QUESTA È UNA RACCOLTA DI NOTIZIE E FATTI STORICI, ADATTA PER RICERCHE SCOLASTICHE E PER ARRICCHIRE IL PROPRIO BAGAGLIO CULTURALE.
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I MEGALITI

Nell’Europa occidentale e settentrionale, circa 6500 anni fa, mentre si affermavano le prime forme di agricoltura e di allevamento, vennero costruiti giganteschi monumenti di pietra detti megaliti (dal greco mega = grande e lithos = pietra, grandi pietre).

Sul significato e sulle precise funzioni dei megaliti sono state formulate molte ipotesi, ma sembra che la loro destinazione fosse soprattutto religiosa.
I megaliti sono stati suddivisi dagli studiosi in due categorie: i menhir e i dolmen, a seconda della struttura architettonica e delle funzioni che probabilmente dovevano svolgere.

I menhir sono blocchi di pietra a volte piuttosto grandi, fissati verticalmente nel terreno, isolati o a gruppi: essi sono sistemati o su lunghe file parallele (se ne trovano esempi a Carnac, in Francia) oppure in grandi cerchi concentrici come a Stonehenge, in Inghilterra. Quanto ai dolmen, essi svolgevano la funzione di tomba collettiva: sono formati da tre o quattro pietre che, disposte in verticale, ne sostengono un’altra posta in orizzontale, che funge da copertura.

Sembra più difficile capire quale fosse la funzione dei menhir: anch’essi sono legati allo svolgimento di pratiche religiose, ma la loro disposizione è adatta pure all’osservazione dei movimenti del Sole e della Luna per determinare i cicli stagionali e, forse, i movimenti delle maree.

Un altro mistero riguarda la costruzione di monumenti così grandisoi in un tempo in cui gli uomini disponevano di tecniche ancora molto rudimentali. Forse le pietre venivano trascinate su legni fino a una buca che aveva una parete diritta e una inclinata: si facevano scivolare lungo la parete inclinata, poi si alzavano con l’aiuto di corde e si fissavano riempiendo la buca con materiale solido.

L'ASSEDIO DI TROIA

Si chiama Hissarlik, che in turco significa fortezza. E' una collina brulla, spazzata dal vento e alta una trentina di metri, che si specchia nel mare dove l'Egeo comunica con il Mar di Marmara attraverso lo stretto dei Dardanelli. C'è chi assicura che questa collina, solcata da una ragnatela di scavi, racchiude una storia eroica e una leggenda che si rinnova a distanza di 3200 anni. Quelle pietre forse appartenevano a una città che continua a stimolare la fantasia degli uomini: Troia o Ilio.

Omero ha narrato nell'Iliade soltanto gli ultimi cinquanta giorni della lunga guerra di Troia, presumendo che chi lo ascoltava conoscesse  gli eventi precedenti. Il poeta del resto, è vissuto quasi certamente nel nono secolo prima di Cristo, ossia due o trecento anni dopo l'assedio: ha avuto quindi la possibilità di raccogliere qualche prova storicamente valida.

Noi ci fermiamo alle fonti dell'archeologia troiana che si identifica con il nome di Heinrich Schliemann, il grande archeologo tedesco morto a Napoli nel 1890. I suoi scavi a Hissarlik portarono alla luce statue, vasi e gioielli di foggia non greca (Il tesoro di Priamo), databili intorno al 2000 a.C. e quindi molti secoli prima della guerra di Troia. Nel fervore delle ricerche, Schliemann era sceso troppo nelle viscere della terra, scoprendo non Ilio, ma una città più antica e più progredita di quella cantata da Omero. E sotto quella ce n'era unìaltra, preistorica, e sopra altre sette. Tra queste si localizzò finalmente quella omerica, al settimo strato, partendo dal basso. E qui si scoprirono tracce di un incendio, lo stesso che - come racconta Omero - distrusse la città dopo nove anni d'assedio. Era il 1184 a.C. e cioè tarda età del bronzo, quando i Greci avevano solo armi di questo metallo.

Troia sorgeva in posizione ideale per dominare le vie commerciali, come una sentinella dell'Ellesponto dal quale giungevano l'oro, l'argento, il legname per la costruzione delle navi, il lino, la canapa, il pesce secco, l'olio e soprattutto il grano a buon mercato. Gli scavi confermano che era una prospera città "dalle belle mura" e dalle "larghe strade".

Schliemann, forse abbagliato dall'oro che aveva trovato, pensava a trecentomila abitanti: altri archeologi, più realistici, parlano di "un nido di pirati" con circa cinquecentomila persone. Gli scavi rivelano che al momento dell'incendio Troia era sovraffollata e aveva molte abitazioni d'emergenza: forse le case degli alleati e dei rifugiati dalla campagne, fuggiti di fronte al dilagare dei Greci dopo lo sbarco. Ma ancora più drammaticamente rivelatori sono i ritrovamenti degli scheletri in posizione innaturale, appartenenti a persone morte combattendo. In una taverna, fra oggetti di cucina e una macina per la farina, è stato trovato il cranio sfondato di un uomo. Ovunque tracce di saccheggio. Ancora eretti, invece, tratti di mura maestose, con torri larghe 18 metri e porte abilmente angolate in modo da esporre l'assediante al tiro dei difensori. Contro quelle mura ben poco potevano le armi di allora: lance, spade, pugnali, archi e frecce. Nella guerra d'assedio Troia fu distrutta forse grazie a una torre mobile di legno ricoperta da pelli bagnate di cavallo contro le quali si spegnevano le frecce incendiarie.
La leggenda del cavallo - tranello inventato da Ulisse - si diffuse piuttosto tardi. I più antichi commentatori di Omero sono propensi a credere che si trattasse di una macchina per abbattere le mura. Altri pensavano addirittura a un cavallo dipinto sulla porta secondaria della città, aperta ai greci dal traditore troiano Antenore.

CRETA, LA PRIMA CIVILTA' D'EUROPA

Cento anni fa un archeologo inglese, di nome Evans, trovò in un negozio d'antiquariato ad Atene amuleti femminili con incisi dei geroglifici indecifrabili. Evans si convinse che quegli oggetti provenissero da Creta. Si recò nell'isola, acquistò un appezzamento di terreno nel punto in cui si riteneva fosse seppellita la città di Cnosso, assoldò un gruppo di sterratori, e dopo due mesi di scavi si trovò di fronte ai resti del palazzo di Minosse, il famoso Labirinto.

Gli storici dell'antichità, e anche i poeti da Omero in giù, avevano sempre detto che la prima civiltà greca era nata non a Micene, cioè sul continente, ma nell'isola di Creta, e aveva avuto la massima fioritura al tempo di re Minosse, 12 o 13 secoli prima di Cristo.
Ma non si erano mai trovate tracce, tanto che gli storici moderni avevano finito con il negare che a Creta fosse fiorita la grande civiltà che le attribuiva Omero. Ma si sbagliavano.

Richiamati dalla scoperta di Evans, archeologi di tutto il mondo, fra cui anche alcuni italiani, accorsero sul posto e cominciarono a fare da ogni parte buche nel terreno. In breve vennero fuori monumenti e documenti di quella civiltà cretese che dal nome del re Minosse fu chiamata minoica.
Ancora oggi gli studiosi stanno discutendo sulla sua origine: alcuni sostengono che essa sia venuta dall'Asia, altri dall'Egitto. Sicuramente fu la prima civiltà che si sviluppò su una terra europea, raggiunse alte vette e influenzò quella che si sarebbe sviluppata in Grecia e in Italia.

Fu a Creta che Licurgo e Solone, i due più grandi legislatori dell'antichità, vennero a cercare il modello delle loro Costituzioni, qui nacqua la musica corale che Sparta adottò, qui vissero e lavorarono i primi capiscuola della scultura.
Ma com'era la vita a Creta 400 anni fa? Dal modo come viene rappresentata nei bassorilievi e nei dipinti, la gente aveva fattezze piuttosto piccole e snelle, con una pelle di color pallido le donne, abbronzata gli uomini, tanto che venivano chiamati foinokes, che vuol dire pellirosse. Gli uomini portavano sulla testa turbanti, le loro tuniche (anche per le donne) erano strettamente allacciate alla vita. Le donne lasciavano il seno scoperto.

A sentire Omero, su Creta sorgevano 90 città:
- Cnosso era la capitale
- Festo era il gran porto, dove si concentrava il commercio marittimo con l'Egitto
- Palaicastro era il quartiere residenziale
- Gurnia il centro manifatturiero
- Hagia Triada la sede estiva del re e del governo, come dimostra la vitta reale che è stata dissepolta.
Le case erano di 2, di 3, o anche di 5 piani, con le scale interne. E nei dipinti a bassorilievi che ne ornano le pareti si vedono gli inquilini maschi giocare a scacchi sotto gli occhi annoiati della padrona di casa che tesse la lana.

A raccontarci la storia di questa civiltà sono proprio i dipinti e i bassorilievi. I cretesi amavano la caccia e si facevano aiutare da agili e sottili cani, che somigliavano a levrieri, e da gatti selvatici appositamente ammaestrati. Un altro sport praticato dai cretesi era il pugilato. I campioni di peso leggero si battevano a mani nude, usando per colpire anche i piedi, come fanno oggi i siamesi: quelli di peso medio usavano il casco; e quelli di peso massimo anche i guantoni.

Era un popolo di guerrieri, di navigatori e di pittori. E a questi ultimi dobbiamo il fatto di averne potuto ricostruire la civiltà, che sotto Minosse toccò la sua più alta vetta. Non si riesce a capire che cosa ne abbia provocato la decadenza che, a giudicare dalle rovine, dev'essere stata molto rapida. Fu un terremoto seguito dagli incendi che a un certo punto distrusse Cnosso con i suoi bei palazzi? Dagli scavi si direbbe che case e negozi siano stati "sorpresi" mentre i loro abitanti erano in piena e normale attività.

E' più probabile però che la scomparsa della civiltà cretese sia stata provocata da un'invasione di Achei, che, calati sul Peloponneso dalla Tessaglia, avevano fatto di Micene la loro capitale. Essi distrussero tutto, a Creta: anche la lingua, che sotto Minosse non era certamente greca, come ci dimostrano le iscrizioni rimaste. Queste sembrerebbero avvalorare l'ipotesi che i cretesi avessero origini egiziane.

La leggenda di Minosse
Minosse, re di Creta, era considerato figlio di Zeus. Per avere offeso Nettuno, dio del mare, fu punito con la nascita di un figlio mostruoso con la testa di toro e il corpo di uomo, il Minotauro. Minosse decise di rinchiuderlo e fece costruire da un architetto di nome Dedalo, un immenso palazzo composto da una tale quantità di sale e corridoi che nessuno poteva ritrovare la strada del ritorno.
Il terribile Minotauro regnava da padrone in questo labirinto. Ogni anno Minosse gli dava in pasto 7 fanciulle e 7 giovincelli, che venivano consegnati dai popoli vinti in guerra. Il Minotauro fu poi ucciso da Teseo, un principe ateniese, mentre il re Minosse - così si racconta - quando pose fine ai suoi giorni sulla terra divenne uno dei giudici infernali.

LE SETTE ANTICHE MERAVIGLIE DEL MONDO

Con il nome di "meraviglie del mondo" venivano designate nell'antichità 7 grandi costruzioni che suscitarono l'ammirazione universale oltre che per la loro bellezza anche per la loro grandiosità. Il primo a parlarne fu il greco Antipatro di Sidone nel secondo secolo avanti Cristo. Ed è appunto suo l'elenco di questi monumenti che gli antichi ritenevano le testimonianze più splendide dell'arte del loro tempo.
In epoca romana e cristiana si aggiunsero e si sostituirono altri monumenti come il palazzo di Ciro a Ecbatana, il Campidoglio e il Colosseo a Roma, il tempio di Adriano a Cizico, antica città dell'Asia Minore. Come ottave meraviglie sono ricordate Santa Sofia di Costantinopoli e la città di Roma.

Grande Piramide
La piramide di Cheope è l'unica delle "sette meraviglie" giunta intatta sino ai giorni nostri. Scrive Erodoto, a cui dobbiamo molte notizie sull'arte egizia, che alla costruzione di questa piramide avrebbero lavorato più di centomila uomini per vent'anni. Un lavoro immane: basta pensare che con i 2.300.000 blocchi di pietra della piramide si potrebbe fare un muro alto più di un metro e cingere con questo tutti i confini della Francia che hanno uno sviluppo di 2.384 chilometri.
Ancora oggi, in piena era tecnologica, la sua straordinaria mole, che si innalza sulla piana sabbiosa di Giza, vicino al Cairo, lascia stupefatti i visitatori che le si avvicinano, mentre gli scienziati si domandano come poterono gli antichi Egizi realizzare un'impresa che spaventerebbe il più audace e meglio organizzato dei nostri architetti. Privi di gru, senza strumenti di ferro o acciaio, gli Egizi di oltre 4.500 anni fa cavarono dai fianchi delle montagne e trasportarono sino a Giza qualcosa come 6 milioni di tonnellate di pietra, in blocchi, perfettamente tagliati e squadrati, pesanti fino a 15 tonnellate ciascuno.
La base della Grande Piramide è quadrata: ogni lato misura 230 metri e l'altezza, che in origine era di 145 metri, raggiunge i 135, poichè i blocchi del vertice non esistono più. Non a torto le è stato dato l'appellativo di "grande": ha detenuto il record di edificio più alto eretto dall'uomo fino al 1885, quando sorse il monumento a Washington (169,3 metri) nella capitale degli Stati Uniti.
La Grande Piramide era destinata a custodire la mummia e i tesori di un solo uomo, il faraone Cheope, ma nè l'una nè gli altri scamparono ai saccheggi e alle devastazioni dei ladri, che riuscirono a scoprire i passaggi interni e a raggiungere le tre piccole stanze nascoste nell'enorme massa di pietra.

Statua di Giove
Era opera del grande scultore greco Fidia, il quale la modellò per il tempio di Zeus a Olimpia. La statua, gigantesca, era d'oro e avorio e sedeva su un trono aureo. Di questa statua ci resta soltanto una descrizione particolareggiata fatta dallo storico greco Pausania.

Mausoleo di Alicarnasso
Era una tomba monumentale, fatta costruire dalla regina della Caria, Artemisia, in onore del marito Mausolo, satrapo persiano.
Era alta circa 50 metri; le colonne, di stile ionico, erano 36 e sostenevano una piramide di 34 gradini, sormontata da una quadriga con le statue di Mausolo e Artemisia. Tutta la costruzione era in marmo; dovunque c'erano statue e altorilievi, opera dei maggiori artisti del tempo: Scopa, Timoteo, Briasside e Leocare. Il nome di mausoleo passò poi a indicare qualsiasi monumento sepolcrale. Alicarnasso era un'antica città dell'Asia Minore, patria dello storico Erodoto. Oggi si chiama Bodrum. Il Mausoleo nel 1400 e nel 1500 fu poco per volta demolito per ricavare materiale per altre costruzioni. Alcuni frammenti si trovano al British Museum di Londra.

Giardini pensili di Babilonia
E' difficile ricostruire questa meraviglia che sorgeva a Babilonia e di cui non restano che minimi e imprecisi avanzi. Si sa che questi giardini erano a forma di tempio-torre, con terrazze sovrapposte, cariche di alberi e fiori. Un'enorme serra fiortia fatta costruire da Nabucodonosor per la sua sposa, una principessa della Media. Lo storico Erodoto descrive la Babilonia di Nabucodonosor come la capitale "che sorpassava in splendore ogni città del mondo conosciuto".

Faro di Alessandria
Di fronte ad Alessandria d'Egitto, nell'isoletta di Faro, fu innalzato nel 285 a.C. il più grande faro conosciuto nell'antichità. L'architetto Sostrato lo rivestì di splendidi marmi e lo innalzò, si dice, fino a 122 metri sul mare. Al suo vertice, un immenso braciere diffondeva un bagliore visibile a grande distanza. Il faro resistette oltre 1500 anni: fu distrutto da un terremoto nel 1375.

Tempio di Diana
Il tempio sorgeva ad Efeso, città dell'Asia Minore: fu costruito su una altro tempio distrutto dal fuoco appiccatovi da un pazzoide, Erostrato, il giorno della nascita di Alessandro Magno.
Il nuovo tempio era lungo 129 metri e conteneva 127 colonne alte 18 metri. Gli scavi hanno portato alla luce numerosi frammenti.

Colosso di Rodi
Era una gigantesca statua dedicata al dio Sole. Fu costruita verso il 290 a.C. dallo scultore Carete di Lindo, in bronzo, con intelaiatura interna in ferro. Le fonti antiche affermano che raggiungeva i 70 cubiti o i 105 piedi romani (32 metri) di altezza. E' poco verosimile la tradizione secondo la quale il Colosso sorgeva all'ingresso del porto con le gambe divaricate, in modo che le navi vi passassero sotto. Questa statua ebbe vita breve: nel 224 a.C., una sessantina di anni dopo la sua inaugurazione, fu distrutta da un violento terremoto che devastò l'intera isola di Rodi. Il Colosso si spezzò all'altezza delle ginocchia e si abbattè al suolo finendo a pezzi. I frammenti rimasero lì per secoli, finchè nel 653 d.C. il sultano Muàwiyah li fece trasportare in Siria, dove furono in gran parte fusi e poi venduti a un ricco mercante ebreo.