QUESTA È UNA RACCOLTA DI NOTIZIE E FATTI STORICI, ADATTA PER RICERCHE SCOLASTICHE E PER ARRICCHIRE IL PROPRIO BAGAGLIO CULTURALE.
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CLEOPATRA D'EGITTO

Il nome di Cleopatra fu preso nell'antichità da numerose principesse e regine in Macedonia, Siria ed Egitto. Ma la più importante di tutte fu quella che ebbe rapporti stretti e controversi con Roma: Cleopatra VII Filopatore, di cui si disse che, se avesse avuto il naso più lungo, sarebbe cambiata la storia. La curiosa definizione nasce dalla straordinaria bellezza di questa donna, che fu amata prima da Giulio Cesare e quindi dal grande rivale di Ottaviano, Marco Antonio. Le monete coniate nell'epoca non rendono il fascino della grande regina, ma le testimonianze non lasciano dubbi.

Salita al trono nel 51 a.C., quando aveva appena 18 anni, Cleopatra spartì dapprima il potere con il fratello Tolomeo Dioniso, contro il quale scese però presto in lotta. Sperando nel favore di Roma, e sapendo che Pompeo Magno si era dato alla fuga dopo una battaglia perduta con Giulio Cesare, il giovane sovrano finse di dargli accoglienza e lo fece invece assassinare. Gesto vile che tuttavia non servì a nulla. Dopo avere colto in lacrime la notizia che il suo grande avversario era stato ucciso, Cesare prese le parti di Cleopatra. Tolomeo, anch'egli battuto in guerra, fu tolto di mezzo.

Con il capo romano la splendida regina ebbe un lungo rapporto, dal quale nacque un figlio, Cesarione. Cleopatra era in riva al Tevere quando, negli Idi di marzo del 44, il dittatore cadde sotto il pugnale di Bruto e degli altri congiurati. Tornata nella sua terra, liberatasi  da un altro fratello che Cesare le aveva posto accanto, trovò un secondo protettore in Antonio. Gli andò incontro dopo la battaglia di Filippi, lo fece innamorare, cominciò con lui una vita di lusso e di piaceri. Nacquero ancora 3 figli, ai quali il romano concesse titoli e territori. Ma oramai si avvicinava la rottura fra Antonio e Ottaviano. Lo scontro decisivo avvenne sul mare presso Azio, nel 31 a.C.. Visto che la sua flotta veniva sopraffatta, Cleopatra si diede alla fuga seguita da Antonio, che si tolse poco dopo la vita. La medesima sorte subì lei, non senza però aver tentato di sedurre anche Ottaviano. Sapendo che avrebbe dovuto figurare come prigioniera nel trionfo del generale romano, la regina preferì la morte. Ottaviano, implacabile, fece uccidere anche il giovane Cesarione.

Da Giulio Cesare dentro un tappeto
Si racconta che Cleopatra, per poter incontrare Cesare, si fece avvolgere da un servitore in un tappeto, srotolato in quale lo stupito romano si vide comparire, nelle proprie stanze, quella inattesa ospite. Doveva essere quindi una donna agile e leggera, come l'ha raffigurata George Bernard Shaw in una sua famosa commedia. Spiritosa e colta, padrona delle lingue mediterranee, abituata a primeggiare a Corte e in qualsiasi salotto, Cleopatra affascinava non solo con la sua bellezza ma anche con la sua straordinaria personalità. Non poteva essere altrimenti, se dopo 2000 anni il suo nome è ancora celebrato.

Fu un aspide o un pugnale?
Stando alla leggenda, la regina si fece servire un cesto di frutta dentro il quale si allungava un aspide, un serpentello dal morso mortale. Gli storici hanno però i loro dubbi, condivisi dai naturalisti. O si trattava di un cobra o, più probabilmente, Cleopatra si diede la morte - o se la fece dare - con un pugnale. Né è escluso che si sia avvelenata con una qualche pozione, senza affrontare i denti acuti del rettile. Tuttavia la versione più romanzesca è tuttora viva: e in ogni quadro la bella egiziana viene rappresentata insieme al suo serpente, pronta ad avvelenarsi.

TZU-HSI IMPERATRICE DELLA CINA

Il nome Tzu-Hsi è pressoche sconosciuto in Italia: ma la colpa è solo della nostra ignoranza. E' colpa anche di una certa cultura europea, che si limita a considerare bizzarri e, tutto sommato, poco interessanti i personaggi e gli avvenimenti di Paesi remoti.
Tzu-Hsi è stata l'ultima vera imperatrice cinese. Avrete visto al cinema, oppure ritrasmesso in TV, il fastoso film di Bernardo Bertolucci sull'imperatore bambino, che prima fu detronizzato da una rivoluzione e poi trascorse una vita oscura sotto il comunismo di Mao. Bene: a dare a quel fanciullo le insegne regali fu proprio Tzu-Hsi o, come la chiamavano, "l'imperatrice vedova". Questa donna formidabile, piena di pregi e di difetti, intelligente e crudele, tenne in pugno il suo vastissimo Paese dal 1861 ai primi anni del nostro secolo, esattamente fino al 1908. Per una gran parte di questo periodo il suo compito fu, dal punto di vista giuridico, di semplice reggente. Però era lei a insediare i sovrani, che sceglieva giovanissimi fra i suoi parenti: prima un figlio, poi dei nipoti. Ragazzi privi, dunque, di una loro precisa volontà, che venivano dominati dalla terribile regina.

All'inizio nulla sembrava far prevedere una così straordinaria carriera. Tzu-Hsi era una delle tante ragazze di famiglia nobile cui poteva capitare in sorte di essere chiamate al palazzo imperiale. Qui regnava Hsien-Feng, debole e corrotto, che poteva avere tutte le mogli che voleva. Una di queste, e non di primissimo rango, fu appunto Tzu-Hsi. La sua fortuna fu di dare al regale marito l'unico figlio maschio. Astuta com'era, riuscì a farsi amica la moglie più potene, Niuhuri, che restò sempre sotto la sua influenza. Rimasta vedova, Tzu-Hsi sopportò a lungo la presenza di questa compagna-rivale. Poi, volendo il potere da sola, la fece avvelenare.

Anche contro Tzu-Hsi si progettarono congiure di vario tipo, ma sempre senza esito. O era lei a scoprirle, oppure l'avvertivano i suoi fedeli. Ma le battaglie più dure dovette combatterle contro gli europei, che miravano al controllo dei commerci cinesi. Dapprima, come tutti nella sua terra, la regina si limitò a disprezzare gli occidentali, che giudicava gente priva di cultura e interessata invece a "sciocchezze" come la scienza e la tecnica. I potenti cannoni inglesi, francesi, tedeschi, anche italiani le fecero cambiare idea: e pure l'imperatrice cercò di dare armi moderne ai suoi eserciti. Ma ormai era troppo tardi. Sempre più fragile, il grande regno del Drago si dissolveva, e altri colpi mortali venivano dai giapponesi, fino allora considerati con disprezzo. Si affermava un mondo nuovo e, con la vecchia regina, il ventesimo secolo segnava anche la morte dell'antichissimo impero.

Doppio gioco con i Boxers
Tzu-Hsi si trovò sempre combattuta fra la tentazione di reprimere le rivolte e quella di usarle contro gli odiati "bianchi". Così avvenne per il movimento dei Boxers (una società segreta), che alla fine del secolo assaltarono le ambasciate straniere. Dapprima l'imperatrice li protesse, sperando che alla fine cacciassero - o, meglio, massacrassero - gli europei. Poi, quando vennero sconfitti, finse di deplorarne l'azione. Conservò il trono perchè nemmeno gli occidentali avevano interesse a una Cina caduta nell'anarchia. Ma era inevitabile che i movimenti nazionalisti incontrassero sempre maggiore seguito, ponendo fine al vecchio regime.

La rivolta dei Taiping
Una delle prime rivolte che l'imperatrice si trovò a fronteggiare fu quella dei Taiping: una setta fondata da un contadino che si era costruito una sorta di cristianesimo a modo suo e si proclamava di origine divina. I Taiping conquistarono regioni intere, e ci vollero decenni per sconfiggerli. La guerra interna provocò decine di milioni di morti: un numero raggiunto solo nel secolo successivo, sotto Hitler e Stalin.

Usanze crudeli
Per un occidentale è sempre stato difficile capire la Cina, dove convivevano forme raffinatissime di civiltà e usanze di inaudita crudeltà. Negli ultimi anni del suo regno Tzu-Hsi credette di mostrarsi progressista modificando le procedure per la pena di morte: invece che tagliati a fette, i colpevoli venivano semplicemente impiccati. Per le sue vendette private, invece, la regina usava il veleno.

 

CRISTINA DI SVEZIA

Gli storici, i romanzi popolari, il cinema ce l'hanno tramandata in abiti maschili, giubbetto di cuoio e pantaloni aderenti, spada al fianco. Figlia di re Gustavo II, nata a Stoccolma nel 1626, Cristina ebbe fin dall'infanzia una strana educazione. Divenne presto una delle ragazze più colte del suo tempo, imparando otto lingue fra le quali il greco, il latino e l'italiano. Nello stesso tempo i precettori la trattarono come un giovanotto, non si sa bene se per volontà loro o dell'incontrollabile allieva. Aveva appena 6 anni quando il padre venne ucciso, e fino a diciotto si affidò a un Consiglio di reggenza, che mostrò di saper governare con buon successo. Infatti la giovane sovrana si avvalse del loro apporto anche nel periodo successivo.

Anche dal trono, tuttavia, Cristina continuò a mostrare una sconcertante personalità. Poco a poco si disinteressò degli affari di Stato, lasciandoli in mano a favoriti avidi e scarsamente capaci. Si mise in rapporto con scienziati, letterati e filosofi, fra i quali il francese Cartesio che la spinse al cattolicesimo: ma questa lodevole attitudine non le impedì di spendere cifre pazzesche, tanto da allarmare gli ambienti di Corte. Pareva stanca del potere e propensa piuttosto a divertirsi: così a 28 anni abdicò in favore del cugino Carlo Gustavo, e cominciò a girare per l'Europa.

Il seguito della sua vita è una curiosa alternanza fra serie aspirazioni contraddette da un'indomabile insofferenza, distacchi dalla politica attiva alternati con il desiderio di riavere una corona. Si fece subito cattolica, venne ricevuta a Roma dal papa Alessandro VII, chiese la protezione di Filippo IV di Spagna ribellandosi poco dopo e passando dalla parte dei francesi. Nel 1656 andò quindi a Parigi perchè l'aiutassero a diventare regina di Napoli, quattro anni più tardi tornò in Svezia dove Carlo Gustavo era appena morto. Sperava di potergli succedere, ma i circoli protestanti si opposero, vietandole anche di propangadare la fede cattolica. Riprese perciò i suoi inquieti viaggi, raccolse fondi per aiutare la Repubblica di Venezia contro i Turchi, tornò un'altra volta a Roma per farsi proteggere dal papa Clemente IX. Stavolta aspirava al trono di Polonia. Ma nessuno ormai più la voleva, nè i polacchi nè gli svedesi. Divenne così praticamente una cittadina romana, abbandonando la politica e dedicandosi a raccogliere splendidi libri e quadri nel suo ricco palazzo. Morendo lasciò, nel 1689, la sua biblioteca in Vaticano, e venne sepolta in San Pietro.

IL RIFIUTO DI SPOSARSI
Brillante, abile nel comando, Cristina era tuttavia egoista, instabile, disordinata. Un anno creava scuole importanti, ponendo le basi per un sistema moderno di istruzione. Un altro anno nominava decine e centinaia di conti, baroni, nobili vari assicurando a ciascuno un appannaggio e spendendo per questo somme insostenibili. A Stoccolma speravano che un matrimonio con qualche principie di buon senso riconducesse alla ragione la capricciosa sovrana, ma Cristina rifiutò sempre di sposarsi. Stanca di queste controversie, già nel 1651 la regina voleva abbandonare il trono. La convinsero provvisoriamente a restare, ma tre anni dopo sopravvenne l'abdicazione definitiva. Salvo pochi simpatizzanti, l'intera Svezia trasse un sospiro di sollievo.

ISABELLA DI CASTIGLIA

I memorialisti della sua epoca, la fine del '400, la descrivono piccoletta, un pò rotonda, i capelli biondo miele, gli occhi chiari come la pelle: un tipo, insomma, non troppo spagnolo. Ma quella della regina Isabella è una fragilità solo apparente. Ha una solidità plebea, una naturale disposizione al comando. Fin da ragazza, d'altronde, ha imparato a battersi. Nata nel 1451, ha appena 17 anni quando le muore un fratello maschio e c'è chi protesta quando tocca a lei il titolo ereditario. Anche il matrimonio con Giovanni II d'Aragona, avvenuto l'anno seguente, trova ostile una parte della nobiltà. Si fanno avanti vari pretendenti e, quando Isabella nel 1474 si fa proclamare regina della sua Castiglia, scoppia la guerra civile. Dovranno passare altri cinque anni, con battaglie e firme di trattati, prima che termini la dissidenza.

In questo periodo si ha un altro evento di grande importanza. Il marito di Isabella diviene a sua volta re di Aragona: e sebbene formalmente le due corone restino divise, e i sovrani regnino separatamente, di fatto si assiste alla riunificazione della Spagna. E quelli che vengono definiti i "re cattolici" intraprendono le spedizioni decisive contro il lungo dominio dei Mori nella penisola iberica.

La Spagna viene liberata dai musulmani nel 1492. E' lo stesso anno in cui Colombo scopre l'America, altro fondamentale avvenimento di cui Isabella è protagonista. E' anzi il ritorno della pace che convince la regina a finanziare la spedizione oceanica del grande navigatore. Granada, la splendida città moresca, cade nel mese di gennaio. Colombo lascia il porto di Palos ai primi di agosto. In ottobre le sue caravelle raggiungono le coste del nuovo continente. E' l'intera storia del mondo che sta cambiando.

I primi passi verso la fondazione in America di un vastissimo impero coloniale rafforzano l'immagine di Isabella, i cui ultimi anni vengono funestati da numerosi lutti. Due figli, un maschio e una femmina, le muoiono insieme a un nipote. Un'altra figlia, Giovanna, diventa pazza: e quando nel 1504 la regina muore, poco più che cinquantenne, è re Ferdinando che assume la reggenza. Ma sarà il figlioletto di Giovanna a dare al suo Paese il massimo splendore: Carlo V, l'imperatore cui si attribuisce la famosa frase: "Sopra i miei domini il sole non tramonta mai".

IL VIAGGIO DI COLOMBO
Cade Granada, la Spagna è libera dai Mori, la regina fa richiamare Colombo. La trattativa, che coinvolge nuovamente scienziati, teologi, religiosi di vario prestigio, va avanti con fatica. A convincere Isabella è un sacerdote, padre Perez, che le manda una lettera il cui contenuto è rimasto segreto. A un certo punto è lo stesso Colombo che crea nuove difficoltà, chiedendo i titoli di ammiraglio e i poteri di vicerè nelle terre che verranno scoperte. La regina esita ma i suoi consiglieri insistono: o Colombo fallisce, e allora non avrà nessun riconoscimento; oppure riesce, e allora i suoi privilegi se li sarà guadagnati. Alla fine un uomo di affari aragonese, Santangel, finanzia il viaggio. Vuole la leggenda che Isabella, come garanzia, abbia impegnato addirittura i propri gioielli: ma è un'invenzione. Alla regina bastava un cenno, e i suoi ordini venivano eseguiti.

Nel loro primo incontro, anno 1486, Isabella e Cristoforo Colombo hanno la medesima età, 35 anni. Il genovese, psicologo e grande conversatore, sa che la regina ama l'arte e la poesia, è in grado di ascoltare idee che ad altri sembrano fantastiche. E tale infatti viene giudicata dagli scienziati spagnoli la sua proposta di raggiungere le Indie per via di mare, facendo il giro della terra. Isabella resta affascinata, ma ha altri e più gravi pensieri: la guerra contro i musulmani, le grandi spese militari che svuotano le casse dello Stato. Perciò passano anni senza che si parli più della favolosa spedizione. Colombo, amareggiato e deluso, non ha quasi più speranze.

ELISABETTA D'INGHILTERRA

Una gioventù trascorsa fra sangue e intrighi, sempre con il rischio di essere assassinata. Un lungo periodo di regno, ben 45 anni, in splendida solitudine, rifiutando di sposarsi, vigilando implacabilmente contro la minaccia di sommosse e attentati. Un clima tragico segna la grande Elisabetta fin dalla primissima infanzia. Ha poco più di 2 anni quando sua madre, Anna Bolena, viene fatta giustiziare dal marito Enrico VIII, l'uomo della rottura con la Chiesa cattolica. L'accusa di infedeltà rivolta alla sfortunata regina si ripercuote sulla figlioletta, che il padre ripudia come illegittima.

Elisabetta vede morire i suoi amici, accusati di tradimenti vari, e si isola negli studi. Impara il latino, l'italiano, il greco e il francese. Diventa un'abile musicista. Questa vita ritirata non impedisce alla sorella Maria Tudor, incoronata nel 1553, di farla rinchiudere nella Torre di Londra. Solo quando muore Maria, nel 1558, Elisabetta torna libera. Il trono è suo. Comincia un periodo nuovo, che porterà la nazione inglese alle maggiori fortune.

Elisabetta, cattolica in gioventù, cerca inizialmente una difficile mediazione fra la sua antica fede e gli interessi della Chiesa anglicana. In breve però la questione diventa politica, e la regina fa prevalere i diritti dello Stato su quelli religiosi: o meglio, esercita uno stretto controllo sul clero anglicano, perseguitando i cattolici, i calvinisti e in genere i cittadini che si dissociano. Questa azione le procura l'inimicizia di un potentissimo re cattolico, Filippo II di Spagna, e di Maria Stuarda, che ha ereditato la corona di Scozia e rivendica anche quella inglese.

Sono anni di eventi tragici e grandiosi. Filippo organizza l'Invencibile Armada, una flotta di 140 navi con 2500 cannoni e 20 mila soldati, con la quale progetta di invadere l'Inghilterra. Una tremenda tempesta e l'abilità dei marinai avversari provocano però alla Spagna una totale sconfitta. Anche la sorte di Maria Stuarda è segnata. Dapprima viene tenuta prigioniera, pur con molti riguardi. Ma quando un suo fedele tenta di uccidere Elisabetta, la regina la fa decapitare.

Lo scontro con la Spagna si estende frattanto ad altri continenti. Sugli oceani, pirati e corsari famosi al soldo di Londra, primo fra tutti il famoso Francis Drake, abbordano le navi e conquistano possedimenti nemici Si comincia a delineare quello che diventerà l'impero britannico. Quando muore, a 70 anni, nel 1603, Elisabetta è la sovrana più potente del mondo.

Si dà per certo che Elisabetta, pur senza mai sposarsi, si innamorò profondamente di un altro suo favorito, il conte di Essex. La regina era però in età già avanzata, il rapporto era tempestoso. Essex, uomo di grande fascino, fu per molti anni consigliere della sua sovrana: e nel 1599 - Elisabetta aveva ormai 66 anni - tentò senza successo di portare sotto la corona inglese la cattolica Irlanda. Poco più tardi questo irrequieto e ambizioso personaggio si mise a capo di una rivolta. Elisabetta lo smascherò e, angosciata ma inflessibile, lo fece giustiziare.

CATERINA II DI RUSSIA

Dopo due secoli, i giudizi degli storici sono ancora divisi. Fu la grande imperatrice che portò la Russia nell'ambito delle maggiori potenze europee, rendendola anche arbitro di conflitti internazionali? Fu invece una donna viziata e viziosa, che si circondava di favoriti, uno più incapace dell'altro? Fu una vera letterata, scrittrice lei stessa, amica dei più esperti spiriti francesi, autrice di leggi moderne? O non fu piuttosto una dittatrice, interessata solo al potere, pronta per questo ad ammazzare il marito, a privare del trono il figlio?

In verità Caterina II fu questo e quello: uno straordinario personaggio, pieno di contraddizioni. Certo aveva un animo duro. Moglie del re Pietro III, lo lasciò regnare solo 6 mesi, dal gennaio al giugno 1762. Il marito era un uomo volgare, intemperante, che la detestava. Caterina ricambiava questi sentimenti e, temendo di essere cacciata, favoriva le congiure. Una di queste ebbe successo: Pietro III venne ucciso e la regina, con la scusa che il figlio aveva appena 8 anni, lo mise in disparte e si accinse a regnare da sola. Resistette così 34 anni, malgrado difficoltà di ogni genere e sollevazioni popolari.

Indubbiamente la sua opera fu notevole. Fondò 144 città, i suoi eserciti vinsero 78 battaglie. D'accordo con Austria e Prussia, partecipò alle spartizioni del'infelice terra di Polonia. Sconfisse prima i Turchi e quindi fece pace, traendone buoni vantaggi. Si oppose all'espansione inglese e, quando la Rivoluzione francese minacciò di diffondersi in tutta Europa, si apprestò a mandare contro Parigi le sue truppe. La fermò solo la morte, nel 1796.

La mancanza di denaro impedì a Caterina di espandere, come avrebbe voluto, il sistema scolastico. Quanto all'organizzazione sociale, assegnò alle grandi famiglie importanti cariche e privilegi, mentre alla piccola nobiltà venivano assegnate funzioni minori. A soffrire era il popolo, ridotto in schiavitù. I contadini erano dei semplici servi, dei quali i proprietari potevano disporre a piacimento. Se qualcuno si ribellava, veniva deportato in Siberia.

Se poi l'imperatrice ebbe grandi meriti nel riorganizzare l'amministrazione dello sterminato Paese, separando il potere burocratico da quello giudiziario e finanziario, i suoi governi non fecero sforzo alcuno per modernizzare la Russia. I nuovi metodi industriali, le tecniche agricole che si stavano diffondendo in Occidente vennero ignorate. Quando Caterina morì, la sua nazione era tra le più forti d'Europa, e tra le più arretrate.

La rivolta dei Cosacchi
Ne hanno parlato grandi scrittori, come Puskin e Esenin. Caterina era a metà del suo lungo regno quando scoppiò la rivolta dei cosacchi, guidati da Emeljan Ivanovic Pugaciov. fra il 1773 e il 1774 gli insorti riuscirono quasi a raggiungere Mosca. Erano esasperati dalla loro condizione di servi della gleba, dalle tasse troppo pesanti, dalle persecuzioni religiose. Però Pugaciov, per quanto abile e capace combattente, non ebbe fortuna. I soldati russi lo catturarono e lo portarono in una gabbia di ferro fino a Mosca, dove il rivoluzionario venne barbaramente squartato. Altri sovrani avrebbero tratto dall'insurrezione l'incoraggiamento a trattare meglio i contadini, ma Caterina non era il tipo. Al contrario, attuò una politica ancor più rigida, che andò avanti anche nei decenni successivi.

VITTORIA D'INGHILTERRA

Il suo titolo completo è: Vittoria, regina di Gran Bretagna e Irlanda, imperatrice delle Indie. Fu il caso, o meglio una catena di lutti, a portarla giovanissima sul trono. Aveva appena 8 mesi quando le morì il padre, Edoardo, duca di Kent, quarto figlio di re Giorgio III. Nella linea di successione, molti altri avevano più diritti di lei. Sua madre, Maria Luisa di Sassonia-Coburgo-Gotha, traboccava di titoli nobiliari ma non certo di ricchezza. Unico vero puntello era lo zio, Leopoldo, destinato più tardi a regnare sul Belgio. Nessuno insomma pensava che la giovane principessa, sballottata fra le Corti tedesche, priva di qualsiasi aspirazione dinastica o idea politica, potesse diventare la figura più importante del diciannovesimo secolo. Uno alla volta, però, gli altri pretendenti morirono. E nel 1837, dopo la scomparsa dello zio Guglielmo IV, Vittoria venne solennemente incoronata. Aveva 18 anni.

Si parla ancora oggi di "epoca vittoriana": e infatti è tutto un mondo scomparso che porta il suo nome. In realtà, nella vita di Vittoria, si possono distinguere due periodi. A 21 anni sposò un cugino coetaneo, Alberto, anch'egli cresciuto ed educato in Germania. Fu un matrimonio felice e quando, nel 1861, il principe consorte entrò nella tomba, la vedova si chiuse in un lunghissimo isolamento, protrattosi in pratica per 40 anni. Alberto era stato un consigliere influentissimo della consorte, e si può dire che la coppia reale guidò la politica estera londinese. Vittoria era molto legata al partito "whig", aristocratico, ciò che le procurò in seguito molti dissensi, con i conservatori prima, e poi con i liberali. In molte occasioni il marito contribuì a smussare le controversie, senza che ciò tuttavia aumentasse, nel Paese, la sua popolarità. I londinesi continuavano a considerarlo uno straniero, e a sospettarlo di favorire interessi di altri Paesi.

Anche dopo la morte di Alberto la regina continuò a sorvegliare i rapporti internazionali. Ma stava spesso nel suo castello di Balmoral, in Scozia, oppure nell'isola di Wight, dove poi morì. Grazie a primi ministri, che si chiamavano Melbourne, Palmerston, Disraeli, Gladstone, il potere britannico si estendeva frattanto in tutto il mondo.

Nel 1876 Vittoria divenne imperatrice delle Indie, nel 1887 e 1897 furono celebrati con straordinari festeggiamenti i suoi 50 e 60 anni di regno. Quando la vecchia regina morì, a 82 anni, l'Inghilterra era la nazione più potente della terra.

UN MATRIMONIO CON NOVE FIGLI
Dopo la morte del principe Alberto, la regina visse per decenni in completo ritiro. Aveva spesso contrasti con i governanti ma si rifiutava di riceverli, oppure li obbligava a estenuanti spostamenti fra i suoi castelli. La coppia aveva avuto ben 9 figli, che però Vittoria teneva lontani dagli affari politici. Il primogenito Edoardo, che doveva succederle quando già era in tarda età, passava la vita a Parigi o nella Riviera francese, fra gioco e belle donne. Secondo però qualche pettegolezzo, anche la vecchia signora trovò un nuovo affetto fra i suoi servitori: una diceria che non è mai stata verificata.

L'EPOCA
Siamo abituati a considerare l'èra vittoriana come un periodo lunghissimo e statico, pieno di falso perbenismo, più ipocrita che da imitare. La realtà è diversa, per molti aspetti. Fu anche merito della regina se in Inghilterra furono vietate pratiche crudeli come la berlina - il condannato esposto in piazza - e i combattenti fra animali. Inoltre la politica dei governi vittoriani diede nuovo vigore al regime parlamentare, favorì le idee di libertà, accolse numerosissime esuli da altri Paesi: basti, fra tutti, ricordare il nome di Giuseppe Mazzini. Nello stesso tempo si affermava la cosiddetta "rivoluzione industriale", che portava la Gran Bretagna all'avanguardia fra le nazioni. Così Londra divenne il primo centro commerciale del mondo, mentre si consolidava il dominio inglese sui mari. Fortunate spedizioni portarono a colossali conquiste in vari continenti, per cui Vittoria, come Carlo V di Spagna, poteva ben affermare che sul suo impero non trasformava mai il sole.

MARIA SOFIA DI NAPOLI

Ogni tanto tornano in tv i film su Sissi, la bella principessa che nel secolo scorso sposò l'imperatore d'Austria, Francesco Giuseppe. Oltre ad otto fratelli, questa irrequieta creatura aveva una sorella di non minore bellezza, Maria Sofia. Venivano dalla famiglia Wittelsbach, nota per le sue stravaganze ma imparentata con le maggiori dinastie d'Europa. Il padre, Max, era un simpatico gaudente che girava fra le case da gioco della Costa Azzurra, salotti e avventure. Una lontana cugina era l'ultima regina d'Italia, Maria Josè - tuttora viva in età molto avanzata: la sua è una stirpe longeva - nota anch'essa per il suo carattere poco accomodante.

Nata in Baviera nel 1841, Maria Sofia venne chiesta in moglie dal futuro re delle Due Sicilie, quel Francesco II che i contemporanei chiamarono, in segno di spregio. Franceschiello o Lasagna. Quando seppe la notizia, il duca Max inviò alla figlia un telegramma molto espressivo: "Io te lo sconsiglio. E' un imbecille". In realtà Francesco di Borbone non era per niente stupido, ma piuttosto debole e dotato di buon senso che sconfinava spesso con la paura. La giovane principessa non si poneva però troppi problemi. Il suo obiettivo era un trono, come la sorella Sissi (Elisabetta). E la reggia di Napoli non era proprio da buttare via.

Il vero motivo per cui Maria Sofia entrò nella storia non è però legato alle glorie del suo reame. Al contrario, la sua reputazione è dovuta a Garibaldi. Quando i Mille, dalla Sicilia, cominciarono a risalire la penisola, il povero Francesco capì subito che la partita era persa. Non così la moglie, che indossò letteralmente i pantaloni - fatto inaudito per quell'epoca - e si mise alla testa dell'esercito borbonico e della flotta. All'assedio di Gaeta combattè con valore, sebbene dal Nord stessero arrivando anche le truppe regolari del Piemonte.

Costretta a emigrare dopo la sconfitta, e pur diventando un richiamo nei salotti parigini, la fiera Wittelsbach era ben lontana dal rassegnarsi. Aiutò le bande di briganti che si ribellavano nel nostro Meridione, in una guerriglia che costò migliaia di morti e provocò durissime repressioni. Si alleò persino con gli anarchici, incurante che uno di questi, l'italiano Luccheni, avesse ucciso a pugnalate in Svizzera, nel 1898, la sorella Sissi. Secondo molti storici, fu anzi Maria Sofia ad ispirare quel Gaetano Bresci che a Monza assassinò il re d'Italia, Umberto I. Una donna indomabile, insomma, quale che ne possa essere il giudizio storico.

Vissuta fino all'età di 84 anni, morta nel 1925, Maria Sofia fu testimone della storia europea a cavallo fra i due secoli. Vide l'annessione della sua Baviera alla Germani di Bismark e l'unificazione dell'Italia. Più che le idee nazionali, difese sempre l'autorità della monarchia. Di fronte alle manifestazioni popolari, che chiedevano diritti democratici per i popoli, reagiva con disprezzo: "Ma cosa vuole quella canaglia?".

MARIA TERESA D'AUSTRIA

Quando ancora la parola "femminismo" non era stata inventata, Maria Teresa dovette superare molti ostacoli per affermare la sua condizione di donna. Il padre, l'imperatore Carlo VI, fece approvare una legge apposita - la Prammatica Sanzione - per stabilire che la figlia potesse salire al trono. Ciò non impedì che, alla morte del sovrano, vari principi austriaci e anche alcuni stranieri ne contestassero la successione. Nata nel 1717, Maria Teresa aveva allora 23 anni. Una notevole forza le veniva dal marito, Francesco Stefano di Lorena, che pur evitando di inserirsi nelle questioni di governo le diede utili consigli per gli affari finanziari e militari. Morto Francesco, nel 1765, la regina non si perse comunque d'animo. Aveva dovuto affrontare dure lotte contro uno dei re più temuti del suo tempo, Federico II di Prussia. In tutta una serie di conflitti, culminati nella "guerra dei sette anni" (dal 175 al 1763), l'Austria dovette cedere la regione mineraria della Slesia.

In seguito però Maria Teresa provvide a rafforzare le sue alleanze internazionali, dando in sposa la figlia Maria Antonietta al principe ereditario di Francia, il futuro Luigi XVI, e altre due figlie al re di Napoli e al duca di Parma. Il legame più forte fu comunque quello con Maria Antonietta, che la madre continuò ad influenzare anche quando, nel 1774, era diventata a sua volta regina. Certo Maria Teresa non avrebbe mai previsto che la Rivoluzione Francese, prima che finisse il secolo, avrebbe portato alla decapitazione sia di Luigi sia della consorte.

Conclusa la cruenta guerra dei sette anni, Maria Teresa si occupò quasi esclusivamente di politica interna. Trasformò l'amministrazione austriaca con intelligenti riforme, dando poteri non solo all'aristocrazia ma anche alla piccola nobiltà e, più tardi, ai cittadini privi di titoli. L'aumentare della sua potenza portò anche alla formazione di un esercito stabile, per la protezione non più delle singole città ma dell'Intero Stato. Ottennero condizioni migliori di vita anche i contadini, migliorò il sistema scolastico. Quando Maria Teresa, morendo nel 1780, lasciò il trono al figlio Giuseppe II, l'Austria era una delle maggiori potenze europee, destinata a ingrandirsi ulteriormente nel secolo successivo.

Cattolica rigorosa, che ebbe anche la tentazione di espellere gli ebrei dal suo regno, Maria Teresa fece sempre prevalere l'autorità dello Stato su quella del clero. In sostanza il suo governo mantenne un costante controllo sulle attività della Chiesa. Anche nella politica scolastica l'Austria ebbe un indirizzo laico, trasformando in particolare le università in istituti di Stato. Quando tuttavia le maggiori Corti europee chiesero provvedimenti contro i Gesuiti, la regina non si associò, limitandosi ad attendere le eventuali decisioni del Papa. Ma intervenne subito nel 1773, allorchè il pontefice Clemente XIV emanò il suo "breve" di soppressione. I beni dei Gesuiti vennero liquidati e destinati alla cura delle anime e all'insegnamento.

Fra il secolo scorso e il Novecento sono stati pubblicati quasi tutti i carteggi di Maria Teresa, che aiutano a capire sia la sua mentalità sia i sistemi di governo. Ne esce una figura di una gran dama, fiera delle proprie prerogative, prodiga di consigli: tutto sommato, però, una regina che non si rende conto dei pericoli che, in tutta Europa, stanno per correre le monarchie assolute. Particolarmente interessanti le lettere alla figlia Maria Antonietta, che morirà a Parigi sulla ghigliottina. Non è escluso che l'indifferenza di Maria Antonietta verso le condizioni del popolo francese derivino anche dall'insegnamento, troppo superficiale, della madre.

L'EPOCA
Nel diciottesimo secolo l'Austria riconquista l'Ungheria, partecipa a una delle tante spartizioni della Polonia, favorisce la potenza russa contro quella prussiana. I vari governi non riescono però a mettersi d'accordo in modo soddisfacente, per cui le reciproche gelosie, dopo la morte di Maria Teresa, favoriranno l'espansione napoleonica. In quegli anni la crescente ricchezza delle colonie europee nel Nordamerica - gli attuali Stati Uniti - portano a un regime crescente di cambi mondiali: e in prima linea si trova l'Inghilterra, dove comincia una vera e propria rivoluzione industriale. Più faticoso è invece lo sviluppo in Francia, dove l'eccessivo potere della nobiltà e il malcontento popolare aprono la strada per la rivoluzione. In questo irrequieto panorama, l'Austria è un pò un'isola a sè, che guada al proprio interno pur consolidando i confini. una politica accorta, che manterrà al riparo i sovrani viennesi anche nei decenni successivi.