA
Le tribù nomadi di cacciatori degli Aztechi, il cui nome deriva forse dal loro mitico Paese d'origine Aztlan (Terra degli aironi), secondo alcuni storici l'attuale California, verso il 1300 d.C., scendendo dal Nord, occuparono alcune terre nella valle del Messico. Da quel momento la loro espansione continuò ininterrottamente per circa due secoli, tanto che nel 1519 dominavano su un vasto impero che andava da un oceano all'altro con 15 milioni di sudditi e che aveva per capitale Tenochtitlan (Roccia del Cactus), su cui oggi sorge Città del Messico.
L'abito fa il nobile
Gli Aztechi furono soprattutto un popolo di guerrieri, governato da un re, assistito da un consiglio di 4 funzionari e dai sacerdoti. Le classi sociali si distinguevano dagli abiti, dalla qualità del tessuto, dal colore e dalla preziosità delle rifiniture. Le penne colorate erano apprezzate più dell'oro. Il copricapo regale di Montezuma, il più famoso dei re aztechi, conservato attualmente in un museo austriaco, tutto di pietre preziose e piume di quetzal (un uccello diffuso soprattutto in Guatemale, dal piumaggio verde-oro) è un eccezionale documento dell'arte azteca di lavorare le piume. La giustizia era amministrata dalla Donna Serpente, che in realtà era un uomo. Non c'erano prigioni: i ladri, ad esempio, dovevano restituire per punizione il doppio di quello che avevano rubato. I nobili erano puniti con più severità della gente comune: se si ubriacavano o rubavano, venivano condannati a morte immediatamente, senza processo.
Gli uomini dello stretto
Si conosce poco dell'origine dei Maya, forse giunti in America dall'Asia nord-orientale attraverso lo Stretto di Bering e poi progressivamente spinti verso Sud dall'arrivo di altre popolazioni di razza asiatica. Tra il 2000 a.C. e il III secolo d.C. essi si insediarono nelle zone attualmente occupate dal Messico meridionale, dal Guatemala, dall'Honduras, dal Salvador e successivamente nella penisola dello Yucatan. Intorno al III secolo i Maya costituirono un impero diviso in città-stato, ma unito dalla stessa lingua e dalla stessa cultura. Dal 300 al 900 circa si colloca l'Antico Impero, il periodo più splendido, e dal 900 al 1690 il Nuovo Impero, detto "periodo Maya-Tolteco", limitato allo Yucatan. In realtà la civiltà Maya incomincia a decadere già intorno al 1450, quando guerre tra piccoli stati rivali, catastrofi (uragani nel 1467) ed epidemie (febbre gialla nel 1482), spopolano e distruggono città e regioni. Quando, nel 1527, arrivano gli spagnoli, la vera civiltà maya è già finita.
Nè metalli nè ruota
I Maya non conobbero mai l'uso dei metalli, nè della ruota e non ebbero animali da tiro. Trasportavano le merci preferibilmente via acqua con grandi canoe, scavate in tronchi di cedro, lunghe anche 25 metri, con 25/40 rematori. Il mais era il prodotto più coltivato. I semi di cacao erano la moneta corrente. Uno schiavo, ad esempio, costava 100 semi. Erano abilissimi tessitori, ceramisti, architetti e studiosi di astronomia, astrologia e matematica; si servivano di un calendario basato sull'anno solare di 365 giorni e avevano una scrittura di tipo ideografico.
Piramidi maestose
I Maya erano politeisti e adoravano divinità contrapposte, benefiche e malefiche. Il loro libro sacro era il Popol Vuh. Gli dèi erano chiamati Signori o Padroni e presiedevano a ogni attività umana. I più noti erano il serpente a due teste e il giaguaro. I contadini, poi, la classe più misera, adoravano anche divinità particolari: i Balamas, protettori delle foreste; i Chaac, signori delle piogge. I sacerdoti, data l'importanza della religione nella vita quotidiana a ogni livello, erano la casta più venerata ed obbedita. I templi Maya, a forma di piramide con terrazze sovrapposte, ricordano le piramidi egizie, ma sono ancora più maestosi.
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LE GRANDI CIVILTA': GLI INCAS
Nell'attuale Perù, sulla città di montagna di Cuzco, regnava intorno al 1200 d.C. la famiglia degli Incas, il cui capo discendeva da Inti, il dio del Sole. Poco alla volta gli Incas estesero il loro impero su tutti i territori confinanti, dalle Ande all'Oceano, dall'Ecuador al Cile, raggiungendo il massimo splendore tra il 1400 e il 1500 e costituendo la più grande civiltà dell'America antica. Caddero, infine, sotto la dominazione degli invasori spagnoli, comandati da Francisco Pizarro, giunti in Perù nel 1532, attratti dalle leggende che parlavano di enormi quantità di oro. Tutte le antiche tradizioni incaiche andarono perdute; per fortuna i preti spagnoli raccolsero e misero per iscritto cronache ispirate alla storia degli Incas che, insieme con i ritrovamenti archeologici, ci permettono di ricostruire i tratti fondamentali di questa affascinante civiltà.
UN DIO TRA LE STELLE
I principali dèi incaici erano le forze della natura: Inti, il Sole; Quilla, la Luna; la Folgore; l'Arcobaleno e gli Astri. Creatore di tutto era Viracocha, immaginato come un vecchio dai capelli bianchi che dimorava al centro della Via Lattea. Gli Incas erano superstiziosi e credevano negli spiriti che abitavano dappertutto, nelle piante, negli uccelli, nelle pietre. I sacerdoti erano anche indovini e per le predizioni osservavano le stelle. Oltre ai due sommi sacerdoti, un uomo e una donna di nobile stirpe, e ai sacerdoti addetti alla cura dei templi, c'erano le Mamacunas o "donne consacrate", dedite all'educazione delle fanciulle nobili destinate a diventare le vergini del Sole.
IL SACRIFICIO DEL LAMA BIANCO
Il primo re inca ad insignirsi del titolo di Sapa fu Roca, intorno al 1300, quando gli Incas incominciarono la loro espansione. Il Sapa Inca (unico imperatore) era un re divino e a lui spettava l'onore di celebrare la Festa del Nuovo Anno, il giorno in cui il Sole si trovava a picco a mezzogiorno sul tempio a lui dedicato nella capitale Cuzco. Allora l'Inca si toglieva la corona, una semplice fascia decorata con un simbolo sacro che gli circondava la fronte, pregava il Sole dentro il tempio e poi usciva sulla piazza antistante a benedire il lama bianco destinato al sacrificio sulle montagne. Al termine del rito tutto il popolo cominciava a far festa, danzando e bevendo chicha (birra di mais). Come il Sole esercitava la sua benefica azione sulle piante e sugli animali, così il Sapa Inca, figlio del dio, regnava per il bene del suo popolo. Quando saliva al trono, l'imperatore doveva sposare la sorella maggiore; il loro primogenito sarebbe stato il successore.
COCA, ALPACA E VIGOGNA
Re e nobili vivevano in palazzi, le classi meno abbienti, invece, in case di pietra e argilla, senza porte nè letti nè sedie. Dormivano su stuoie e sedevano sui talloni. Il pasto principale era quello serale a base di stufato di patate, fagioli e altre verdure, aromatizzato con spezie piccanti. Tutti gli abitanti del villaggio lavoravano: del raccolto, due terzi andavano allo Stato come tributo. Veniva immagazzinato e distribuito in tempi di carestia. Il resto era suddiviso tra i membri della comunità. I contadini coltivavano soprattutto patate, fagioli, peperoni, frutta e granoturco. Nei mesi di dicembre e gennaio si piantava la coca: le foglie di questa pianta venivano masticate e agivano da stimolante. Il consumo di questa droga era riservato ai sacerdoti e alla nobiltà. Sulle montagne i pastori allevavano l'alpaca, con la cui lana tutti si vestivano. La vigogna selvatica, invece, veniva cacciata solo per ordine del Sapa Inca e con la sua lana si facevano abiti esclusivamente per l'imperatore e gli alti funzionari.
SOLO A PIEDI
Il territorio degli Incas, quasi tutto sulle Ande, era aspro e accidentato e aveva bisogno di buone strade per i collegamenti tra le varie zone dell'impero. Due strade principali correvano da nord a sud, in esse confluivano centinaia di strade secondarie da est a ovest. Sugli altipiani le vie erano lastricate di pietra o tagliate nella roccia; sulle coste, invece, non erano spianate ed erano delimitate da file di tronchi. C'erano ponti sospesi per superare le gole o i fiumi, piccole gallerie per abbreviare i percorsi e strade a scalinata per affrontare i tratti più ripidi. Gli Incas non conoscevano la ruota, viaggiavano poco e sempre a piedi. Lungo le strade sorgevano numerose stazioni di posta per il riposo dei corrieri, dei funzionari e dell'esercito. Soltanto il Sapa Inca, che continuamente si spostava da una parte all'altra dell'Impero, disponeva di un mezzo di trasporto: un palanchino con il tetto di piume, portato a braccia dai nobili di rango più elevato.
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LE GRANDI CIVILTA': I GRECI
Conoscere i greci significa scoprire le origini della nostra civiltà, capire meglio il presente attraverso quel lontano passato. In epoca preistorica, le popolazioni greche si indicano con il nome di Achei; il loro maggior centro fu Micene nell'Argolide, da cui partì la vittoriosa spedizione guidata da Agamennone contro Troia, impresa resa famosa dai poemi di Omero. La scrittura, appresa dai Fenici e successivamente perfezionata, e i poemi omerici (IX-VIII secolo) segnano l'inizio dell'età storica. Le popolazioni danno vita a piccole comunità autonome, ciascuna con moneta e leggi proprie: sono le polei o città-Stato, governate da un ristretto numero di nobili. L'economia, basata su agricoltura e pastorizia, non è florida e molti sono costretti a emigrare per cercare terre più fertili e nuove fonti di ricchezza. E' il periodo delle colonizzazioni, prima verso est (Asia Minore), poi verso ovest (Sicilia e Italia meridionale). In Grecia, intanto, alcune città-Stato si affermano sulle altre, creando forme di governo insolite per i tempi e fondamentali per il futuro di tutte le civiltà europee. Siamo nel VI-V secolo a.C. e, accanto a Sparta, modello di governo aristocratico e conservatore, nasce e si sviluppa la democrazia di Atene, la più importante delle città-Stato. Qui lo sviluppo del commercio aveva fatto comparire nuove classi sociali (mercanti, mediatori, artigiani), desiderose di non essere escluse dal governo. Alleatesi con i contadini, imposero riforme, come l'estensione dei diritti politici e la convocazione di assemblee a cui partecipavano tutti i cittadini, escluse le donne, i bambini e gli stranieri. Nel V secolo a.C. Atene raggiunse il massimo splendore anche nell'arte, nella letteratura e negli altri campi del sapere.
Una vita frugale
La popolazione di Atene del V-IV secolo a.C. si aggirava intorno alle 400 mila persone; di queste, 200 mila erano schiavi, 70 mila forestieri (detti meteci) e 130 mila ateniesi veri e propri. Le abitazioni erano piccole, scomode e senza servizi; l'arredamento era modesto e i pasti frugali; prevaleva il consumo di pesce e vegetali, prodotti a buon mercato, menre la carne era riservata a poche occasioni importanti. La gente trascorreva molto del suo tempo all'aperto, nelle piazze e nelle strade. Soltanto le donne, preposte ai lavori domestici, vivevano appartate in casa.
L'agorà
Al centro della polis c'era uno spiazzo aperto, chiamato agorà (raduno), dove si incontravano gli uomini per discutere gli affari importani della citta. Era il cuore della vita cittadina: vi si tenevano le assemblee, si svolgevano i processi, si passeggiava sotto i colonnati chiacchierando, si assisteva a gare di poesia e a giochi in onore degli dèi, si teneva il mercato.
Il lavoro
I Greci ritenevano che lavorare alle dipendenze di qualcuno equivalesse a essere schiavi e perciò preferivano il lavoro autonomo, che poteva essere quello del contadino sulla propria terra o dell'artigiano nella propria bottega. Gli artigiani erano aiutati da schiavi o da giovani apprendisti e lavoravano su ordinazione. Tra i mestieri più apprezzati vi era quello del vasaio, che con la creta produceva utensili domestici e vasi decorati così apprezzati che venivano esportati in tutto il Mediterraneo.
La scuola
Le scuole erano private e la frequenza non obbligatoria. In ogni caso, soltanto i maschi potevano accedervi. Imparavano a leggere, scrivere, contare con l'abaco (una specie di pallottoliere), suonare la lira, cantare, danzare, recitare versi. La base della cultura di un ragazzo ateniese era costituita dall'Iliade e dall'Odissea. Il pomeriggio era dedicato agli esercizi in palestra. A 15 anni il giovane poteva avviarsi a un mestiere come apprendista o approfondire gli studi con un maestro a pagamento, oppure seguire lezioni collettive (sempre a pagamento) tenute nell'agorà o nel ginnasio da filosofi.
Il teatro
Il teatro costituiva un momento importante per i Greci: le rappresentazioni avvenivano solo per 10 giorni all'anno. Si andava a teatro all'alba, si pagava l'entraa (se si poteva, altrimenti ci pensava lo Stato) e vi si trascorreva l'intera giornata. Nei brevi intervalli si consumavano cibi e bevande portati da casa. Lo spettacolo era costituito da 3 tragedie e da una breve farsa satiresca o da 5 commedie. L'interesse del pubblico era molto elevato.
Le olimpiadi
Ogni 4 anni nella città di Olimpia si svolgevano giochi sacri in onore di Zeus (Olimpiadi). Il pubblico accorreva da ogni parte della Grecia e anche dalle isole e dalle colonie. Si sospendevano persino le guerre in corso. Le prime Olimpiadi si svolsero nel 776 a.C. e su questa data si basava anche il calendario greco. Le gare più importanti erano quelle del pentathlon (corsa, lancio del disco, salto in lungo, lancio del giavellotto, lotta).
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CRETA, LA PRIMA CIVILTA' D'EUROPA
Cento anni fa un archeologo inglese, di nome Evans, trovò in un negozio d'antiquariato ad Atene amuleti femminili con incisi dei geroglifici indecifrabili. Evans si convinse che quegli oggetti provenissero da Creta. Si recò nell'isola, acquistò un appezzamento di terreno nel punto in cui si riteneva fosse seppellita la città di Cnosso, assoldò un gruppo di sterratori, e dopo due mesi di scavi si trovò di fronte ai resti del palazzo di Minosse, il famoso Labirinto.
Gli storici dell'antichità, e anche i poeti da Omero in giù, avevano sempre detto che la prima civiltà greca era nata non a Micene, cioè sul continente, ma nell'isola di Creta, e aveva avuto la massima fioritura al tempo di re Minosse, 12 o 13 secoli prima di Cristo.
Ma non si erano mai trovate tracce, tanto che gli storici moderni avevano finito con il negare che a Creta fosse fiorita la grande civiltà che le attribuiva Omero. Ma si sbagliavano.
Richiamati dalla scoperta di Evans, archeologi di tutto il mondo, fra cui anche alcuni italiani, accorsero sul posto e cominciarono a fare da ogni parte buche nel terreno. In breve vennero fuori monumenti e documenti di quella civiltà cretese che dal nome del re Minosse fu chiamata minoica.
Ancora oggi gli studiosi stanno discutendo sulla sua origine: alcuni sostengono che essa sia venuta dall'Asia, altri dall'Egitto. Sicuramente fu la prima civiltà che si sviluppò su una terra europea, raggiunse alte vette e influenzò quella che si sarebbe sviluppata in Grecia e in Italia.
Fu a Creta che Licurgo e Solone, i due più grandi legislatori dell'antichità, vennero a cercare il modello delle loro Costituzioni, qui nacqua la musica corale che Sparta adottò, qui vissero e lavorarono i primi capiscuola della scultura.
Ma com'era la vita a Creta 400 anni fa? Dal modo come viene rappresentata nei bassorilievi e nei dipinti, la gente aveva fattezze piuttosto piccole e snelle, con una pelle di color pallido le donne, abbronzata gli uomini, tanto che venivano chiamati foinokes, che vuol dire pellirosse. Gli uomini portavano sulla testa turbanti, le loro tuniche (anche per le donne) erano strettamente allacciate alla vita. Le donne lasciavano il seno scoperto.
A sentire Omero, su Creta sorgevano 90 città:
- Cnosso era la capitale
- Festo era il gran porto, dove si concentrava il commercio marittimo con l'Egitto
- Palaicastro era il quartiere residenziale
- Gurnia il centro manifatturiero
- Hagia Triada la sede estiva del re e del governo, come dimostra la vitta reale che è stata dissepolta.
Le case erano di 2, di 3, o anche di 5 piani, con le scale interne. E nei dipinti a bassorilievi che ne ornano le pareti si vedono gli inquilini maschi giocare a scacchi sotto gli occhi annoiati della padrona di casa che tesse la lana.
A raccontarci la storia di questa civiltà sono proprio i dipinti e i bassorilievi. I cretesi amavano la caccia e si facevano aiutare da agili e sottili cani, che somigliavano a levrieri, e da gatti selvatici appositamente ammaestrati. Un altro sport praticato dai cretesi era il pugilato. I campioni di peso leggero si battevano a mani nude, usando per colpire anche i piedi, come fanno oggi i siamesi: quelli di peso medio usavano il casco; e quelli di peso massimo anche i guantoni.
Era un popolo di guerrieri, di navigatori e di pittori. E a questi ultimi dobbiamo il fatto di averne potuto ricostruire la civiltà, che sotto Minosse toccò la sua più alta vetta. Non si riesce a capire che cosa ne abbia provocato la decadenza che, a giudicare dalle rovine, dev'essere stata molto rapida. Fu un terremoto seguito dagli incendi che a un certo punto distrusse Cnosso con i suoi bei palazzi? Dagli scavi si direbbe che case e negozi siano stati "sorpresi" mentre i loro abitanti erano in piena e normale attività.
E' più probabile però che la scomparsa della civiltà cretese sia stata provocata da un'invasione di Achei, che, calati sul Peloponneso dalla Tessaglia, avevano fatto di Micene la loro capitale. Essi distrussero tutto, a Creta: anche la lingua, che sotto Minosse non era certamente greca, come ci dimostrano le iscrizioni rimaste. Queste sembrerebbero avvalorare l'ipotesi che i cretesi avessero origini egiziane.
La leggenda di Minosse
Minosse, re di Creta, era considerato figlio di Zeus. Per avere offeso Nettuno, dio del mare, fu punito con la nascita di un figlio mostruoso con la testa di toro e il corpo di uomo, il Minotauro. Minosse decise di rinchiuderlo e fece costruire da un architetto di nome Dedalo, un immenso palazzo composto da una tale quantità di sale e corridoi che nessuno poteva ritrovare la strada del ritorno.
Il terribile Minotauro regnava da padrone in questo labirinto. Ogni anno Minosse gli dava in pasto 7 fanciulle e 7 giovincelli, che venivano consegnati dai popoli vinti in guerra. Il Minotauro fu poi ucciso da Teseo, un principe ateniese, mentre il re Minosse - così si racconta - quando pose fine ai suoi giorni sulla terra divenne uno dei giudici infernali.
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LE GRANDI CIVILTA': GLI ASSIRI
La Mesopotamia, terra tra i due fiumi, Tigri ed Eufrate, fu la sede della civiltà assira (II millennio a.C.). Il nome degli Assiri derivava dal dio Assur e Assur era anche il nome della capitale, circondata da mura imponenti con 13 porte. Erano molto bellicosi, per primi adottarono armi e armature di ferro (corazze, elmi, scudi), la cavalleria, le macchine da assedio come arieti e torri da combattimento.
I re assiri più famosi furono:
- Sargon Ii (722-705 a.C.), che sottomise varie terre in Asia minore e costrinse Babilonia all'obbedienza.
- Sennacherib (704-681 a.C.), definito nella Bibbia "sovrano crudele e orgoglioso", che trasferì la capitale da Assur a Ninive. Fu assassinato in una congiura.
- Assurbanipal (668-626 a.C.), chiamato dai Greci Sardanapalo, ricordato come esempio di lusso e di ricchezza, ma anche per la sua cultura, come attestano le 22 mila tavolette trovate nelle rovine del palazzo imperiale di Ninive.
Dopo la morte di Assurbanipal, lo Stato assiro decadde rapidamente e fu conquistato e distrutto da Medi e Babilonesi. Risorse così il regno di Babilonia (II impero), famoso per il suo splendore, soprattutto sotto Nabucodonosor (604-562 a.C.), ma ebbe breve durata. Nel 538 a.C. la Mesopotamia fu conquistata da Ciro, re dei Persiani.
Il diluvio universale
Anche nella tradizione dei popoli mesopotamici è ricordato il diluvio universale descritto nella Bibbia. In una tavoletta ritrovata a Ninive, si descrive un'alluvione catastrofica avvenuta intorno al 4000 a.C. Il racconto ha analogie impressionanti con quello biblico. La tavoletta, infatti, menziona l'imbarcazione del saggio Utnapishtim (l'Arca di Noè della Bibbia) "sballottata per sette giorni e sette notti" (secondo la Bibbia furono 40).
L'Ulisse degli Assiri
Gilgamesh era il più popolare eroe assiro-babilonese, una specie di Ulisse, protagonista di un poema che ci è pervenuto intatto. In esso Gilgamesh combatte il mostro Kumbaba sui monti al confine con la Siria; compie una spedizione sulla catena del Libano (forse per impadronirsi del legname); si innamora di Ishtar (paragonabile all'Afrodite dei Greci, dea dell'amore); varca il grande Oceano che conduce alla dimora di Utnapishtim; tenta di carpire agli dei il segreto dell'immortalità.
Il regno del terrore
Gli Assiri trattavano con agghiacciante ferocia i popoli vinti in battaglia e se ne vantavano. Ecco l'impressionante testimonianza lasciataci da un re: "Costruii un tumulo davanti alla porta della città, scorticai tutti i capi dei ribelli, ricoprii il tumulo con la loro pelle. Passai a fil di spada 600 guerrieri, diedi alle fiamme 3000 prigionieri. Ad alcuni prigionieri tagliai le mani e le dita, ad altri il naso e le orecchie, a molti cavai gli occhi".
Il primo medico
I popoli della Mesopotamia ritenevano le malattie opera di demoni e di forze magiche; pertanto le cure consistevano principalmente in cerimonie rituali e scongiuri sacri, mediante i quali si cercava di scacciare i demoni dal corpo. A volte si facevano bere al malato bevande amarissime, affinchè il demone che era nel corpo, disgustato, si allontanasse. Il primo medico di cui si conosca il nome è un certo Lulu, che abitò nella città di Ur verso il 2700 a.C. Sempre dalla Mesopotamia proviene il più antico testo contenente indicazioni di medicinali.
Il re Sennacherib fece di Ninive la città più bella del mondo allora conosciuto: c'era un acquedotto che si reggeva su arditissimi archi per una lunghezza di 50 chilometri.
Assurbanibal fece costruire a Ninive una grandiosa biblioteca. I testi sacri e gli atti ufficiali del regno erano incisi su tavolette.
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LE GRANDI CIVILTA': I PERSIANI
L'impero persiano fu il più vasto di tutti gli imperi dell'Antico Oriente. Esso si stendeva sulle terre comprese tra il Mar Egeo, il Mar Nero, il Caucaso, il Mar Caspio, l'Indo, l'Oceano Indiano, il deserto d'Arabia, l'Egitto e il Mediterraneo per un'ampiezza di 7 milioni di chilometri quadrati, con 15/20 milioni di abitanti. I re Ciro, Cambise e Dario, della dinastia degli Achemenidi, furono gli artefici di questa espansione tra il 550 e il 490 a.C. Un territorio così vasto fu conquistato grazie alla forza dell'esercito, ma soprattutto all'uso del cavallo direttamente montato dal cavaliere senza l'imgombro del carro da guerra. Era un modo di combattere sconosciuto agli altri popoli, che permetteva una maggior rapidità nei movimenti.
L'immenso impero fu governato con una certa moderazione nei confronti dei vinti, grazie alla suddivisione in province (satrapie) alle quali era concesso di mantenere la propria struttura sociale, la lingua, la religione. Un satrapo (governatore), scelto tra i nobili persiani le amministrava per conto del re e riscuoteva i tributi, mantenendo stretti contatti con il governo centrale. I tributi erano fissati in prodotti naturali o in metalli o in moneta, a seconda delle possibilità e degli usi locali. La Media, ad esempio, dove era molto sviluppato l'allevamento, doveva dare ogni anno 3000 cavalli, 4000 muli, 100.000 percore. L'Egitto, paese agricolo, doveva fornire grano in quantità proporzionata al raccolto. La più povera Armenia doveva consegnare 3000 polli.
LA RETE STRADALE
L'impero aveva 4 capitali: Ecbatana, Susa, Babilonia e Persepoli, in continuo rapporto tra di loro, grazie alla rete stradale che i re avevano fatto costruire. La più importante era la Via Regia da Susa a Sardi, lunga 2700 chilometri. I corrieri la percorrevano a cavallo in una settimana, avvicendandosi alle stazioni di posta distribuite lungo il percorso. Ce n'era una ogni 25 chilometri. Le strade erano in terra battuta e livellata. Questa efficiente rete permetteva di trasmettere gli ordini con rapidità, di spostare facilmente gli eserciti, di far funzionare il servizio postare di Stato, di incrementare i commerci, favoriti anche dall'introduzione della moneta.
IL DENARO
Il darico d'oro e il siclo d'argento furono le monete coniate dall'impero persiano. Le prime monete di cui si ha notizia sono quelle emesse da Creso, re della Lidia, una regione dell'Asia Minore, tra l'VIII e il VII secolo a.C.: erano di grossa pezzatura e servivano per pagare lo stipendio annuo alle truppe, per offerte ai templi e per acquistare oggetti preziosi. I persiani adottarono questo strumento e coniarono monete più piccole leggere, facilmente trasportabili. Poco alla volta l'uso della moneta sostituì il baratto nelle transazioni commerciali, favorendo gli scambi delle merci, semplificando la contabilità e uniformando i sistemi di valutazione.
ZARATUSTRA IL PROFETA
I Persiani in origine erano politeisti e adoravano le forze della natura: Mitra (il sole), Ma (la luna), Zam (la terra) e così via. Tra il VII e il VI secolo a.C. si diffuse la predicazione di un profeta, Zaratustra o Zoroastro, che proponeva una nuova fede in un Dio unico, Ahura Mazda, spirito del bene e creatore del mondo. Ahura Mazda - secondo Zaratustra - è in lotta con Ahriman, lo spirito del male, un duello eterno, a cui deve partecipare anche l'uomo, libero di scegliere tra il bene e il male. Chi sceglie il bene avrà la ricompensa eterna; chi sceglie il male la dannazione. Il comportamento degli uomini deve perciò essere improntato alla pratica della verità, della giustizia, dell'amore per i deboli, della fedeltà. Così è scritto nell'Avesta, il libro sacro che contiene il pensiero del profeta.
ANNUSARE LA TERRA
I sovrani persiani, detti i Re dei re, avevano un potere assoluto. Ritenevano di essere ispirati dalla divinità nel giudicare e nel governare e le loro decisioni erano indiscutibili. Davanti al re dei re anche i nobili, gli ufficiali, gli ambasciatori, i principi dei Paesi tributari dovevano fare atto di venerazione, prostrandosi fino ad "annusare la terra". Dai resti dei fastosi edifici pubblici emerge il desiderio di esaltare e celebrare la potenza del re: la figura del sovrano, era sempre scolpita in alto, in posizione dominante, attorniata da soldati e sudditi di dimensioni più piccole per far risaltare maggiormente l'immagine del re.
LA CONQUISTA DI ALESSANDRO
L'impero persiano incominciò a vacillare dopo la sconfitta del re Serse nella guerra contro i Greci (479 a.C.). Nei successivi 150 anni furono sperperate risorse e ricchezze e la compattezza dello Stato andò affievolendosi. L'impero crollò definitivamente sotto la spinta dell'esercito macedone di Alessandro Magno nella seconda metà del IV secolo a.C.
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LE GRANDI CIVILTA': GLI EGIZIANI
"I campi ridono, le rive sono inondate. I doni degli dèi scendono dal cielo. Il volto degli uomini si illumina, il cuore degli dèi si rallegra". Così scriveva circa 5000 anni fa su una piramide un poeta egizio esprimendo i sentimenti di gioia e gratitudine del suo popolo per il "padre Nilo". Fin dalla preistoria, infatti, la via dell'Egitto si svolge sulle rive del fiume, le cui piene periodiche rendono fertili le terre circostanti.
Nel V millennio a.C. gruppi nomadi di cacciatori e allevatori si stanziano nella valle del Nilo e attraverso accurate e lunghe opere di bonifica, canalizzazione e costruzione di argini, si trasformano in agricoltori. Fondano i primi villaggi che, con il passare del tempo, diventano piccoli organismi statali con a capo un re. Nel IV millennio a.C. si verifica una progressiva aggregazione di queste comunità fino alla nascita di due Stati: l'Alto Egitto, a sude, e il Basso Egitto, a nord. Intorno al 3000 a.C. un sovrano dell'Alto Egitto (Menes secondo la tradizione) conquista il Delta e unifica il Paese.
Da questo momento l'Egitto diventa una monarchia assoluta, ereditaria, retta da un faraone, "figlio degli dèi". La base della società egiziana è costituita dalle classi popolari (mercanti, artigiani, contadini, operai e schiavi). Al vertice ci sono le classi privilegiate (militari, scribi, nobili, sacerdoti). L'economia è essenzialmente agricola.
Enorme importanza ha la religione, che è politeista (con molti dèi: i più venerati sono gli animali e le forze della natura). Particolare attenzione è riservata al culto dei morti (le piramidi e l'imbalsamazione ne sono testimonianza). Anche l'arte ha carattere prevalentemente religioso. Geometria, ingegneria, idraulica, meteorologia, astronomia, medicina e chirurgia sono le scienze più studiate.
Durante il Regno Nuovo (XIX dinastia), per la costruzione di nuovi edifici, vennero impiegati ai lavori forzati molti operai ebrei. Per quale motivo gli ebrei fossero caduti in disgrazia presso il faraone, dopo essere convissuti pacificamente per circa 400 anni con la popolazione locale, non si sa esattamente. Si impone allora la figura di Mosè, cui era stato affidato dal Signore il compito di liberare il popolo di Israele dalla servitù. Egli, per convincere il faraone Ramses II a lasciar partire gli ebrei, compie una serie di azioni miracolose, note come le dieci piaghe d'Egitto, e ottenne il permesso. Ma ben presto il faraone, pentito del gesto generoso, inseguì con l'esercito gli ebrei. I soldati, però, furono travolti dalle acqua del Mar Rosso, che si erano miracolosamente aperte poco prima per lasciar passare "a piede asciutto" il popolo guidato da Mosè, diretto verso la Terra Promessa.
La storia dell'Egitto si divide in 4 grandi periodi e 30 dinastie.
- 3000-2100 a.C. circa: REGNO ANTICO, I-VI dinastia. Capitali: Thinis e Menfi. Principali faraoni: Cheope, Chefren, Micerino.
- 2100-1600 a.C. circa: REGNO MEDIO, VII-XVII dinastia. Capitale: Tebe. Principale faraone: Mentuhotpe.
- 1600-1100 a.C. circa: REGNO NUOVO, XVIII-XX dinastia. Capitale: Tebe. Principali faraoni: Tutankamen e Ramses II.
- 1100-332 a.C. circa: Periodo della decadenza, XXI-XXX dinastia. Capitali: varie. Con la conquista da parte di Alessandro Magno l'Egitto fu affidato al generale Tolomeo, i cui discendenti regnarono per 300 anni fino alla sottomissione ad Augusto (30 a.C.).
CIBI E BEVANDE
Il pane e la birra erano alla base della cucina egiziana. Per fare il pane gli egizi avevano imparato a macinare il grano, che prima di loro veniva usato solo in chicchi abbrustoliti, e a far fermentare la pasta ottenuta unendo la farina all'acqua e, talvolta, all'aglio. Per fare la birra si sbriciolavano le pagnotte appena cotte e, dopo averle mischiate con l'acqua, si lasciavano fermentare. Infine si filtrava la miscela. Gli egizi mangiavano inoltre carne di bovino, selvaggina, pollame, moltissima verdura (porri, fagioli, ravanelli, cetrioli, lattuga), formaggio e dolcificavano i cibi con il miele, poichè non conoscevano lo zucchero.
Le piramide sono i monumenti funerari dei faraoni. La piramide più importante è quella di Cheope, a Giza, che ha una base di 230 metri e un'altezza di 146 metri. Per sfuggire ai profanatori di tombe, alcuni faraoni si fecero seppellire in sepolcri scavati nella roccia in cunicoli difficilmente accessibili.
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LE GRANDI CIVILTA': GLI ETRUSCHI
Nel VII secolo a.C., nell'Italia centrale (Toscana e Alto Lazio), vivevano gli Etruschi, la popolazione più progredita della penisola dopo i Greci. Nel V secolo il territorio da loro controllato raggiunse la massima espansione (Pianura padana a nord e Campania a sud), dopo di che iniziò il lento declino contemporaneamente alla nascita e allo sviluppo di una nuova potenza, quella romana. Ma chi erano e da dove provenivano gli Etruschi? Le principali ipotesi sono tre: provenivano dall'Asia; erano originari dei luoghi in cui vivevano; erano una popolazione mista tra asiatici e indigeni. Quest'ultima ipotesi è quella più accreditata dagli studiosi del nostro secolo, ma il mistero non è ancora risolto.
FONDATORI DI CITTA'
Gli Etruschi si distinsero dagli altri popoli dell'Italia preromana perchè fondarono numerose città: Tarquinia, Cerveteri, Cortona, Perugia, Arezzo, Volterra, Capua, Pompei, Salerno, Bologna, Parma, Piacenza, Rimini e Marzabotto. A differenza degli altri centri abitati contemporanei, costituiti in gran parte da villaggi di legno, fango e canne, queste città erano costruite con sassi e mattoni e cinte da mura poderose. Sorgevano in genere sulle alture, spesso avevano pianta quadrangolare con vie rettilinee e perpendicolari (esempio tipico è Marzabotto, a 24 km da Bologna). Questa impostazione urbanistica sarà ripresa dai Romani. Ogni centro possedeva un sistema di fognature sotterranee ed edifici con archi e volte, novità tecniche introdotte in Italia proprio dagli Etruschi.
"I Lidi tramandano che durante il regno di Atis, una grave carestia si diffuse in tutta la Lidia (in Asia Minore). Per un certo tempo i Lidi la sopportarono, ma poichè la carestia non accennava a diminuire, anzi si aggravava, il re divise il popolo in due gruppi e sorteggiò quello che doveva rimanere e quello che doveva emigrare. A capo del gruppo destinato a rimanere in patria mise se stesso, e a capo del gruppo in partenza il proprio figlio, il cui nome era Tirreno.. Gli emigranti navigarono alla ricerca di una terra dove abitare. Dopo lungo viaggio..giunsero al Paese degli Umbri, dove costruirono delle città e dove abitano tuttora. Qui mutarono il nome di Lidi in Tirreni, dal re che li aveva guidati" (Erodoto, storico greco del V secolo a.C.)
"Ritengo che i Tirreni non siano coloni provenienti dalla Lidia; infatti non parlano la lingua dei Lidi... Mi pare perciò che sia più vicino al vero il parere di coloro che sostengono che questo popolo è originario del luogo in cui vive. Dai Greci essi sono stati chiamati Tirreni; forse perchè abitavano in torri o dal nome di qualche loro capo. Essi però, nella loro lingua, chiamano se stessi Rasenna, dal nome di un loro condottiero" (Dionigi di Alicarnasso, I secolo a.C.)
GLI OCCHI A MANDORLA
Gli Etruschi avevano statura media e corporatura robusta. Il volto un pò ossuto aveva zigomi sporgenti e marcati, grandi occhi dal taglio a mandorla e labbra sottili (caratteristiche che potrebbero avvalorare l'origine orientale). Il naso era stretto, diritto e di forma allungata. Gli uomini erano di carnagione più scura. Le donne portavano capelli lunghi, avvolti in trecce o riuniti a crocchia.
LA SACRA TRIADE
La religione etrusca era politeista, particolarmente venerata la triade TINIA (Giove), UNI (Giunone) e MENRVA (Minerva). Molte altre divinità dimostrano chiaramente l'influenza della mitologia greca (ARITIMI Artemide; APULU Apollo; TURAN Afrodite; TURMS Mercurio; NETHUNS Nettuno). Accanto a questi dèi erano venerate anche divinità indigene come NORTHIA (dea del Fato), VELTUNA (il dio nazionale), gli dèi "consentes", consiglieri di Tinia, e gli dèi "fulguratores", cui Tinia affidava il compito di scagliare i fulmini. Gli Etruschi credevano nella vita ultraterrena e avevano una cura scrupolosa dei loro morti, che venivano deposti in tombe sotterranee.
LA SCRITTURA
Quel che noi sappiamo degli Etruschi viene in gran parte dalla loro produzione artistica: dipinti, statue, oggetti in ceramica e metallo, ritrovati dagli archeologi soprattutto nelle tombe, oppure dai documenti in lingua greca e latina che li riguardano. Essi infatti avevano una scrittura che, però, non è stata ancora completamente interpretata. Sono stati decifrati i singoli segni e alcuni numeri, ma è tuttora incomprensibile il significato complessivo delle frasi, ad eccezione di circa trecento parole. Si conoscono per esempio i numeri da uno a sei: thu, hut, ci, sa, mach, zal. Tra le principali parole decifrate: clan (figlio), sec o sech (figlia), puia (moglie), zilath (magistrato), lautni (liberto), etera (servo).
Ferro, rame, stagno, piombo, zinco e argento abbondavano nel sottosuolo dei territori abitati dagli Etruschi che impararono ad estrarli e lavorarli con abilità e gusto, tanto da essere considerati dei maestri. L'estrazione avveniva, fin dove era possibile, con picconi, poi si ricorreva al fuoco: la roccia che conteneva il metallo veniva portata al massimo grado di calore e poi investita con getti di acqua fredda per spezzarla. Nelle tombe sono stati trovati anche elegantissimi oggetti d'oro.
Agricoltura, commercio, pastorizia e lavorazione dei metalli furono le principali attività, praticate con molta perizia. Fu costruito un sistema di cunicoli sotterranei per prosciugare valli e pianure paludose e renderle così coltivabili. Ne sono stati identificati 45 km sui pendii dei Colli Albani, 25 km intorno a Veio.
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LE GRANDI CIVILTA': I ROMANI
L'IMPERO
La data di nascita dell'Impero romano è ritenuta solitamente il 27 a.C. quando Ottaviano, ristabilita la pace, ottenne dal Senato il titolo di Augusto e governò da solo Roma come primo imperatore. Da quel momento fino al 476 d.C., anno della caduta dell'Impero romano d'Occidente, si susseguirono moltissimi imperatori di varia capacità e intelligenza, che portarono l'Impero alla massima espansione con 43 province e poi alla decadenza. L'ultimo imperatore fu Romolo Augustolo.
GLI DEI
I Romani veneravano un gran numero di divinità, che si dividevano in "familiari" - come i Lari, protettori della casa, i Penati, custodi delle provviste, i Mani, spiriti degli antenati - e "nazionali", comuni a tutti. Molti di questi dèi si distinguevano da quelli greci solo per il nome.
Ecco i principali:
Dèi romani - Dèi greci - Attribuzioni
Giove - Zeus - re degli dèi
Giunone - Era - moglie di Giove
Minerva - Atena - sapienza e lavoro
Marte - Ares - guerra
Venere - Afrodite - amore e bellezza
Mercurio - Ermete - commercio
Cerere - Demetra - agricoltura
Giano - - inizio e fine
Nettuno - Poseidone - mare
Plutone - Ade - regno dei morti
Apollo - Apollo - sole
Diana - Artemide - caccia
Bacco - Dioniso - vino
I DISCENDENTI DI ENEA
La leggenda racconta che Roma fu fondata nel 753 a.C. da Romolo, figlio di Marte, dio della guerra, e di Rea Silvia, sacerdotessa della dea Vesta e figlia di Numitore, re di Alba Longa, discendente dell'eroe troiano Enea. Numitore era stato spodestato dal fratello Amulio, che fece abbandonare il neonato Romolo e il gemello Remo su una cesta in balia delle acque del Tevere. I due, destinati a morire, si salvarono e furono allevati da una lupa. Diventati adulti, decisero di fondare una città. Subito dopo, però, litigarono: Romolo uccise Remo e divenne il primo re di Roma.
I SETTE RE DI ROMA
La leggenda ci tramanda il nome di sette re di Roma: il latini Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio e gli etruschi Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Gli storici ritengono che siano stati più numerosi, ma non negano che i sette re ricordati siano realmente esistiti.
La Monarchia ebbe fine nel 509 a.C. ad opera dei patrizi (i nobili).
LA REPUBBLICA
Sorta sulle ceneri della Monarchia, la Repubblica era governata da due consoli eletti ogni anno, aiutati da altri magistrati (censori, pretori, questori), da un'assemblea di cittadini e dal Senato. Il periodo vide l'espansione di Roma in Italia, nel Mediterraneo e in gran parte dell'Oriente.
All'interno non mancarono lotte civili, dapprima tra patrizi e plebei per la parità di diritti, poi tra la varie fazioni, simili in qualche modo ai nostri partiti politici. Queste lotte, spesso sanguinose, portarono alla fine della Repubblica e all'avvento dell'Impero.
EROI LEGGENDARI
Orazio Coclite da solo impedì agli etruschi di attraversare il ponte Sublicio sul Tevere, ultima difesa di Roma. Mentre tratteneva gli avversari, combattendo coraggiosamente, i suoi compagni tagliarono con le scuri il ponte di legno alle sue spalle. Gettatosi, infine, nel fiume, riuscì a salvarsi e ricevette grandi onori.
Muzio Scevola aveva tentato invano di uccidere il re etrusco Porsenna: catturato dai nemici, davanti agli occhi dello stesso Porsenna, tese sul fuoco la mano destra, che aveva fallito, e la lasciò bruciare. Per questo gesto eroico gli fu concessa la libertà.
LA FAMIGLIA
Il padre aveva potere assoluto sulla moglie e sui figli, anche adulti. I figli dei ricchi andavano a scuola. Gli insegnanti erano in genere greci, talvolta schiavi o liberti (ex schiavi). Le figlie a 13 anni smettevano di andare a scuola ed erano educate a diventare brave casalinghe.
I Romani portavano tre nomi: il primo (prenome) era quello personale; il secondo (nome) era quello della "gens" (il gruppo cui facevano capo più famiglie con un antenato in comune); il terzo (cognome) era quello proprio della famiglia.
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