DEI DELLA MESOPOTAMIA

In Mesopotamia (Terra tra i fiumi, il Tigri e l’Eufrate) si stanziarono varie popolazioni: la prima di cui si hanno notizie certe è quella dei Sumeri, che diedero vita alla civiltà più antica del mondo, almeno di quelle finora conosciute, e inventarono intorno al 3200 a.C., due secoli prima degli Egizi, la scrittura.

Ai Sumeri succedettero gli Accadi, i Babilonesi e gli Assiri, popoli che assimilarono e arricchirono la civiltà sumerica. Ognuna delle popolazioni che dominava sul territorio impose propri dèi: tra quelli dei Sumeri (un centinaio), uno dei più amati era Enki, il signore della Terra, protettore di Eridu, probabilmente la città più antica della Mesopotamia. Con la madre Nammu, decise un giorno di creare con l’argilla l’uomo. La dea Ninmah, invidiosa, cercò di imitarlo, ma creò soltanto esseri brutti, deformi e, talvolta, anche malvagi. Enki vi pose rimedio trovando anche per loro uno spazio nel mondo (per esempio, stabilì che i deboli nel fisico facessero i funzionari del re, che i ciechi diventassero poeti, ecc.). Il bene e il male, secondo i Sumeri, venivano dunque dagli dèi e il destino di ognuno era deciso da Enki, dio buono e civilizzatore, che partecipava alle gioie degli uomini, proteggendo anche la loro vita.

Tra gli altri dèi, nella città di Uruk, si venerava Inanna, dea del cielo; a Ur la divinità lunare Nanna; a Lagash il dio della fertilità Ningirsu.

Gli Accadi, che assoggettarono i Sumeri verso il 2300 a.C., adoravano Ea, dio molto potente dotato di grande intelligenza e saggezza. Ea era considerato il padre di Marduk, il dio più venerato presso i Babilonesi, che lo ritenevano giusto, sovrano e organizzatore dell’Universo. Rappresentava la vita, la civiltà e il progresso. Marduk aveva creato la volta celeste e la Terra, i fiumi Tigri ed Eufrate, sgorgati dai suoi occhi, e infine l’uomo.

Il diluvio presso i Sumeri

Mille anni prima della Bibbia, i Sumeri tramandavano già, nelle loro tavolette d’argilla, la vicenda del diluvio universale. Secondo le loro leggende era stato il dio malvagio Enlil, che aveva deciso di sterminare la razza umana. Ma il dio Enki aveva avvertito il re Ziusudra, che costruì una nave con la quale riuscì a salvarsi navigando per settimane sulle acque tempestose che avevano invaso tutta la Terra. Alla fine l’imbarcazione approdò sulla cima di una montagna e il primo essere vivente a uscirne fu, proprio come nella Bibbia, una colomba. Il diluvio, se non riuscì a sterminare l’uomo, ottenne comunque un risultato: da quel momento i re sumeri persero l’immortalità.

Atrakhasis come Noè

I Babilonesi l’episodio del diluvio universale lo raccontavano così.
I primi uomini una volta creati, generarono molti figli, ma questi facevano un tal baccano da impedire al dio della Terra di dormire. Questi progettò di mettere fine al fracasso, ma si vide ostacolato, allorchè Atrakhasis, un uomo giusto, chiese l’aiuto del dio che aveva creato l’uomo. Alla fine gli dèi decisero di scatenare un’inondazione catastrofica e giurarono di mantenere segreto il progetto. Ma anche questa volta Atrakhasis fu avvertito, il dio gli apparve in sogno e gli disse di costruire un’imbarcazione, di prendere a bordo la famiglia e alcuni animali e di spiegare alla gente che quel che stava facendo era un castigo inflitto a lui, un castigo che avrebbe procurato loro dei benefici. Poi, quando tutti furono a bordo, la tempesta si scatenò e tutta l’umanità venne spazzata via.

Persino gli dèi ne ebbero a soffrire. Con la distruzione dell’umanità essi persero il cibo e le bevande offerte nei sacrifici e se ne rimasero miseramente seduti in cielo, finchè i sette giorni di tempesta non cessarono. Quindi Atrakhasis mandò fuori degli uccelli per accertarsi che la Terra fosse di nuovo abitabile e offrì un sacrificio sulla montagna su cui la sua imbarcazione si era fermata. Attratti dal profumo delle offerte, gli dèi si radunarono avidi “come le mosche” e giurarono di non provocare più una simile distruzione. La dea madre offrì in pegno una collana di pietre blu. Ma il dio, il cui sonno era stato disturbato, non era ancora soddisfatto. Così, dopo aver discusso sull’ingiustizia di una punizione indiscriminata, si adottò un altro sistema: alcune donne sarebbero entrate in ordini religiosi e non avrebbero avuto figli, mentre altre avrebbero perso i loro piccoli in seguito a malattie, con la conseguente limitazione della popolazione.

Come Caino e Abele

Poco tempo dopo il diluvio universale, narrano i Sumeri, due fratelli vengono a lite per amore della dea Inanna. Il primo dei due fratelli si chiama Dumuzi e fa il guardiano delle greggi; il secondo, Enkimdu, è un contadino. Dumuzi è buono, Enkimdu è malvagio. La dea non solo sceglie Dumuzi, ma lo rende quasi immortale come un dio. Furente, Enkimdu cerca in tutti i modi di vendicarsi, ma alla fine è conquistato dalla bontà del fratello, si riconcilia, si pente e ne diventa inseparabile amico. La vicenda ricorda per molti aspetti il racconto biblico di Caino e Abele, anche se il finale è molto diverso.