QUESTA È UNA RACCOLTA DI NOTIZIE E FATTI STORICI, ADATTA PER RICERCHE SCOLASTICHE E PER ARRICCHIRE IL PROPRIO BAGAGLIO CULTURALE.
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ALESSANDRO MANZONI: LE ODI CIVILI

Sono 4: Aprile 1814, Il proclama di Rimini, Marzo 1821, Il 5 maggio.

Sono documenti di amor patrio più che di poesia, dell'ideale unitario e liberale a cui il Manzoni tiene sempre fede, sono la canzone Aprile 1814 (rievocazione dei misfatti napoleonici, speranza di una rinascita della vita politica, sociale e religiosa del popolo italiano: nell'aprile del 1814 entrarono in Milano gli Austriaci) ed il frammento del Proclama di Rimini in cui il Manzoni inneggia al tentativo del Murat di dare unità all'Italia.
Marzo 1821 e Il 5 maggio sono considerate felici e notevoli espressioni poetiche della nostra letteratura romantica.

UGO FOSCOLO: LE ODI

La medesima necessità, vissuta nei sonetti, di ordinare ed equilibrare il proprio animo, di mitigare dentro di sè la commozione  poetica, di piegare l'esuberanza sua romantica alla misura classica e di cantarla con distaccata contemplazione artistica, ritroviamo nelle due odi:

- A Luigia Pallavicini caduta da cavallo. Mentre il Foscolo si trova a Genova, assediata dagli Austriaci, la Pallavicini, cade da cavallo e rimane ferita: la sua bellezza minaccia di restare deturpata. Il poeta le augura una presta guarigione. La consola ricordandole che anche Diana, precipitata giù per le pendici dell'Etna dalle cerve impaurite, ritornò, più bella tra le sue ninfe.

- All'amica risanata. E' più matura della prima. Protagonista è una donna amata dal Foscolo, la Fagnani-Arese, che egli rappresenta tornante in società dopo una lunga malattia, ammirata nelle sale milanesi mentre canta accompagnandosi con l'arpa, e mentre danza. L'ode si solleva in un'aura di mito e di simbolo, e diventa chiara ed alta celebrazione della bellezza femminile ed insieme lirica tradizione della nuova religione del poeta: della Bellezza, conforto dell'uomo, e della poesia eternatrice: la bellezza della donna, cantata dai poeti, diviene immortale.

giuseppe parini: le odi

Le Odi sono 19 e sono divise in due gruppi.

Le Odi del primo gruppo, composte tra il 1757 e il 1769 appaiono più strettamente legate alla polemica illuministica, morale e, nello stesso tempo sociale e umanistica. Per quanto riguarda lo stile egli cerca di accogliere, accanto alla nitida misura espressiva dei classici, le istanze di un'arte realistica e rivolta all'utile sociale. Sono La vita rustica, La salubrità dell'aria, L'educazione, L'innesto del vaiuolo, Il bisogno.

Con la poesia La recita dei versi si apre il secondo gruppo con il quale Parini raggiunse più alti risultati. Il passaggio dall'impegno riformatore ad una posizione di isolamento morale è segnato da La caduta. Al poeta, caduto per strada, un viandante reca aiuto e riconoscendolo gli suggerisce vari metodi per acquistare ricchezze e agi; il poeta lo ringrazia ed esprime la sua condanna a quei metodi e l'intenzione di tener intatta la propria dignità. In questa ode si nota la denuncia della corruzione della società contemporanea.

Altre odi sono Il pericolo, Il dono, Il messaggio, Sul vestire alla ghigliottina, Alla musa, ebbero queste un'influenza profonda sull'immediato futuro della lirica italiana. In queste odi la poesia è ispirata dall'idoleggiamento della bellezza consolatrice e confortatrice: il poeta cerca di evadere dalle pene della realtà, rifugiandosi in un mondo di obliosa contemplazione. Il Parini rielaborava le suggestioni di una nuova poetica promossa da Winckelmann, destinata ad avere un rilevante sviluppo; la poetica del neoclassicismo (i neoclassici confermano il carattere esemplare dell'antichità, isolano l'arte greca da quella romana. Winckelmann sostiene che nell'Ellade, terra felice dell'arte e della filosofia si attuò un equilibrio mai più raggiunto dallo spirito umano; che le qualità più notevoli dell'arte greca sono grazia, serenità e grandezza; che l'arte moderna più valida è quella che si rifà ai modelli greci). La più bella di queste odi è Il messaggio in cui il dolce vagheggiamento della soave bellezza della giovane donna (Maria di Castelbarco) si colora di pacata malinconia e contenuto rimpianto per l'avvertimento, da parte del poeta, della non lontana fine.